Il segreto di Dagospia

Dagospia ha appena festeggiato i vent’anni di vita e ne siamo felicissimi, perché dal 2000 lo leggiamo ogni giorno e perché Roberto d’Agostino è da decenni uno dei pochi giornalisti italiani capaci di creare curiosità e reazioni. Quale è il segreto del successo di questo sito da cui molti giornalisti traggono ispirazione e molti altri direttamente copiano, spesso senza citare la fonte? In realtà di segreti, si fa per dire, ce ne sono diversi.

Il primo è che i media tradizionali non possono criticare certi personaggi e certi potentati, nemmeno usando l’ironia. Non lo facevano nel 2000, non lo fanno nemmeno adesso che sono quasi morti, con accanimento terapeutico dovuto alla necessità di mandare pizzini al governo di turno. Dagospia anche quando pubblica articoli di altri propone sempre nei suoi titoli un punto di vista, una chiave interpretativa della realtà. Spazzatura come ‘L’irritazione del Colle’ e ‘Ci aspettano 12 finali’ qui non ha cittadinanza.

Il secondo segreto è che Dagospia ha nel corso degli anni cambiato pelle, passando dal gossip sui personaggi pop a quello sui retroscena di politica e finanza: un’eccezione la recente saga di Mark Caltagirone. E tutti cadono nel tranello di definirlo spregiativamente gossip, visto che in teoria sarebbe giornalismo: dare notizie, scrivere in maniera irriverente cose che il lettore non sappia già o che pur sapendole non abbia adeguatamente valorizzato.

Il terzo segreto è che, per dirla alla Dagospia, il sito di Roberto D’Agostino sfrutta gratuitamente il lavoro degli altri. Non ci riferiamo al commento e ai titoli, ma proprio al copia e incolla (dichiarato, con la fonte) di articoli ed interventi comparsi su vari giornali e siti. Quasi sempre, immaginiamo, con l’autorizzazione degli autori, ma cosa ne penseranno gli editori? Se fossero editori veri si incazzerebbero ed impedirebbero questo giochino, ma siccome non lo sono (ed ogni giorno Dagospia lo ricorda) lasciano correre. E la cosa permette di fatto al sito di avere una super-redazione, senza pagarla.

Questo non significa che tutti potrebbero fare Dagospia: il web è infestato da copincollatori seriali, ma nessuno di loro propone una visione del mondo. Quella di Dagospia è cinica, disincantata, tuttologica, romana nel senso migliore del termine. Irresistibile. Peccato che l’impegno con il sito ci abbia tolto tanti possibili libri di D’Agostino (il nostro preferito ‘Chi è, chi non è, chi si crede di essere’,di altissimo livello anche lo ‘Sbucciando piselli’ con Federico Zeri), ma i tempi cambiano e la bravura di Dagospia consiste anche nel non rimpiangere un’età dell’oro mai esistita. Ci piacerebbe conoscere la vera opinione di D’Agostino sulle tante celebrazioni di questi giorni, da parte di media che se facessero il loro mestiere renderebbero inutile Dagospia.

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17 commenti

  1. “Tutti cadono nel tranello di definirlo spregiativamente gossip”. Per forza, ha “spia” nel nome. Io non l’ho mai letto…

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  2. Nel 2015 ero alla loro festa, con Andrea Ferrari, per i 15 anni. Tanti dei presenti hanno seguito e si sono “approfittati” secondo me di quello come modello per un loro posizionamento, in aree diverse (es. Cruciani in radio, Pardo in tv). Ricordo uno spumeggiante Petrachi (gli dissi che si era mosso più quella sera che in tutta la sua carriera).
    Secondo me il modello Dagospia tutto sommato regge ancora, ma un pauroso calo di stile lo noto in tanti titoli che ormai hanno superato il limite della decenza.
    In questi 20 anni, tra tanti testimoni del “verbo” di D’Agostino, è sparito nell’indifferenza Massimo Marino, che rappresentava appieno il sottobosco romano e che lo rendeva una specie di Hush Hush ellroyano.

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    1. Paragone calzante. Per averne in Italia si è dovuto attendere il 2000….

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  3. Quindi i gazzettieri copiaincollano Dagospia che copiaincolla i gazzettieri col tacito consenso degli editori. Bella lezione di giornalismo clap clap clap

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    1. Tante sue notizie Dagospia le ha, e sono quelle che vengono copiate dai giornali. La massa dei click viene però fatta con articoli di altri e non potrebbe essere altrimenti perché anche scrivere le cose che facciamo su Indiscreto (non parliamo di pezzi più seri) prende fra tutto minimo un’ora. Meglio consegnare le pizze, da un punto di vista strettamente finanziario

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      1. Ah beh certo, meglio ancora non far niente che poi è la motivazione principe dell’essere gazzettieri
        Era solo per indicare il corto circuito, che poi l’edonista abbia una visione, come tutti del resto, e pure il rider, e non un editore, ai posteri

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  4. Prova

    Funge

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    1. VERGOGNATI

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      1. Leonto meglio che non abbia partecipato alla gara regionale fidati. Posso far finta di non aver letto. Intanto zaia vi leva le mascherine, proprio ora che stava partendo la moda. Duro colpo

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        1. bentornato Leo

          tutto bene? ma dove eri finito?

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          1. Non riuscivo a loggarmi, poi stamani ho riprovato e mi ha fatto fare il recupero password col cellulare. Avverto i potenziali hacker che con i dati della mia carta di credito ci possono acquistare al massimo una bici elettrica dalla decathlon (dal nencini costano troppo). Ma il 60 per cento che mi renderà conte nel 2025 me lo terrò io.

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  5. Forse il segreto di Dagospia sta nell’essere Dagospia nel modo piu’ puro possibile: un contenitore (di notizie di altri, riprese e pubblicate) e un amplificatore (di notizie che altri però non pubblicherebbero, o perchè impauriti da qualche possibile causa temeraria o perchè in fondo bisogna sempre essere amici di tutti, che non si sa mai…) sempre portando avanti una certa visione un po’ nichilista e disincantata (che non sempre ho condiviso) in cui davvero “uno vale uno” nella scala sociale e gerarchica dagospiana (se ti devo “bastonare” ti “bastono” e stop).

    Altra cosa: c’è sempre stata una certa coerenza di fondo nel portare avanti la linea editoriale, senza che mai si percepisse la volontà di D’Agostino nel volersi erigere a maitre a pensier (cosa che invece ha fregato alcuni giornalisti potenzialmente talentuosi, che avevano il piglio per diventare “maverick” come D’Agostino ma hanno scelto le ospitate in tv diventando embedded o schierati…non faccio nomi ma avete capito).

    Non sono d’accordo però sull’accostamento a un Cruciani (casinaro ma molto più abbottonato e strategico di quel che si pensi, anche se sentir parlare di squirting sulla radio di confindustria è sempre un bell’ascoltare) o un Pardo (casinaro e basta, Tiki Taka è semplicemente offensiva per Pardo in primis); questi due li vedo con molti meno contenuti e meno consapevolezza (o magari non la vogliono rivelare) del “tutto” e non solo della nicchia che trattano.

    Tuttavia, da un po’ di tempo manca la rubrica che secondo me rappresentava l’essenza purissima di Dagospia: la rassegna stampa. I commenti ai titoli/articoli dei giornali e le segnalazioni di marchette o riposizionamenti per me erano semplicemente deliziosi, e facevano capire con un occhio lucido come si stesse muovendo un certo mondo, Se trovate D’Agostino, chiedetegli da parte mia di farla ritornare…

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  6. Nichilista e disincantata? Ma dove? Uno vale uno? Ma chi? Ma dove? D’Agostino santo subito? Azz un killeraggio da cecchino su commissione piuttosto, miratissimo e travestito da trash per attrarre il qualunquismo gonzo. Ah vabbè se paragonato ai Cruciani e ai Pardo un gigante, ma quelli sono nani travestiti uno da cane da guardia de noantri e l’altro da cabarettista cogli occhiali a molla

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  7. Visione “Romana” (“nel senso migliore del termine” peraltro…) del mondo? Res Gestae Divi D’Agostini, faceva così?

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  8. La versione USA di dagospia era Gawker, che fu fatto chiudere da Peter Thiel in quanto il sito aveva rivelato il segreto di pulcinella, cioè che Thiel è gay.

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    1. L’editoriale di chiusura vale la pena di essere letto https://gawker.com/how-things-work-1785604699

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