Joy Division, Ian Curtis oggi

La nuova edizione di Closer la compreremo al 100%, lo scriviamo subito senza fare gli snobbettini. Perché i Joy Division sono morti giovani, il loro leader Ian Curtis a nemmeno 24 anni, ma sono ancora vivi ben oltre il circuito della nostalgia. Per questo motivo c’è grande curiosità per l’uscita, il prossimo 17 luglio, di una seconda versione del secondo e ultimo album della band di Manchester. L’originale era uscito il 18 luglio del 1980, due mesi dopo il suicidio di Curtis, travolto da epilessia, depressione e problemi personali.

Siccome per i Joy Division abbiamo fatto una malattia e non abbiamo mai avuto bisogno di riscoprirli, né di trovare le loro influenze nella musica di oggi (un po’, ma giusto un po’, Billie Eilish li ha ascoltati…) possiamo superare le considerazioni da nerd sulle canzoni di Closer che non sono quelle dell’album originale (ma era impossibile non mettere Love Will Tear Us Apart, nata come singolo) e sulla rimasterizzazione, arrivando al cuore di un gruppo capace di reinventarsi dopo la morte di Curtis, cambiando nome (New Order) e genere, segnando in maniera indelebile gli anni Ottanta prima di perdersi fra litigi per i soliti motivi.

Che cosa ci prende ancora oggi dei Joy Division? Prima di tutto le atmosfere cupe, più dark della darkwave, con testi che mettono al centro dei pensieri l’oscurità, la pressione, la morte, in generale la pesantezza della vita. Una visione del mondo che può portare al suicidio ma anche ad apprezzare la vita reale, come una specie di tempo supplementare (sono parole nostre, Ian perdonaci) con un finale comunque già scritto.

Non va dimenticato che il primo nome del gruppo era Warsaw, ispirandosi alla Polonia durante la Seconda Guerra Mondiale ma anche nella Guerra Fredda: come a dire ‘Siamo sopravvissuti’. Quanto al nome Joy Division, viene dal nome del settore di Auschwitz in cui le deportate venivano tenute dai nazisti come oggetti sessuali per pratiche oltre l’atrocità. Insomma, tutta roba allegra.

Da qui la nascita della leggenda dei Joy Division nazisti, comunque riferimento dell’estrema destra, anche per la loro immagine austera, di gusto tedesco, molto diversa da quella stracciona dei rocker e da quella rabbiosa dei punk, al di là del fatto che anche molto rock e molto punk siano per i media nel file ‘destra’. Sicuramente un’immagine ‘bianca’, non alla David Bowie (ci sono sue statue da abbattere?) ma bianca, come la loro musica. Peraltro una considerazione che secondo noi si può fare a proposito del 90% dei gruppi post-punk, soprattutto quelli più centrati sull’elettronica (e loro certo non lo erano).

Di attuale nei Joy Division c’è il dolore giovanile, un sentimento che fa sentire autentici e profondi anche quando non lo si è. All’epoca si diceva che fossero i Doors dieci anni dopo ed il paragone ci sta tutto. Scriveremmo per un mese di fila di Unknown Pleasures, di Closer, dei mille richiami letterari (Conrad e Ballard su tutti), ma dobbiamo tornare alla pesantezza della vita. I Joy Division l’hanno resa arte, questa pesantezza, ma non l’hanno spazzata via.

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27 commenti

  1. Grandissimi.
    La loro musica attualissima ancora oggi. E molti dei loro pezzi sono da pelle d’oca anche dopo il millesimo ascolto.
    Difficilmente peró le uscite postume andranno ad aggiungere qualcosa alla loro storia.

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  2. Grandissima band. Come per tanti altri gruppi, il mito dei Joy Division rimarrà sempre poichè il cantante è morto per tempo, prima di fare album orrendi da 30-40enne triste perchè non si fa più, o semplicemente album brutti, come fanno quasi tutte le band dopo il secondo disco.
    Non voglio neanche pensare a un Kurt Cobain o Ian Curtis politicamente corretti che si inchinano per il black lives matter prima di un concerto o qualche stronzata del genere.

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    1. io immagino un Kurt Cobain diventare trumpiano, con una svolta a la Giovanni Lindo Ferretti

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      1. No, Cobain troppo ansioso di piacere… oggi porterebbe sul palco Greta

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  3. Chissa’ cosa avrebbe potuto dire di lui la sorella Betty…

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  4. A proposito di Cobain, non mi intendo un cazzo di musica ma l’altro giorno mi sono riguardato per l’ennesima volta dei pezzi del unplugged in new York. Esiste ed esisterà un qualcosa di allo stesso tempo più profondo e più pieno d’energia? Con un suono che sembra vecchio e nuovo allo stesso modo e quasi proveniente da un’altra galassia? Insomma mi sono emozionato come raramente mi capita ascoltando musica, ripensando anche a quando con la chitarra (ero una frana incredibile, più volte abbandonata e ripresa in mano) provavo l’intro di come as you are…

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  5. Direttore su Cobain ansioso di piacere siamo a rischio querela. Gia’ la fine che decise di far fare a se stesso (anche se tutto e’ interpretabile ovviamente)
    dimostra quanto non vedesse l’ora di levare le tende da questo mondo e quanto non volesse intorno a se le persone. Possiamo dire tutto ma uno che si fa saltare la testa e’ uno coerente e non di sicuro un ruffiano/piacione Idem nelle interviste e nelle sue dichiarazioni.

    Tra i miti morti giovani sopravvalutati sicuramente Buckley.
    Tra i sottovalutati Chuck Schuldiner dei Death, morto per tumore al cervello dopo The sound of perseverance, il miglior album metal di tutti i tempi e sicuramente vista la vastita’ del genere di cui e’ capofila uno dei migliori album all time. Come dire che Michelangelo fosse morto dopo aver terminato
    il David.

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    1. Su Cobain ti do ragione, mai visto nessuno così freddo verso il pubblico, gli dava proprio fastidio la notorietà.
      Su Jeff Buckley però non sono d’accordo, capisco l’esagerazione di album postumi (senza che ci fosse nessuna necessità) però solo Grace lo issa tra quelli bravi bravi.

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    2. La vedo diversamente: tutta la musica di Cobain, per non parlare della sua vena autodistruttiva, esprime un bisogno d’amore e una volontà di dare amore (lo ha anche scritto lui stesso), mentre nei Joy Division e nei citati Doors la parte nichilistica è più evidente. Ma sono solo opinioni. Di sicuro il pubblico è odiato da tanti artisti, anche dai Gatti di Vicolo Miracoli

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      1. Bisogno d’amore e recita da ruffiano sono due cose diverse, però…

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      2. Direttore, bisogno d’amore non significa dover piacere per forza.

        Nella famosa lettera scritta prima di suicidarsi, tutti conoscono la citazione di Neil Young (“it’s better to burn out than to fade away”) ma si conclude con la parola “empathy”, sottolineata.
        Empatia che il buon Kurt non é mai riuscito a dare né a ricevere.

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    3. Cobain nichilista ok, ma super attento a piacere, perfezionista a livello di produzione e prontissimo a strizzare l’occhio ad ogni trend come dimostra l’Unplugged.

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      1. Infatti l’Unplugged è un trend, certo.
        Sei quasi meglio quando scrivi di calcio…

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      2. Credo che sia stato uno dei primi e che il trend sia venutpo dopo loro e dopo gli Alice in Chains…

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        1. I Nirvana lo fecero nel 93, prima di loro ci furono KD Lang, Rod Stewart, i Duran Duran, Mariah Carey, Eric Clapton, i Pearl Jam, Paul Mccartney….dove vivevate all’inizio degli anni 90? 😀

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  6. Ho apprezzato la citazione da parte del Direttore di Ballard, uno dei miei autori preferiti.

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  7. Cobain non odiava il pubblico, odiava il pubblico che lo aveva eletto a simbolo e profeta . Troppo per lui, troppo insicuro , troppo timido , troppi problemi .
    Giusto quello che dice dandy. ( peluchetti avrà fatto un mischione)
    E mi pare che le tesi del direttore non siano in contraddizione con quella di Belisario.
    Ovvio che Greta era una provocazione per una ipotetica svolta buonista futura

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  8. Penso che cobain avrebbe fatto due mila firme per poter avere una carriera “anonima” come quella dei mudhoney

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  9. Cobain ansioso di piacere proprio no.
    Piú che altro consapevole di non riuscire a provare empatia verso il prossimo.

    Lo stesso ritornello di Smells Like Teen Spirit (“…Here we are now, entertain us
    I feel stupid and contagious…”) esprime tutto il malessere che provava a stare sotto i riflettori e a dover piacere per forza.
    Che sará una costante di tutta la sua vita e la sua musica.
    Rinnegó in buona parte tutta la produzione di Nevermind perché ammise che si dovettero piegare a logiche commerciali.

    Letto ora Murillo, che quoto.

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  10. Fra I gruppi capaci di reinventarsi dopo la morte/uscita di scena del leader, su tutti Deep Purple, Pink Floyd e Fleetwood Mac.

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    1. Sui Pink Floyd post Barrett e sui Fleetwood Mac post Green posso concordare con te, non capisco invece di quale leader dei Deep Purple tu stia parlando. I Deep Purple sono passati attraverso numerose incarnazioni senza mai avere un vero e proprio leader, sia a livello compositivo che di immagine. Non erano “leader” in senso stretto neppure Gillan e Blackmore, ma forse tu ti riferisci a Rod Evans?

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      1. In effetti sui Deep Purple la mia definizione di ‘Leaders’ è abbastanza larga…😉

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  11. Con due soli album in studio alle spalle (anche se Still va considerato imprescindibile), parliamo del gruppo forse più influente degli ultimi 40 anni. Una stagione irripetibile della musica britannica da cui attingono (o che saccheggiano?) decine di artisti fino ai nostri giorni. La voce di Ian Curtis era stupefacente, ma gli altri tre creavano un tappeto sonoro che rendeva le canzoni quasi simili a delle orchestrazioni minimali, con una cura maniacale del suono, soprattutto nelle frequenze più basse, che sorprende ad ogni ascolto. Ricordo benissimo anche l’effetto, simile, che mi fecero i primi lavori dei Cure, Faith in particolare, quasi una rivendicazione del diritto alla depressione adolescenziale. Sui New Order (altro gruppo enorme, Blue Monday è forse il singolo britannico con il maggior numero di imitazioni) bisognerebbe aprire un discorso separato, perché solo in parte li possiamo considerare una continuazione dei Joy Division, sia per i suoni che per le tematiche. New Order che comunque sono ancora in gran forma, consiglio vivamente il loro album del 2015 Music Complete e l’eccellente singolo Restless.

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  12. La copertina di Unknown Pleasures una delle più iconiche della storia della musica.

    Anche se probabilmente in tanti ne ignorano il significato.

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  13. Nicola Pelucchetti: dove vivevi tu pirla, conosco l’Unplugged di Eric Clapton nota per nota, ma dire che partecipare all’Unplugged sia rincorrere il trend è una puttanata.
    Primo perché fino ai Nirvana il pubblico generalista riteneva l’Unplugged una roba noiosa da vecchio bluesman parruccone (in Italia poi prima dei Nirvana il pubblico generalista manco sapeva cosa cazzo fosse l’Unplugged…), secondo perchè il teorico pubblico giovanilista (a cui i Nirvana guardavano) tutto SBRANG SBRANG e PICIUÀP PUACIUÀP da chitarra distorta & rumori elettronici considerava trendy tutto tranne che la musica acustica.
    Tra l’altro nel tuo copia/incolla da Wikipedia hai saltato l’Unplugged di Stevie Ray Vaughan che assieme a quello di Clapton è quello dei Nirvana si gioca il titolo di più esplosivo e riuscito di sempre.
    Per dire la competenza…

    Matrix, hai centrato il punto. Cobain era semplicemente sociopatico, descriverlo come un piacione è come descrivere Vierchowood come un difensore bravo a proporsi in attacco ma scarso in marcatura…

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  14. Giovedì notte stavo lavorando al computer e dal tubo ho messo su come sottofondo “A Forest” dei Cure. A seguire il tubo ha fatto partire “Unknown Pleasures”, e poi “Closer” … maro’, che album! Ho dovuto interrompere per 3/4 d’ora quello che stavo facendo … anche senza “Love Will Tear Us Apart”.

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  15. Per gli amanti del genere, segnalo che in questi giorni a Milano e dintorni sta girando una e una sola copia della riedizione di “Control” di Anton Corbijn. “Una e una sola copia” nel senso che lo vedo in programma solo una volta al giorno. “Dintorni” nel senso che, per esempio, stasera a Milano non lo danno, ma in compenso lo stesso circuito gauche caviar lo proietta a Cremona … ;-P .

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