Roberto Gervaso, altro che Gervasetto

Roberto Gervaso è morto e di lui rimarranno alcuni libri strepitosi. A partire dai sei sulla storia d’Italia scritti con Montanelli, ma sarebbe meglio dire per Montanelli, prima che il fondatore del Giornale facesse da solo e poi si avvalesse della collaborazione di Mario Cervi. Ma oltre a questi testi che dovrebbero essere obbligatori, non soltanto in ottica divulgativa, da noi straconsigliate anche le biografie, a partire da quella celeberrima su Cagliostro che gli valse il secondo dei suoi Premi Bancarella.

Uno dei pochi iscritti alla P2, Gervaso, a parlarne senza problemi o falsi moralismi, perché non l’ha mai considerata una struttura eversiva ma un comitato affaristico. È stato un autore prolifico, troppo, e uno dei primi scrittori capaci di mescolare l’alto e il basso, la storia medioevale e l’intervista alla soubrette, l’analisi politica e le vicende di corna, l’amore per un’Italia idealizzata, da amante del Risorgimento quale era, e il disprezzo per quella reale. Il tutto con un cinismo da liberale vero, sintetizzato nei suoi aforismi.

Quanti scrittori seri sono stati oggetto di una parodia televisiva, come il divertentissimo Gervasetto di Drive In? Negli anni Settanta e Ottanta Gervaso ha goduto di una popolarità vera, che ovviamente lo ha portato ad essere emarginato da storici e giornalisti sconosciuti ai più. Lui stesso nella parte finale della carriera aveva virato decisamente sul pop, soprattutto con storie di donne (grande appassionato del mondo femminile, da osservatore) e di vicende private a margine della grande storia, privandoci di capolavori quali il citato Cagliostro, Casanova e Nerone.

Della produzione recente abbiamo letto con piacere Lo Stivale Zoppo, summa dello stile di Gervaso e anche della storia d’Italia, mentre abbiamo saltato tutto ciò che ha scritto su amore, rapporti di coppia, eccetera. Ironico e autoironico, è stato uno dei tanti intellettuali liberali che Berlusconi non ha utilizzato, se non per qualche trasmissione di Mediaset. Innamorato del suo personaggio e di una certa estetica dandystica, Gervaso è stato qualcosa di molto simile ad un Tom Wolfe italiano. Vegetariano e ciclicamente vittima della depressione, non l’abbiamo mai conosciuto di persona ma lo sentivamo vicino.

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