L’uomo nell’alto castello 4, finale senza emozioni

La quarta e ultima stagione di L’uomo nell’atto castello, appena terminata di vedere su Amazon Prime Video, si è trascinata molto stancamente verso un finale poco definito, che lascia aperti entrambi gli scenari: un mondo e un’America anni Sessanta governati dai nazisti oppure la libertà riconquistata grazie alla resistenza di vari gruppi. La quinta stagione non ci sarà, quindi ci teniamo il finale della quarta, che non spoileriamo anche se erano chiare fin dalle precedenti le differenze fra giapponesi e tedeschi.

Nostro preferito in L’uomo nell’alto castello è senza dubbio l’ispettore Kido, per la sua durezza e per la sua lealtà all’Impero a costo di rovinare la vita di un figlio, anche se gli sceneggiatori hanno giocato la carta dei conflitti interiori di John Smith, ex militare americano che ha tradito la patria e fatto carriera nei quadri nazisti fino a diventare Obergruppenführer e anche di più, mentre la moglie Helen e una delle figlie si staccano da lui. Una buona idea, rovinata dall’uso di una specie di macchina del tempo che è decisamente sfuggito di mano incasinando il racconto al pari del ruolo dei film provenienti da altre combinazioni spazio-temporali.

Insomma, rispetto alle ottime prime tre stagioni qui è mancata l’ispirazione e quindi di The man in the high castle si può commentare soltanto lo stile. Molto fumettistico, compreso l’inserimento di alcuni personaggi storici: il già visto Himmler (senza senso il colpo di stato di cui Smith è artefice), l’immancabile Hoover che quando c’è da trovare un cattivo viene sempre tirato fuori, Eichmann, Hirohito e altri…

Il problema non è comunque solo la trama, ormai molto lontana da La svastica nel sole, uno dei capolavori della letteratura ucronica (ma Fatherland è molto meglio), che parte dall’omicidio di Rooosvelt per mano di un anarchico italiano, Giuseppe Zangara (attentato davvero accaduto, solo che a morire non fu il presidente del New Deal) tenendosi ben lontano da viaggi nel tempo e cose simili. Il problema è che bisogna uscire di scena in tempo, evitando di rovinare il buono fatto prima. Pochi gli artisti che ci riescono, pochissime le serie televisive.

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 7.7/10 (23 votes cast)
L'uomo nell'alto castello 4, finale senza emozioni, 7.7 out of 10 based on 23 ratings

22 commenti

  1. Se non si fa un reset totale (tipo Homeland) , cosa tra l altro difficile perché non tutte le serie si prestano tre stagioni è il numero perfetto che ti fa dire “peccato sia finita”… Mio personaggio preferito Tagomi, tra quelli storici oltre a Himmler anche Heydrich (tra l’altro cruciale anxhe in Fatherland) è stato sprecato e liquidato troppo presto.

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +4 (from 4 votes)
  2. concordo , finale deludente, sopratutto perché chi arriva non sembra in grado di contrastare un esercito…dato che ha finito questa riconsiglio patriot sempre su prime.

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +1 (from 1 vote)
  3. Concordo sui giapponesi. Tagomi personaggio perfetto, saggio e coraggioso. Kido fantastico nella sua lealtà. Fronte USA sentimenti contrastanti su Julian Craig mentre John Smith inizia benissimo per poi perdere smalto. Tra i nazisti emerge l’inquietante moglie di Himmler. Ottima l’estetica delle ricostruzioni e delle scenografie, di grande realismo. Finale banale, che ti fa pensare non sapessero come chiuderla.

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +2 (from 2 votes)
  4. ennesima serie tv che con l’ultima stagione rovina tutto ciò fatto di buono in precedenza. un’altra che sta svaccando alla grandissima è “the handmaid’s tale”, prima stagione ottima, seconda discreta, terza insulsa: su 13 episodi e circa 12 ore di visione almeno la metà con primissimi piani di elisabeth moss che fa le faccette alla barbara d’urso. così, a memoria, la serie che ultimamente che ha chiuso decentemente è stata “the americans” con l’ultimo episodio grandioso e struggente.

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  5. Tom: anche Westworld segue lo stesso trend (e nella terza c’è pure un reset).
    Peccato perché la prima stagione una delle migliori serie ever.

    Ah, iniziata la 5ª di Billions. Sperem…

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +3 (from 3 votes)
    1. ecco: westworld la prima stagione intrigantissima e fatta benissimo, seconda stagione che sembrava le ultime 2 di “lost” (mai piacita più di tanto) e per cape bene il tutto leggevo i forum sull’argomento. la terza la aspetto in italiano per vederla in binge watching, ma da quanto leggo in rete una delusione totale.

      VN:F [1.9.22_1171]
      Rating: +1 (from 1 vote)
      1. la prima è sicuramente stata molto interessante ma con un Hopkins così..e ora che non c’è più si sente

        VN:F [1.9.22_1171]
        Rating: 0 (from 0 votes)
  6. John Smith comunque personaggio notevole, nonostante lo svacco nell’ultima stagione.
    Tra i miei preferiti il collezionista d’arte (Childan).

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  7. Nel Mondo Netflix una serie che mi ha notevolmente sorpreso per ora è DARK, non male la terza di FAUDA, non ho trovato così perfetta come si dice in giro la s3 di OZARK… Niente di che la tanto osannata VIS A VIS, guardabile QUANDO GLI EROI VOLANO ma anche qui appena appena sufficiente.. Su Westworld, che nella prima stagione sfiorava la perfezione quasi un no comment… Per ora tengono sulla distanza Peaky Blinders e Billions ma ho seri timori per entrambe.. Aspetto Succession

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +2 (from 2 votes)
    1. Dark bella.
      Ozark le prime 2 molto bene. La terza invece è stata una grandissima delusione.

      Westworld si continua a seguire solo per l’amore incondizionato verso Dolores Abernathy ♥️
      (purtroppo anche un gigante come Ed Harris relegato a un ruolo sempre più marginale).

      VN:F [1.9.22_1171]
      Rating: +3 (from 3 votes)
  8. Direttore, dissento da Lei sul giudizio a proposito di Fatherland che sarebbe “molto meglio” di The Man In The High Castle di Dick. Premetto che sono due splendidi romanzi e che sono entrambi da leggere e rileggere (io li avevo curiosamente tutti e due riletti poco prima della quarantena). Fatherland è godibilissimo, ma resta nel solco del romanzo “di genere” (che per me non è un insulto, intendiamoci), mentre il libro di Dick prende il tema distopico un po’ come pretesto per parlare in realtà d’altro, di filosofia orientale e occidentale, di cultura alta e popolare, di politica e di religione, della concezione della famiglia e del rapporto fra i sessi e le generazioni e così via. Il fatto è che il romanzo di Dick lascia un senso di insoddisfazione perché, di fatto, è un romanzo senza conclusione, non direi incompiuto ma quasi, perché l’autore lo aveva pensato come la prima parte di un miniciclo che poi non proseguì. Come valore letterario in senso stretto, per me vince, e di molto, La Svastica Nel Sole, mentre come lettura appassionante, come romanzo di cui vogliamo sapere “come va a finire”, allora sì che vince Fatherland.

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +11 (from 11 votes)
    1. Giocano in due campionati diversi: Dick in quello dei geni anticipatori, Harris in quello (da me preferito, infatti di lui ho letto tutto e di Dick solo tre romanzi, sia pure grandissimi) dei bravi artigiani, anche se Il ghostwriter (consigliatissimo a simpatizzanti e antipatizzanti di Tony Blair) è stupendo. Ma venendo al confronto Svastica-Fatherland, trovo che il secondo sia molto più solido come ipotesi storiche, visto che l’ordine mondiale del 1964 è fissato non da un’improbabile invasione tedesca degli USA, ma da una migliore scelta di tempo nell’invasione dell’Unione Sovietica. Che pur con tutti gli errori dell’Operazione Barbarossa era quasi in ginocchio… Certo per Joe Kennedy era uguale, suo figlio sarebbe diventato presidente comunque.

      VN:F [1.9.22_1171]
      Rating: +4 (from 4 votes)
      1. Sono d’accordo. Dal punto di vita della plausibilità storica, Fatherland è molto più verosimile. Lo “spazio vitale” tedesco poi era quello europeo, non certo una improbabile e forse impossibile occupazione territoriale in America, anche da parte di nazisti che avessero avuto l’atomica.Il fatto è che a Dick la plausibilità storica interessava poco, il che mi riporta alla mia tesi già enunciata. E a proposito di plausibilità storica, ai miei studenti faccio spesso leggere, oltre a Fatherland (che ho messo nel programma di quest’anno, per esempio), anche la trilogia di Harris su Cicerone, che ho trovato accuratissima e molto, molto credibile nella caratterizzazione dei personaggi.

        VN:F [1.9.22_1171]
        Rating: +2 (from 4 votes)
  9. A proposito di libri e serie tv, qualcuno ha letto i libri della Atwood?
    Come ha detto Tom, le prime 2 stagioni di The Handmaid’s Tale davvero molto ben fatte.
    E se tanto mi da tanto..

    Tom forse potrebbe essere questo il motivo del decadimento della terza (che ancora non ho visto).
    Lo stesso per Westworld.

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  10. ultimamente ho visto “years and years”, una miniserie della bbc che consiglio a tutti. gli inglesi sono da sempre bravissimi a raccontare e realizzare storie per la tv: questa serie a me ha messo i brividi per la veridicità di quello a cui stiamo andando incontro e che potrebbe succedere davvero. peccato per l’happy ending finale che a mio parere la declassa da capolavoro a eccellente prodotto.

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: -1 (from 1 vote)
  11. Vista tutta la quarta stagione nonostante il giudizio, parzialmente negativo sulle prime due e totalmente sulla terza.
    L’ultima è sostanzialmente un casino inutile costruito stancamente per arrivare ad una fine (?) consolatoria ma confusa.
    Ho preferito Smith a Kido, il libro al film, Fatherland a La svastica sul sole.
    Eleonora, Dick – o qualcun altro – aveva pure pubblicato un paio di capitoli del seguito. Poi non se ne fece nulla.
    Mentre Fatherland è il top di carriera di un bravo mestierante, La svastica nel sole è una giornata in ufficio di un campione.

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  12. Non sono d’accordo: la recensione è troppo dura, il finale della quarta stagione è credibile e soddisfacente. Il libro è una un’altra cosa, certo, come lo sono pure gli altri racconti di Philip K. Dick portati sul grande e piccolo schermo. Semmai si potrebbe fare un remake del film Fatherland, che ricordo bruttino…

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  13. Comunque la lista degli adattamenti per il grande(e piccolo) schermo dei lavori di Dick è davvero impressionante.
    Blade Runner (forse il mio film preferito in assoluto), Minority Report, Total Recall…
    Poco conosciuto ma consigliatissimo: a scanner darkly.

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +1 (from 1 vote)
  14. Il miglior adattamento cinematografico di Dick (e lo dice uno che ha visto Blade Runner centinaia di volte) è secondo me Screamers tratto da Second Variety.. Un film come piacciono a me, a basso costo, senza effetti speciali invasivi o computer graphic, che finisce male.. Tutto girato in pochi giorni in una raffineria canadese sotto la neve … Tra altro il racconto che si svolge sulla terra a guerra fredda ormai deflagrata e non su un pianeta sperduto come nel film è bellissimo…

    Due film di sf che potrebbero essere tratti da due racconti molto belli con film a basso costo sono secondo me La lunga marcia di Stephen King e Non ho bocca e devo urlare di Harlan Ellison… Ci spero sempre

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +1 (from 1 vote)
    1. Film molto particolare, lo vidi al cinema 80 anni fa.

      Comunque una traduzione tagliata con l’accetta come ”L’uomo nell’alto castello” e’ orrenda, per una volta che avrebbero potuto cambiare il titolo senza usare google translate all’amatriciana 😀

      VN:F [1.9.22_1171]
      Rating: +1 (from 1 vote)
  15. Vista mesi fa, onestamente ci sono rimasto anch’io male. Dopo una terza stagione spettacolare e intensa, hanno buttato tutto alle ortiche. Questo perché Amazon ha tagliato i budget di alcune serie, in quanto stanno facendo le cose in grande per la serie del Signore degli Anelli. Hanno praticamente tolto di mezzo personaggi fondamentali, fra tutti Tagomi. Poi hanno affrontato la questione razziale afroamericana, con nuovi ed interessanti personaggi. Godono di un notevole minutaggio, ma si sente che la loro introduzione sia stata fatta tardivamente. Poi mi spieghino il senso di far empatizzare il pubblico con Kido, uno che per tre stagioni viene fatto passare come nemico numero uno tra i gerarchi giapponesi, soprattutto dopo quanto fatto a Frank, ed in questa stagione invece diventa il nuovo Tagomi. Juliana poi, per 3/4 di trama non sapevano che diamine farle fare, fregandosene di quanto successo nel finale della terza stagione. A proposito, vogliamo parlarne del fatto che i tedeschi abbiano la MACCHINA PER VIAGGIARE IN UNIVERSI ALTERNATIVI, ma la usino prevalentemente per far fare le gite di piacere a Smith!? Poi vabbé, è chiaro che sia stata una serie tutta incentrata su lui e la sua famiglia, ma allora che avessero fatto dall’inizio così. Penso e spero facciano un’ulteriore stagione, perché molte cose vengono lasciate in sospeso e non ha senso.

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  16. gestire i salti temporali e intradimensionali è davvero difficile, si rischiano sfondoni e incongurenze. sinceramente la serie mi aveva entusiasmato all’inizio, ma già il concetto di realtà diverse che interagiscono mi ha fatto perdere rapidamente interesse. l’ho finita di vedere per inerzia e mi ha lasciato l’amaro in bocca.

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)

Lascia un commento