Zangrillo contro il terrore

“Clinicamente il nuovo coronavirus non esiste più”. Le parole di Alberto Zangrillo, intervistato da Lucia Annunziata, hanno scatenato reazioni a dir poco furiose fra i medici ma anche perplessità nei loro potenziali pazienti. Il nervo toccato dal responsabile della terapia intensiva del San Raffaele, quando dice “Qualcuno terrorizza il paese”, è scoperto, scopertissimo, ed il COVID-19 c’entra soltanto in parte. Perché?

Intanto perché Zangrillo è un medico famoso e tutt’altro che un negazionista (chi dissente dal mainstream viene definito così) del virus, anzi. In secondo luogo perché la sua visione della medicina è ovviamente clinica, non statistica né tantomeno predittiva: se dai tamponi risulta una carica virale inferiore a quella di due mesi fa Zangrillo prende nota. Inoltre, ed è questo il punto, quello di Zangrillo è il segnale che il quarto d’ora di celebrità dei virologi, purtroppo allungatosi a quattro mesi, è finito.

Il meccanico diventa una figura importante solo quando hai l’auto rotta. Il commercialista diventa una figura importante solo quando devi fare la dichiarazione dei redditi. Il sergente è una figura importante solo quando sei in caserma sotto di lui. E potremmo continuare fino a toccare le professioni di tutti noi. Finito il momento in cui serviamo a qualcuno torniamo ad essere nessuno e questo vale anche per i medici. C’è chi lo accetta laicamente, la maggior parte dei medici è così, e chi invece si sente una specie di sacerdote di questa religione del dolore perenne, fatta di visite di controllo, TAC, urinoculture, holter, eccetera.

Nel caso della medicina c’è però un coinvolgimento del potenziale paziente un po’ diverso rispetto al meccanico, perché al di là degli ultimi mesi molte persone cercano nel medico una risposta all’orrore della vita e quando sono fuori da una routine medica, per malattie anche serie, si trovano spaesate. Una specie di sindrome di Stoccolma, la gente magari sarà liberata (ed il riscatto è stato pesantissimo, più del 10% del PIL) ma nel dubbio si convertirà ad un metaforico Islam. Ci libereremo prima del virus che dei virologi.

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20 commenti

  1. applauso per il finale centratissimo.

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  2. Ovviamente non ho le conoscenze per dire se Zangrillo ha ragione o meno, ovviamente lo spero.
    Quello che mi lascia perplesso, riprendendo una frase del post ovvero “se dai tamponi risulta una carica virale inferiore a quella di due mesi fa Zangrillo prende nota”, è che Zangrillo non si limita a prendere nota e a condividere questi suoi riscontri coi colleghi o con chi magari prende delle decisioni inerenti alla pandemia, ma sente la necessità di andare a dirlo in televisione dove raggiungerà un pubblico che capirà quello che vuole capire e probabilmente stravolgerà quanto lui voleva comunicare; e se una frase di un meccanico o di un sergente possono fare danni limitati tutto ‘sto bailamme di pareri di virologi e/o medici a mio parere crea un casino che rischia di essere più dannoso del virus stesso.
    Chissà, magari sono catastrofista io…

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  3. … per non parlare dei giornalai ormai usi a raccattare una manciata di click in più con titoli attira-terrore, in questi mesi ci sono stati fior di esempi pure altolocati che si dividono tra social e TV… avvoltoi della peggior specie!

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  4. Pare anche che i positivi di oggi non siano di oggi ma nemmeno di ieri
    Secondo un grafico estratto dal report dell’ISS dei casi comunicati nelle ultime settimane dalla Protezione Civile, quasi il 50% (43% circa) dei nuovi positivi comunicati sono persone che hanno accusato i primi sintomi a Febbraio, Marzo e Aprile…
    Non solo i conguagli dei morti, ma qui abbiamo un mega conguaglio dei positivi! Una vergogna.

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  5. qui il commento di uno dei due professori da lui citati (Silvestri)
    https://www.facebook.com/guido.silvestri.9/posts/10221665681287371

    per il resto quoto Krug

    ps: per essere pignoli, a fine febbraio negazionista lo era, poi dopo, stando in ospedale, era anche un po’ più difficile continuare a negare…

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  6. Pare anche che i positivi di oggi non siano di oggi ma nemmeno di ieri
    Mv, in realtà sta cosa era nota da un po’ e infatti era una delle cose che creava più polemica sul bollettino quotidiano della protezione civile… l’aggiornamento giornaliero dei contagi è la raccolta delle ultime 24 h di diagnosi fatti giorni prima su tamponi testati in giorni ancora precedenti

    ps: e una bella fetta di responsabilità ce l’ha Lombardia… a guardare la progressione dei loro dati giornalieri sembra di stare sulle montagne russe

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    1. Sí ma ora pare (dico pare perchè me l’ha inviata mio fratello) che sia scritta nero su bianco su loro report.
      Non riesco ad allegare il grafico ma 43% è un dato spaventoso

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  7. Ricca qui Silvestri è tranchant.
    E lo è da un bel po’

    PILLOLE DI OTTIMISMO
    [Bollettino del 1 giugno 2020]

    1. LA RITIRATA CONTINUA.

    Come scritto prima, continua in Italia la ritirata di COVID-19. Oggi cala ancora il numero totale dei ricoverati in terapia intensiva per COVID-19 da 450 a 435, quindi di altre 15 unità, e siamo ora al 10.67% del valore di picco. Scende anche il numero dei ricoveri ospedalieri totali (da 6.680 a 6.387, quindi di ben 293 unità) mentre i casi attivi totali scendono da 43.691 a 42.075, quindi di altre 1.616 unità. A 27 giorni dal 4 maggio e 13 giorni dal 18 maggio non c’è NESSUN SEGNO del ritorno di fiamma della pandemia che molti paventavano o addirittura davano per scontato.

    2. ANCORA SULLA STAGIONALITA’ DI COVID-19

    Non l’abbiamo scoperta adesso ma 2.500 anni fa. Già il grande Ippocrate, proprio lui, il medico del famoso «giuramento», scriveva che parecchie malattie infettive risultano più comuni durante certe stagioni dell’anno, e sappiamo tutti molto bene che le malattie infettive respiratorie sono più comuni d’inverno che d’estate.

    Molti mi chiedono: ma lei Prof dice che COVID-19 e’ una malattia stagionale? Se fai questa domanda a Stan Perelman e Ralph Baric, che stanno ai Coronavirus come Pele’ e Maradona stanno al calcio, ti rispondono ridendo: “Of course this disease is going to be seasonal”. Ma se senti certi esperti da bar, che sanno di Coronavirus come io so di ingegneria spaziale, trovi affermazioni strane, come se ci fosse una specie di strano “negazionismo” della stagionalità, che francamente mi lascia perplesso. Ma ora, siccome in molti lo chiedono, proverò di nuovo a spiegare, rapidamente, cosa si intende con questo concetto e perché, parlando di stagionalità, non ci sono solo buone notizie.

    Il primo elemento da considerare è la chiara stagionalità dei quattro coronavirus che sono endemici nella popolazione umana (CoV-HKU1, CoV-OC43, CoV-NL72 e CoV-229E), come emerso in modo straordinariamente chiaro dalla studio di Nickbashkh et al “Epidemiology of seasonal coronaviruses: Establishing the context for COVID-19 emergence” JIAA 2020 (vedi figura sotto, che penso capisca davvero chiunque). Ricordo anche che SARS-CoV-1, l’agente responsabile della prima SARS, arrivò a novembre e sparì guarda caso, a giugno, mentre su MERS non ci si può pronunciare perché il virus non si è mai trasmesso con efficienza nella popolazione umana. Sono indizi certo, ma piuttosto forti. Immaginate di aver scoperto un nuovo felino che ha i denti di una tigre, gli artigli di un leone, la pelliccia di un leopardo, i baffi di un puma e così via. Secondo voi, anche se non lo abbiamo mai visto mangiare, sarebbe azzardato prevedere che si nutra di carne e non di erba?

    Il secondo elemento da considerare è che COVID-19 sembra essere meno letale dove fa più caldo, soprattutto se unito a bassa umidità relativa. Un chiaro gradiente di letalità sull’asse Nord Sud si è manifestato in Italia, dove oltre il 90% dei morti sono stati nelle regioni sopra Toscana e Marche (comprese), dove vive il 55% della popolazione italiana, mentre dal Lazio in giù si sono verificati meno del 10% dei decessi. Un simile gradiente si è verificato tra Nord e Sud della Spagna, tra Nord-Est e Sud-Ovest della Francia, e negli Stati Uniti, dove gli stati del Nord che raccolgono il 45% della popolazione hanno visto il 79% dei decessi contro il 21% dei decessi negli stati del Sud che raccolgono il 55% della popolazione americana. Prendiamo poi il caso di Canada e Australia, due paesi lontani ma simili. Hanno una popolazione abbastanza simile diffusa in un territorio vastissimo (37 milioni di abitanti in 9.9M di Km2 il Canada, 25 milioni in 7.6M di Km2 l’Australia), simili sistemi di governo, una forte tradizione di democrazia e libertà, e un servizio sanitario pubblico e universale. Di fronte alla pandemia di COVID-19, le due nazioni hanno messo in atto provvedimenti simili di «isolamento sociale» e con tempistica molto simile. Le prime morti da COVID si sono verificate in entrambi i paesi il 9 marzo, e il 10 marzo c’erano 98 casi attivi in Canada e 107 in Australia. Dopo oltre due mesi, a fine maggio, il Canada ha 90.179 casi e 7.073 morti accertati, mentre l’Australia ha 7.185 e 103 morti. Ricordiamo infine la bassa letalità di COVID-19 in Paesi dal clima caldo e secco, come nel Golfo e Nord Africa, ma anche in Ethiopia, Kenya, Senegal etc. Mentre il Brasile, che ha zone ad alta umidità e va verso il pieno inverno (adesso sono 13 gradi a San Paolo, la zona più colpita), ha una mortalità abbastanza alta.

    Ma come funziona la stagionalità? Ricordo innanzitutto che la teoria classica secondo cui il clima caldo e secco protegge da COVID-19 e dai virus respiratori in generale prevede che le alte temperature e bassa umidità relativa portino non solo meno infezioni, ma anche un decorso clinico meno grave, in quanto inoculi virali più piccoli sono meno capaci di raggiungere i polmoni, come dimostrato in vari modelli animali. Ricordo che quando si dice «a questo virus non piace caldo» non ci riferisce alla temperatura a cui il virus stesso viene disattivato, ma alle temperature che rendono instabili attraverso rapida evaporazione le goccioline di fomiti (saliva, starnuti, tosse) che trasportano il virus nell’ambiente. Questo meccanismo è noto ai virologi da decenni, e spiega perché tutte le infezioni virali respiratorie (Influenza, para-influenza, RSV, rhino, adeno, etc), sono altamente stagionali, con chiarissima predilezione per l’inverno.

    Infine è importante ricordare come fattori di tipo comportamentale (si tende a stare più vicini quando fa freddo e più lontani quando fa caldo, ca va sans dire) e legati alla fisiologia dell’apparato respiratorio (le temperature fredde sembrano ridurre la clearance muco-ciliare e forse anche altre funzioni difensive della mucosa respiratoria) contribuiscono in modo potenzialmente importante al fenomeno della stagionalità dei virus respiratori in generale e dei coronavirus in particolare.

    Nonostante l’ottimismo sia la “bandiera” di questa pagina, stavolta chiudo questo post con una nota di CAUTELA. L’altra faccia della medaglia della stagionalità, che oggi ci sorride aiutando a sbarazzarci da SARS-CoV-2, è la notevole possibilità che l’infezioni ritorni a fine autunno inizio inverno (direi dicembre, se dovessi fare una previsione) e si rimetta a causare infezioni più severe di oggi perché legate ad inoculi con cariche virali più elevate. Questo punto non può essere omesso, perché essere ottimisti non significa essere dei giuggioloni che ridendo e scherzando vanno a schiantarsi contro un muro. Ma ricordiamoci anche che se il virus tornasse a dicembre – cosa probabile ma non sicura – stavolta lo accoglieremo con un tridente potente di MONITORAGGIO, PREPARAZIONE, e MIGLIORI TERAPIE, in modo tale che mai si ripetano i disastri del marzo 2020.

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  8. “Sono tre mesi che tutti ci sciorinano una serie di numeri che hanno evidenza zero, che hanno valore zero” questa è la frase chiave insieme all’uso chirurgico del verbo “terrorizzare”

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  9. Mv, lo so, lo seguo da tempo, mi pare in gamba e ragionevolmente ottimista 🙂

    ps: però vedi che sulla frase ” a effetto” di Zangrillo si distanzia un po’ 😉

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  10. oggi, per dire, dati ottimi, ma il lunedì è sempre così..

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  11. Di Zangrillo ricordo, su twitter, un leggendario “Vada a farsi fottere lei e tutta la sua famiglia” rivolto a uno che perculava Berlusconi
    A quelli del S.Raffaele piace blastare laggente
    Comunque ieri mi ha esaltato, speriamo abbia ragione

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  12. “C’è chi lo accetta laicamente, la maggior parte dei medici è così, e chi invece si sente una specie di sacerdote di questa religione del dolore perenne, fatta di visite di controllo, TAC, urinoculture, holter, eccetera”

    È UN GRAN DIRETTORE!!! 95 minuti di applausi.

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  13. Io sono d’accordo con quello che dice Zangrillo e con quello che dice il direttore, questi terrorismi continui sono il tentativo estremo di sentirsi importanti di tanti medici, virologi e giornalisti che torneranno a non contare più un cazzo se il virus sparirà: non tutti sono come Burioni che ha monetizzato molto bene questo periodo di fama. Ci metto dentro anche i giornalisti, gente che ai tempi della prima repubblica si sentiva in grado di far cadere questo o quel governo con un editoriale, che hanno sguazzato in questi mesi in cui potevano terrorizzare la gente e sentirsi di nuovo importanti.
    Detto questo Zangrillo è il medico personale di Berlusca, un buffone di un tipo diverso, quello che sostiene che Berlusconi vivrà fino a 120 anni, amichetto di Don Verzè e molto vicino a CL, insomma un uomo di mondo che può avere un agenda politica, sua o non sua. E’ chiaro che le sue dichiarazioni sono politiche.
    Certo è che, per mille motivi tra cui il caldo, il lockdown, il maggiore distanziamento sociale, etc etc la situazione negli ospedali mi sembra perfettamente sotto controllo. Se c’è un dato che non è manipolabile sono i ricoveri in ospedale e i ricoveri in terapia intensiva e i dati sono ottimi già da tempo, tutti i clinici dicono che ora la situazione è sotto controllo e i pazienti col covid sono lievi. Cosa succederà ad ottobre non è dato saperlo, e si può ipotizzare qualsiasi scenario nel bene e nel male, come viene fatto ogni 2 ore sul corriere della sera, ma nel concreto, se non si riapre adesso che la situazione è sotto controllo, quando si riapre?A ottobre, o prima di ottobre, si fa di nuovo in tempo a richiudere tutto.

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  14. Insomma..Zangrillo fa comodo quando dice quello che fa piacere a noi,mentre era un coglione quando curava Berlusconi (che poi quello dei 120 anni era un altro mi sa)

    I dati ospedalieri non mentono adesso che i numeri sono confortanti,pero quando facevano stare la gente nei sottoscala era solo terrorismo

    Non vorrei urtare il Direttore e qualcun altro ma parlando con alcuni medici (si lo so sono persone cattive persone) dell’Ospedale mi hanno detto che sono comunque sul chi va la.
    Hanno iniziato a mandare qualcuno in ferie perche la situazione ora lo consente e comunque ora le terapie che hanno sperimentato consentono un maggior ottimismo.
    Hanno notato un fenomeno strano di persone con tutti i sintomi del covid ma che risultano comunque negativi
    Di sicuro li stanno aiutando i numeri che consentono loro di prestare la dovuta attenzione ai ricoverati
    Hanno ammesso di aver molta piu esperienza (uno ha detto “non sapevamo un cazzo e sbagliavamo).
    Non vorrei che l’animo del Direttore ne uscisse turbato e non vorrei essere accusato di essere al servizio del governo (ma magari lo erano loro..chi lo sa) ma comunque sono preoccupati il giusto di un ritorno in autunno inoltrato

    Spero di non avervi fatto preoccupare troppo,ma sono fondamentalmente un insensibile e tanto (non) vi dovevo

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  15. è a Zangrillo che fa piacere dire quello che dicevamo noi, semmai

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  16. Pillole di ottimismo ,realismo e buonsenso

    https://www.laprovinciacr.it/news/cremona/250971/il-covid-non-esiste-piu-mai-cosi-pochi-ricoverati.html

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  17. Se il professor Zangrillo fosse andato a Vo’ nella prima settimana di gennaio e avesse visto le persone che magari erano positive al virus avrebbe detto che il virus clinicamente non esisteva. Poi si è visto quello che ha fatto”. Andrea Crisanti, direttore Microbiologia e Virologia – A.O. Università di Padova, in collegamento con Agorà risponde così ad una domanda sulle recenti dichiarazioni di Alberto Zangrillo. Il direttore della terapia intensiva dell’ospedale San Raffaele di Milano ha affermato e ribadito che “dal punto di vista clinico il virus non esiste più”.

    “Questo virus ancora non lo comprendiamo bene, non comprendiamo perché raggiunta una soglia critica, le persone cominciano ad ammalarsi in modo grave”, aggiunge Crisanti. “Questo virus per ragioni che ancora non conosciamo si diffonde senza creare malattia finché raggiunge una massa critica di persone che si infettano e a quel punto esplode con tutta la sua violenza, quindi questi casi che ci sono in Italia non vanno sottovalutati”.

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    1. Crisanti rischia di diventare un nervo scoperto per qualcuno… 😝

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