The English Game, dilettanti contro finti dilettanti

The English Game è una serie televisiva di Netflix imperdibile per chi abbia un minimo interesse per la storia del calcio, visto che è centrata proprio sulla nascita del calcio moderno, nell’Inghilterra della seconda metà dell’Ottocento. Attraverso le storie anche private dei due calciatori protagonisti, il nobile e ricco londinese Arthur Kinnaird ed il proletario di Glasgow Fergus Suter, quel genio di Julian Fellowes (Downton Abbey e tanto altro) racconta il conflitto fra dilettantismo e finto dilettantismo che segnò la Football Association degli albori.

Siamo nel 1879 ed il calcio britannico è dominato da squadre come gli Old Etonians, formate prevalentemente da gente benestante (ex alunni di Eton, non a caso) o che comunque ha più tempo da dedicare all’allenamento rispetto ad un operaio dell’epoca. Però ci sono anche altre squadre, che provano a cambiare il sistema degli Old Etonians e degli altri come loro, che fra l’altro esprimono anche la dirigenza della federazione. Squadre come il Darwen ed il Blackburn, in origine di operai ma adesso in parte formate da finti operai, professionisti pagati solo per giocare a calcio.

Fra questi la stella scozzese Suter, considerato da molti il primo grande professionista del calcio britannico, che arriva a Darwen e dopo poco viene ingaggiato dal più ricco Blackburn (non è specificato se Rovers o Olympic). L’incrocio delle vicende calcistiche e private, a volte usando Dickens a piene mani, è appassionante e non lo spoileriamo, visto che molte partite sono inventate. Ma ancora più appassionanti sono le due visioni del calcio e del mondo che si contrappongono dentro e fuori dal campo. La parte sportiva del racconto si conclude con la finale della FA Cup fra Old Etonians e Blackburn, realmente giocata anche se con marcatori (e Blackburn) diversi.

Ma tralasciando le considerazioni da nerd bisogna dire che la cosa veramente notevole è che nella prima e temiamo unica (difficile immaginare un seguito) stagione di The English Game entrambe le visioni dello sport sembrano plausibili e non a caso dal punto di vista drammaturgico sia Kinnaird sia Suter sono nel gruppo dei ‘buoni’. Il vero Kinnaird sarà poi presidente della Football Association per 33 anni, uomo del vecchio Regno Unito con la sensibilità per capire il nuovo.

Se il quadro storico è fondatissimo, lo sono meno tanti riferimenti sportivi specifici, alcuni sbagliati in maniera davvero gratuita, quando sarebbe bastata Wikipedia. E poi in The English Game tutto pare svolgersi nell’arco di due stagioni, quando in realtà alla madre di tutte le sfide si arriverà dopo cinque, con Suter che oltretutto non giocava in quel Blackburn ma nell’altro (cioè gli attuali Rovers). Ma, ripetiamo, il nerdismo un tanto al chilo vale meno dell’affresco dell’epoca che invece è molto coinvolgente. E alla fine si rimane con il dubbio: lo sport giocato per soldi è ancora sport?

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7 commenti

  1. >>>Ma, ripetiamo, il nerdismo un tanto al chilo vale meno dell’affresco dell’epoca che invece è molto coinvolgente

    scusate, ma non dicevate una cosa diametralmente opposta per il Gladiatore?!

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  2. Il conflitto fra dilettantismo e finto dilettantismo fu molto forte anche nel cugino Rugby, in quel caso, però, portò alla divisione tra Rugby Union e Rugby League (vigente tuttora anche se ormai entrambe sono aperte al professionismo)

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  3. Approfitto dell’osservazione di Andrea per chiarire, a chi ne fosse interessato (chi non lo è può saltare ad altri interventi), quello che spesso ripeto ai miei studenti a proposito di “vero” e “verosimile” nella letteratura e, in generale, nelle arti. The English Game è verosimile anche se non è vero (e anche se non è un capolavoro), il Gladiatore non è né vero né verosimile (anche se è un capolavoro). Non c’è dubbio, tanto per fare un paio di esempi, che le questioni legate alla tattica di gioco e al “professionismo” fossero centrali nel calcio di quegli anni, e la serie tv le affronta con verosimiglianza storica, anche se sbaglia qualche data, qualche nome, qualche risultato e così via. Non è che, per dire, su The English Game il Blackburn si metta ad ingaggiare giocatori di calcio brasiliani o giapponesi e che organizzi amichevoli con i campioni dell’impero zarista, perché questo sarebbe, appunto, inverosimile. Nel Gladiatore avvengono invece inverosimiglianze tali che farebbero sembrare verosimile l’eventuale apparizione di Fimpen il goleador negli Old Etonians. Detto questo, anche a me è piaciuta la miniserie. A parte il fatto che Suter è un bel personaggio al pari di Kinnaird (e anche le molte donne della storia, tutt’altro che macchiette ridicole e decorative), la ricostruzione delle dinamiche sociali è credibile anche se un po’ caricata romanzescamente, il modo in cui è descritto il gioco è pure accettabile, così come la querelle intorno alla “purezza” dello sport inquinato dai plebei e dai soldi. Ad avercene, di serie così.

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  4. Altro esempio di quello che dici è, per me, rush, pieno di inesattezze, alcune per aumentare il pathos, altre probabilmente gratuite, ma verosimile quanto basta.

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    1. In Rush le inesattezze sono però tutte funzionali alla sceneggiatura, a rendere la storia più digeribile (la realtà ha un difetto: è lunga e farraginosa). Tutto il contrario di “Pelè”, per citare un altro film sportivo dello stesso periodo.
      Di Rush, per inciso, viene unanimemente lodata la ricostruzione scenografica, con auto e materiale d’epoca. E non potrebbe essere altrimenti, perché è grandiosa.
      Ciò detto, mi stupisce che nessuno tra i nerd – che pure hanno fatto le pulci a ogni singolo fotogramma – abbia speso una parola per l’anacronismo più grosso e reiterato. Piccolo indizio: riguarda l’abbigliamento…

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  5. l’ho visto e mi è piaciuto, però certe imprecisioni sono tanto meno sopportabili perchè abbastanza gratuite, per esempio trovo poco senso aver utilizzato il Blackburn sbagliato… posso vagamente capire che per esigenze cinematografiche sia meglio far vincere mondiale 75 a Lauda in occasione della vittoria a Watkins Glen invece del terzo posto a Monza come realmente avvenuto ma perchè cambiare completamente la squadra protagonista?

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  6. Non ho capito perché nell’articolo c’è scritto “arriva a Darwen e dopo poco viene ingaggiato dal più ricco Blackburn (non è specificato se Rovers o Olympic)“ se invece poi nel prosieguo si evince che il Blackburn è quello sbagliato…

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