Eurovision Song Contest: la storia dei Fire Saga

Abbiamo appena visto Eurovision Song Contest: la storia dei Fire Saga, il film disponibile su Netflix, diretto da David Dobkin, sulla gara canora europea, o meglio sul sogno della partecipazione da parte di due islandesi – Lars e Sigrit – amici d’infanzia e abitanti di un piccolo villaggio di pescatori. Entrambi appassionati dell’ESC fin da bambini, rimasti folgorati dalla vittoria targata Abba.

Il duo, battezzato Fire Saga, si esibisce nella taverna locale accompagnato da un batterista preadolescente e da un anziano fisarmonicista, davanti a un pubblico che poco apprezza le loro canzoni e vuole sentire invece quelle più tradizionali (Jaja Ding Dong sta rapidamente diventando un oggetto cult tra i fan). Nonostante questo i due non demordono e vanno avanti presentando un brano alla selezione nazionale che, rocambolescamente, finiranno per (più o meno) vincere.

Questa la trama. Ora il giudizio. Il film è costruito come una commedia che enfatizza alcuni stereotipi sulla manifestazione, dagli abbigliamenti e dalle scenografie kitsch fino alle canzoni che ricalcano (o almeno cercano di farlo) il gusto mainstream globale, e all’iper entusiasmo ai limiti del fanatismo di presentatori e pubblico. Di musica ce n’è parecchia, tra rimandi a brani del passato e diversi cameo e riferimenti che solo gli appassionati possono decifrare.

Pierce Brosnan fa il suo come padre insofferente di Lars (e pare di molti altri nel villaggio), ma non aggiunge molto a un personaggio scontato e poco carismatico. I due protagonisti interpretati da Will Ferrell e Rachel McAdams, in alcuni passaggi sono al limite della caricatura, con la canzone iniziale (Volcano Man) che fa temere il peggio, e nel mezzo alcune disavventure di genere parodico. Bene invece il personaggio impersonato da Dan Stevens, nei panni del rappresentante russo Alexander Lemtov, festaiolo e donnaiolo, con tanto di statue svestite a sua immagine.

Al netto di diversi errori di disattenzione, ad esempio sul regolamento delle semifinali ma non solo (a voi scoprire il più clamoroso), di una lunghezza esagerata, e di trovate che strappano giusto un sorriso, Eurovision Song Contest: la storia dei Fire Saga si fa comunque guardare, magari non tutto di fila però. Se non altro per capire come va a finire e per la ruotona da criceto che ci ha riportato alla memoria la leggendaria partecipazione in gara di Mariya Yaremchuk, una delle cantanti preferite del Direttore.

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3 commenti

  1. il limite di questo film è che non si capisce bene dove voglia andare a parare: è una parodia? Ma allora non c’è abbastanza cattiveria nelle battute (l’unica che mi ha fatto ridere è quella alla fine “No, sono eterissimo! In russia non ci sono gay!”)!
    è uno spottone/marchetta? ma allora è troppo trash!

    Anche la trama alla fine è una parodia che fa il giro e diventa meno buffa della realtà (“Facciamo partecipare i Fire Saga così borlottiamo e non organizziamo l’ESC!” peccato che l’italia lo faccia ogni anno… e senza però avere morti sulla coscienza!)

    Le canzoni però anche meglio di quelle “reali”.

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  2. Immagina dei maschi adulti, magari sulla quarantina, mettersi a guardare un film di questo tipo. Welcome to Indiscreto.

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    1. Eh ma i cryptogay…

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