Non voglio cambiare pianeta: in bici con Jovanotti

Abbiamo visto e ascoltato su Raiplay Non voglio cambiare pianeta. Un viaggio, anzi una ‘bike adventure’ di Jovanotti dal Cile (La Serena) all’Argentina (Buenos Aires). Un’occasione per pedalare e pensare in solitudine tra citazioni – a partire da Pablo Neruda, da un suo verso il titolo, e via via quelli di altri autori, intensi, che chiamano i vari capitoli – e considerazioni di un personaggio sul quale tanti non avrebbero scommesso un soldo ai tempi di Gimme Five (tutti letterati a vent’anni, ovviamente) e che invece come ogni uomo ha vissuto una sua evoluzione artistica e personale.

La bicicletta, il cavallo a pedali, è un mezzo per un’avventura nel corso della quale Lorenzo Cherubini riflette su cosa significhi essere come un (appunto) cavallo che tiene un passo, facendo girare le gambe con un rapporto morbido, ‘frullando’ con le gambe. Tante le considerazioni fatte a caldo dall’ex ragazzo fortunato mentre pedala, e in cui a tratti di strada ci ritroviamo anche noi come popolo di frullatori. Magari incontrando un fan insospettabile – cileno di origine libanese – di Nicola Di Bari e dei Matia Bazar.

Tra i tanti inevitabili pensieri fatti a voce alta, siamo d’accordo con Jovanotti, come noi appassionato di cultura pop (ottima la citazione di Mister No) e sempre paonazzo per il sole che brucia, quando afferma che la Terra sia un miracolo in questo sistema solare e che la natura è purtroppo diventata un’ideologia, mentre in realtà va studiata e imparata, magari dialogando anche con una lumaca ‘gigante’ incontrata per caso su una infinita strada perennemente dritta (lo ammettiamo, anche noi parliamo con gli animali).

E intanto mentre i 15 capitoli (+ 1 Extra) di 15 minuti (perfetti per uno streaming breve) scorrono fluidi anche in mezzo alle Ande (affrontate con l’amico Augusto), Jovanotti vive l’incredibile incontro con la signora olandese di 70 anni e con altri viaggiatori come lui… i miraggi per il caldo… i 100 km di cavalcavia… la mancanza d’aria… l’umanità dei lama, arrivando a considerazioni sul costume da Zorro da recuperare (che anche noi rigorosamente indossavamo a carnevale) e le percentuali di cacao nelle tavolette di cioccolato (noi che adoriamo il vero fondente, addentando proprio mentre scriviamo un quadratino da 100%…), e lanciandosi in paralleli tra Carlos Gardel e Domenico Modugno come primi portatori di modernità.

Da vedere e ascoltare, Non voglio cambiare pianeta ha il merito di spingere ad approfondire vari temi, lanciando più spunti e lasciando dentro un ricordo serio senza essere pesante. Il che, di questi tempi, non è certamente poco.

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13 commenti

  1. Buona formula, leggera ma non stupida. Facile capire perché Jovanotti ce l’abbia con l’ambientalismo di maniera, pensando al Jova Bach Party dell’anno scorso… Incredibile che con una carriera più che trentennale abbia ancora qualcosa dire, ma è così. Come disse già ai tempi di ‘Yo’ e ‘Boy’, Jovanotti comunica la comunicazione.

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  2. Jovanotti è l’ennesimo folgorato sulla via della bicicletta che di colpo scopre una moda e pretende di spiegarla a chi l’ha creata. Peggio dell’ecologismo di maniera c’è solo l’ecologismo recitato, pieno di concetti profondi rubati qua e là (aaaahhhhh, le poesie di Neruda!) per accreditarsi verso la critica radical-chic, che in Italia è quella che determina le fortune di artisti, intellettualoidi e menestrelli di canzonette (lui del resto ha smesso di essere considerato un pirletta berlusconiano quando di ritorno da una vacanza a Cuba rientro con barba alla Che Guevara e cappellino militare alla Fidel Castro biascicando banalità populiste di sinistra con cui assurgere a maître à penser).
    Più o meno la parabola di Linus (con un po’ meno di carnevalate), chi ha sempre detto che da giovani si è di sinistra e poi invecchiando si diventa di destra non aveva considerato la parabola di Radio DJ…

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    1. Ambra, non dimenticarti di Ambra!

      che da infante faceva la marionetta che ripeteva “l’angioletto vota Berlusconi, il diavolo Occhetto” adesso fa l’attrice impegnata monoespressiva e conduttrice fissa del Concertone del 1^ Maggio…

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  3. continuo a pensare che se ci fosse, da parte di Jovanotti, questa effettiva “urgenza” verso un ambientalismo spinto non avremmo mai nella vita visto il Jova Beach Party.

    qui l’idea è di un ragazzo annoiato (tipo Di Battista, tanto per fare un altro esempio) che fa cose, vede gente, dice cose anche giuste (“salviamo il pianeta” è un po’ come “vogliamo la pace nel mondo”, chi non è d’accordo?) però finisce qui. Ok, magari vediamo paesaggi interessanti…

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    1. Ma infatti, il tipico fenomeno dell’ultima settimana di cui noi ciclisti veri diciamo “domani si schiererà contro il mal di denti”.

      Un po’ come quel sindaco che invece di andare al municipio in auto (con autista e guardia del corpo) ci andava in bici, costringendo così a farlo circondate da non una ma ben tre auto di scorta onde prevenire eventuali aggressori da ogni lato…

      Il Colosseo è popolato da una colonia di granchi, quanti di quelli che vanno a filosofeggiare sui lama sudamericani ci hanno mai riflettuto?!

      Siamo a livello delle recite da “piccola Rosario”…

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  4. Ma quali sarebbero i ciclisti veri ? E’ una patente che ci si guadagna come ? Dipende dall’anzianità di servizio o servono riferimenti culturali diversi da quelli di Jovanotti ? Sono realmente interessato a capire cosa significhi, visto che qualcuno evidentemente lo è, ed ha la capacità di distinguere chi non lo è.

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    1. Ciclista vero è chi ha recepito da tempo la magia della bicicletta, che a differenza dell’auto e del pallone può essere parallelamente e contemporaneamente declinata in sport, mezzo di trasporto, svago/turismo.
      Parlo di chi usa la bici tutti i giorni come mezzo di trasporto leggero, agile, pratico e sostenibile per andare al lavoro e poi nel tempo libero per fare sport o turismo, a differenza di chi sta cavalcando una moda da pochi anni per avere un pretesto per parlare di sè alla radio o come mezzo di propaganda politica per sentirsi migliore.
      Insomma, ciclista vero è che in bici ci andava ieri, ci va oggi e ci andrà domani, a differenza di chi ieri faceva le penne col booster fuori dal RoxyBar, oggi ci spiega che in bici puoi sentire i profumi della natura e domani con medesima nonchalance esalterà lo smaterializzatore molecolare a radiazioni cancerogene…

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  5. Veramente Jovanotti sono decenni che è appassionato di ciclismo, anche per giri più vicino a casa. Di sicuro non si è mai posto il problema di essere o non essere un ciclista vero, qualsiasi cosa voglia dire

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  6. Non più di un decennio, il decennio della moda appunto, che va forte tra i radical chic laureati in scienze politiche che pensano di risolvere i problemi della viabilità disegnando tre ciclabili per terra senza capire che per una rivoluzione stile Danimarca bisognerebbe ridisegnare tutta la città.
    Gimme Five esordì un decennio fa circa, con un intervista in cui raccontò della sua folgorazione sulla via della pedivella di pochi mesi prima, esibendosi poi in una predica luogocomunista contro lo scatto fisso metropolitano che gli fece guadagnare pernacchie e sorrisi di compatimento a livello della Gelmini del tunnel dei neutrini.
    Che non si sia posto il problema è chiaro e non sarebbe neanche una colpa, è semplicemente in fase di transizione da la mia moto al teletrasporto da apericena meticcio, così come non è una colpa divertirsi a seguire la produzione.
    A patto di non pretendere di far scoprire l’America a chi dorme in tenda con gli Indios da una vita. Oh, che figata, ma sapete che ho comprato un nuovo smartphone con cui posso fare le videochiamate?! Praticamente è una telefonata dove però vedi anche la faccia di quello con cui stai parlando, tipo videocitofono però stando dall’altra parte del mondo!
    Cazzo, grande!…

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    1. Ti sbagli, perché già all’inizio degli anni Novanta Jovanotti entrava in scena in bici e faceva prediche, peraltro condivisibili, sulla bellezza del ciclismo praticato. Asseriva di fare spesso in bici la strada da Cortona, casa sua, a Forlì dove aveva lo studio di registrazione (160 chilometri, più o meno). Non ha mai corso la Parigi-Roubaix, certo, ma questo (forse) nemmeno noi…

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      1. Ah, asseriva…
        E allora ha bisogno di un buon addetto stampa che gli riordini le dichiarazioni onde evitare gaffe (così magari evita anche sparate tipo quella sui 160 km…).

        Ps: a metà strada tra casa mia e la Sua c’è un appartamento dove il Nostro ha abitato per anni quando faceva tappa a Milano. Il portinaio di quello stabile era il padre di un mio tesserato, Ciclista accanito. Non lo ha mai visto una volta entrare o uscire in bici, sarà stato un portinaio distratto…

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  7. E’ più forte di me, quando passa alla radio giro, e mi capita per pochi, quasi nessuno (Zucchero è tra questi). E’ che mi sembra un pò falso questo suo atteggiamento da guru progressista. Sarà che sono ancora condizionato dall’immortale “Io credo che a questo mondo esista solo una grande chiesa….”. Mancava solo che citasse Gino Bartali e la Madonna del Pero ed eravamo a posto.

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    1. Ma dai, perché falso?! Solo perché é passato in un mese dallo spiegare l’importanza della cucitura laterale dei jeans (“…deve essere sottile, non ribattuta, da maranza…” – cit.) al cappellino castrista?!
      É solo contro l’ecologismo di maniera, perché il Jova Beach Party é una grande operazione rivoluzionaria a favore del divertimento consapevole contro l’umorismo demenziale prodotto dal decadimento culturale del paese dopo la deriva berlusconiana.
      E giú le mani dalla Botteri!

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