Il primo Ligabue

In questi giorni Ligabue ha festeggiato, con tanto di barba, i 30 anni del suo primo, omonimo, album che all’epoca registrò un certo successo commerciale, lontano però da quello dei nomi italiani che alla fine dell’anno furono i dominatori delle classifiche: da Eros Ramazzotti a Lucio Dalla passando per Marco Masini, Luca Carboni e Vasco Rossi. Eppure quel disco, fatto di 11 tracce per 41 minuti di musica, lasciò un segno forte nella memoria, a cominciare dal primo singolo Balliamo sul mondo. E questo anche in chi, come chi scrive, non può dichiararsi certo un vero fan del “Liga”.

Ecco, riascoltandolo oggi ci rendiamo conto di conoscere praticamente tutte le canzoni che conteneva, molto più di quelle degli album successivi, essendo patiti allora come oggi delle opere prime che spesso sono (o forse erano) l’impronta digitale di un artista. Lavori spontanei, essenziali, con dentro le cose messe vie nei cassetti per tirarle fuori al momento giusto per cercare di uscire dalle retrovie. Magari un po’ ruvide ma, si spera, più spontanee e meno calcolate.

E allora ancora avanti con Bambolina Barracuda, Piccola stella senza cielo, Marlon Brando è sempre lui, il futuro inno Non è tempo per noi, la nostra favorita Bar Mario, Sogni di rock ‘n’ roll, Radio Radianti, Freddo cane in questa palude, Angelo della nebbia, Figlio d’un cane… Storie scritte da Ligabue prima di essere star, ma già trentenne e con una lunga gavetta alle spalle in un’epoca in cui i talent show non esistevano. Trentenne che però  vinse il premio Disco Verde al Festivalbar proprio con Balliamo sul mondo, e forte di un album realizzato anche grazie a Pierangelo Bertoli, che aveva già inciso un paio di suoi brani inclusi proprio in questo lavoro.

Sentirlo dopo tanto tempo ci ha fatto piacere, se non altro nel ricordarci i nostri 19 anni e le curiosità dell’epoca, il tutto mentre un paio di anni prima si promuoveva come “futuro del rock italiano” l’ancora oggi bravissimo Massimo Priviero. Invece a riempire gli stadi ci è poi finito Ligabue, con la sua voce che urla contro il cielo e le sue canzoni per certe notti, magari sì un po’ rock e pur tuttavia anche molto pop. Il che non è, per noi, certo un demerito.

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Il primo Ligabue, 9.0 out of 10 based on 18 ratings

42 commenti

  1. Ligabue si è sempre preso tremendamente sul serio, fin dagli inizi, pur non avendo (come del resto nessun cantante) mai rivelato grandi verità. Per questo da trent’anni ogni sua canzone, e nel ramo ballad ne ha scritte anche di molto belle, mi urta. Meglio quel che rimane di Vasco

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  2. Bel pezzo!
    Molto meglio il liga del rock pane e salame che del maestro di vita tromboneggiante.

    La mia canzone preferita però sta nel suo album successivo(?), Lambrusco e popcorn.

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  3. io ho sempre detto che ci sono “due” Ligabue e “due” Vasco Rossi

    c’è il Ligabue pre-1999 e il Ligabue post-1999 (che in realtà non è Ligabue, ma una copia in quanto il vero Ligabue fu rapito da una astronave aliena)

    più o meno nello stesso periodo la stessa astronave aliena rapì Vasco Rossi, sostituendolo anche in questo caso con una copia spicciata

    ps: Priviero bravo, nulla da dire, ma quando lo ascolto ho la spiacevole sensazione di ascoltare “colui che vuole coscientemente fare lo Springsteen italiano”. e questo ahime un po’ mi blocca…

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    1. ripeto: di priviero ho comprato praticamente quasi tutto e provo sempre affetto sincero verso questo tipologia di artisti “minori”

      però, cristo santo, in qualche occasione sforza un po’ meno la voce, appunto non è necessario assumere h24 l’atteggiamento da rocker operaio di asbury park.

      con le dovute proporzioni, l’effetto rischia quello di essere quello boldi che non riesce a non fare max cipollino nemmeno se gli chiedono che ora è o un commento sul prezzo del pane.

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      1. esatto Andrea,

        oltre al fatto che “leggermente” (ma proprio ogni tanto eh…raramente…cioè tipo è scappata una volta ma per caso e lui non voleva… 😀 ) ricorda che Little Steven ha prodotto un suo album

        e ripeto, mi sta simpatico e ho grande favore per lui, per gli artisti come lui e per quel tipo di scena (tanto per dire, amo i Cheap Wine, li trovo davvero super, e probabilmente il 99,99% del popolo italiano non sa di chi si stia parlando…)

        però ho sempre quella sensazione di “io e Bruce siamo fratelli ehi vieni a sentire il Bruce italiano”. Sensazione che provo molto meno ascoltando un Graziano Romani

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        1. Ma il Priviero di cui parlate è questo?!

          https://youtu.be/AkyIlKzWsYk

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  4. Primo album e mezzo ottimo , poi stantio copia-incolla

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  5. tantissimi percorsi mi portarono all’acquisto di quel disco il giorno stesso dell’uscita. a memoria dico 16000 lire.

    da un lato negli ambienti springsteeniani si parlava già molto di questo ragazzone che nei (bellissimi) concerti precedenti all’uscita del primo album proponeva al pubblico, fra le altre, la scelta fra una cover dei doors, una dei beatles e, appunto, “two hearts” di bruce.

    dall’altro c’era la produzione di quell’angelo carrara, che stava lavorando molto bene al rilancio in casa wea del mio idolo musicale italiano del tempo, eugenio finardi.

    ho letteralmente consumato il vinile di “ligabue”, ancora oggi godibile. poi ho seguito luciano con decrescente costanza fino a “buon compleanno elvis”, abbandonandolo del tutto dopo l’eccessiva, per i miei gusti, svolta pop.

    priviero rimase di sicuro vittima di quell’etichetta, per quanto nell’ambiente si ironizzi anche sul suo rimarcare in qualsiasi momento e in qualsiasi circostanza l’amicizia con little steven. dopo un periodo anonimo, fra l’altro, priviero è stato molto bravo a costruirsi la nicchia di apprezzamento nel circuito della rivista/negozio di dischi buscadero. un pubblico sicuramente limitato nei numeri, ma costituito anche da persone che ancora spendono per cd e concerti.

    su bravura e raccogliere meno di quanto si crede di meritare (pensiero che probabilmente tutti applichiamo alla nostra misera esistenza) bisogna poi alla fine avere anche l’onestà intellettuale di inchinarsi al responso popolare: le differenze di successo e di popolarità sono state mostruose dopo, ma già nel 1995 a mestre lo jesolano priviero doveva essere il main act di una serata con anche angela baraldi e ligabue. in termini di divertimento e coinvolgimento vinse a mani basse il reggiano.

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    1. scusa ma nel 95 ligabue aveva già fatto 3 album con cescente successo, a milano già nel 91 riempiva palatrussardi e poi forum per due-tre serate, come faceva a essere priviero l’headliner? priviero di cui ricordo la rivalità messa in piedi dalle riviste “pop” dell’epoca con il povero alessandro bono

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      1. domanda più che legittima.

        considerando che sono certo che la baraldi avrebbe dovuto presentare i pezzi del (buon) “a piedi nudi”, probabilmente ho sbagliato data di un paio di anni.

        probabilmente ligabue era già discretamente più famoso (anche se fino a “sopravvissuti & sopravviventi” sempre nell’ambito del solo pubblico rock), ma considera che nelle intenzioni del promoter priviero, dalla vicina località di mare natia, doveva giocare da local hero.

        per la cronaca la baraldi nemmeno si presentò.

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        1. a piedi nudi della baraldi grande album, per sentire un suo live andai anche in fiera a milano a una specie di convention di CL…..poi facemmo 4 chiacchiere dopo il concerto, era anche molto simpatica. allora doveva essere il 1993

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          1. per me invece galeotto fu l’apertura della baraldi a un concerto bolognese di de gregori (quello poi finito in “bootleg”).

            solito pubblico snobisticamente disinteressato e invece sfoderò un’ottima prestazione, poi bissata nel duetto di “anidride solforosa”.

            (poi un amico ben informato mi disse di dare un’occhiata anche al topless della cantante nel film “come due coccodrilli”)

            un po’ mi spiace che la baraldi non abbia troppo sviluppato in carriera la strada della cantautrice rock “classica” (senza andare troppo nel pop di nomi “noti” come carmen consoli o la prima elisa, uno spazio alla cristina donà) , preferendo negli ultimi tempi esplorare operazioni nostalgia o sperimentazioni in territorio CCCP/CSI

            giustamente oggi rivendica lo stretto rapporto agli esordi con lucio dalla, anche se al tempo rammento qualche intervista sibillina in cui ironizzava sui consigli che gli aveva dato il maestro e sul fatto che il primo a non seguirli con coerenza fosse lui…

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  6. Ancora oggi insieme a Stonhenge e all’allineamento delle piramidi il successo di Ligabue
    rimane uno dei oiu’ grandi misteri dell’universo.
    A volte mi viene da pensare che a noi italiani basti trovare qualcuno che metta su note (sempre le stesse)
    le nostre paturnie da medioman di provincia anch’esse sempre uguali da persona a persona. Davvero robetta nel caso di Liga…

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  7. Acquisto originale in musicassetta.
    Distrutta.
    Gran bel disco.
    Liga seguito fino a Buon Compleanno Elvis.
    Con Miss Mondo ho capito che era finita.
    Come tutte le cose della vita.
    Succede.
    Belisario: sta roba di noi italiani anche no. Perchè vale per tutti. Questione anche di gusti. Ci sono ragazzi che apprezzano il Liga solo per la produzione post 1999 per me un piattume unico.
    Il successo del Liga non é un mistero. Pop Rock, suoni gradevoli, ballad orecchiabili, nelle quali tanti possono indentificarsi senza troppa fatica.
    Sta roba che noi italiani siamo sempre più cessi degli altri andrebbe rivista.

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  8. Una piccola nota a margine, anzi due. Ligabue è sul serio non solo un grande fan di Springsteen ma anche un vero esperto. Ricordo ad esempio nei primi anni ’90 una sua bellissima recensione sul Mucchio Selvaggio di due fra i più infelici album del Boss (Human Touch e Lucky Town), di cui commentò ogni canzone con grande rigore critico e abbondanza di riferimenti non banali alla cultura americana. In ogni caso, il vero Springsteen italiano è senza ombra di dubbio Graziano Romani, del quale consiglio soprattutto il suo periodo con i Rocking Chairs ma anche i suoi lavori successivi e pure i più recenti. Tra l’altro, giurerei che nella collezione del Direttore non manchi il suo My Name Is Tex, ma questa è un’altra storia.

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    1. rocking chairs che per tre quarti, non a caso, costituirono l’ossatura della miglior band live del ligabue più vicino allo street rock (e, quindi, per me migliore).

      premesso che a me “lucky town” nemmeno dispiace (si sa però che l’integralista springsteeniano fatica a digerire qualsiasi prodotto privo dell’accompagnamento della e street band, compreso il divertentissimo tour con la seeger session band), ricordo eccome quell’articolo su mucchio selvaggio, rivista che all’epoca frequentava gli stessi territori musicali del competitor buscadero, ma con il pregio di esser popolata da ottime penne. un po’ come indiscreto in ambito sportivo…

      ligabue stesso in seguito rinnegò l’accostamento troppo stretto a springsteen, venendo quindi “accusato” dai noiosissimi fan del boss di averne sfruttato il traino finchè serviva. indubbia però l’autenticità dell’amore del liga per un certo tipo di cultura americana, come dimostrata da altre colalborazioni giornalistiche e dalle precedenti esperienze professionali di promoter.

      pur avendo seguito in maniera ossessiva molti “beautiful losers”, spesso etichettati come nuovi springsteen, sia stranieri (elliott murphy, willie nile, tutti i rocker minori del new jersey) che italiani (priviero), graziano romani non mi ha mai ispirato.

      come per altri, penso a massimo bubola per esempio, anche su di lui ricade l’invidia da macchinetta del caffè di molti addetti (ai livori).

      magari sono antipatici e presuntuosi per davvero, ma temo ci sia molto del consueto accanimento verso chi riesce a ottenere un per quanto minuscolo successo oltre l’orticello di casa…

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      1. Lucky Town non è un brutto album (certo, se lo compariamo con Darkness on The Edge on Town o BTR grazie arca…), ma uscito in un periodo particolare (per Bruce, per la scena musicale e anche per gli springsteeniani) e prodotto in un modo particolare. E ti dirò, ho trovato alcuni punti positivi anche in Human Touch.

        Tempo fa lessi un articolo interessante intitolato “Lucky Touch”, in cui si faceva un ideale merge tra i due album rendendolo “buon prodotto”.

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        1. Lucky Town non è male in senso assoluto, sono d’accordo, e lo difendo pure io rispetto a Human Touch. Detto questo, nella mia personale classifica from worst to best sarebbe da collocare al penultimo posto, anche se ci sono almeno due pezzi di assoluto livello come If I Should Fall Behind e la title track.

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          1. all’ultimo posto chi ci sarebbe?

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            1. per molti “working on a dream”, io invece non ho proprio digerito “magic”

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            2. Carbayon, se Lucky Town è il penultimo e lo difendo se lo paragono a Human Touch, mi pare evidente quale per me sia il peggiore…

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              1. ecco.

                per me sia LT che HT superiori a WOAD e magic

                (e, usando gli acronimi solo per dimostrare che siamo degni di partecipare alla setta, col senno di poi quanto è bello un disco come TOL?)

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                1. TOL grande album, davvero (e anche grandi i live con i fiati nel Tour corrispondente)

                  WOAD per me è un album sottovalutatissimo, l’ho ascoltato tanto (ma davvero tanto) in un periodo un po’ particolare della mia vita. Non so se sia stata una mia lettura (anche derivante da quel periodo…), ma lo considero come uno degli album più “dark” della sua produzione recente

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  9. Da osservatore esterno, mai capito il perché di tanto livore nei confronti di Ligabue.
    Eh ma si prende troppo sul serio, eh ma fa rock-pop facilino, eh ma le sue ballad strizzano l’occhio alle groupies…
    Tutto ciò da parte di chi poi esalta Vasco, Zucchero, Ramazzotti, ecc. tutte anime pie che con umiltà e modesta hanno rivoluzionato il rock mondiale senza mai scendere a compromessi col portafoglio del popolino.
    Ok, Roger! 👍

    Ps: “eh ma non è all’altezza di Springsteen…”. Avessi detto… 👀

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    1. anche per Zucchero vale la storia della navicella spaziale eh!
      e anche nel suo caso il periodo è simile (fino a Oro Incenso e Birra), ove gli alieni presero anche lui

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      1. Guarda, per me Zucchero ha azzeccato un album e tre canzoni, il resto è il solito cantautorato da tovaglie a quadretti o tormentoni pop da jukebox al Bagno Medusa. Poi la sua aria da macchietta che fa l’imitazione di Joe Cocker che fa l’imitazione di Howlin’ Wolf, ecc. lo rende patetico, quindi altro che navicelle spaziali (che al massimo sono atterrate per consegnargli il cappello da hoochie coochie man…).
        Però nessuno lo infama come capita a Ligabue e sta cosa mi fa ridere..

        Ps: e ancora più mi fa ridere poi che il metro sia Springsteen, altro argomento su cui si potrebbe aprire un libro infinito…

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  10. Concordo, c’è il Ligabue pre-1999 e il Ligabue post-1999: a sua parziale discolpa va detto che non è facilissimo ripetersi senza stancare o innovare restando agli stessi livelli; sul maestro di vita tromboneggiante magari si è sempre preso terribilmente sul serio (anche se chi lo conosce dice che in realtà è semplicemente un introverso che quando parla sembra stia sparando sentenze ed invece si sforza di tirarsi fuori le parole di bocca), magari semplicemente si è fatto travolgere dallo star system che lo circonda; a chi parla di paturnie da medioman di provincia consiglierei di ascoltarsi “Non ho che te”, prodotto già dal Ligabue scambiato dagli alieni; per me ha una profondità che difficilmente ritrovo nei migliori scrittori o pensatori; chissà, magari sono io che mi ci ritrovo (più che ritrovare me ritrovo una persona purtroppo scomparsa in quel periodo)…

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  11. Associo Ligabue ai litfiba in automatico. Sara per poggipollini, sarà che sono praticamente esplosi nello stesso periodo, ma per me sono un tuttuno. E tecnicamente non c’entrano un cazzo l’uno con l’altro.

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  12. il mucchio selvaggio, di cui eleonora ha giustamente parlato, in quei buoni anni per il rock italiano, propose ai lettori la provocazione di un festival, sulla scia di quelli molto più frequenti nella cultura pop-rock anglosassone, di soli artisti nostrani.

    l’intenzione era quella di capire quale sarebbe stato il prezzo equo del biglietto, invece la discussione sfociò, fra rispettivi clan di tifosi, nella disputa sul ruolo di headliner fra ligabue e, appunto, i litfiba.

    gli altri nomi ipotetici del cartellone, a memoria, erano timoria, rats e gang.

    più – a dimostrazione di quanto io per istinto punti sempre sui cavalli giusti nello sport, nella musica e nella vita – brando (vero nome: orazio grillo), onestissimo rocker catanese con passato rockabilly e legato in qualche modo all’entourage dei rem. mi innamorai del suo disco d’esordio, pronosticando per lui un futuro luminosissimo. oggi è, silenziosamente, autore molto pop, ma san siro a colpi di fender proprio non lo ha riempito.

    (vasco nemmeno nominato, in quanto troppo lontano dal target settario della rivista)

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    1. Grandi gli Indiani Padani! 😜

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  13. Senza entrare troppo nel merendine di una volta ma diomio negli 90 comunque la scena musicale italiana avevz un senso. Ligabue, litfiba, bluvertigo, afterhours, Subsonica. Oltre ai cantautori da piano bar tipo Masini che a 60 anni oggi si scopre star perché ha un repertorio che le merdine di oggi si sognano. Masini, quello che ci tagliavamo le vene quando passava in radio. Possono piacere o non piacere ma aveva un senso fatto e finito. Oggi santoddio, tra un po davano il Premio Tenco a quello delle carote

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    1. Birindelli notevolissimo quando si è staccato dal filone catastrofista

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  14. Da totale ignorante musicale e cinematografico io adoro il film RadioFreccia

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    1. Carino, bravo l’aiuto-regista…

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  15. di liga ne avevo sentito parlare bene in qualche programma radiofonico, e quindi quando me lo trovai live nel programma delle “serate universitarie” della discoteca in voga a bari all’epoca, non ci pensai su due volte e andai a sentirmelo. fantastico quel periodo: primo anno di università, frequentazione dell’ambiente universitario (indigeno e soprattutto fuorisede) di bari, feste, manifestazioni, occupazioni, joints come se non ci fosse un domani, e soprattutto figa a badilate. nel concero liga presentò tutto il primo lp più qualche cover gia citata su: l’impressione fu ottima, il primo disco si ascolta tutto di un fiato, come mi è successo dopo (con tutte le debite proporzioni del caso) con “smell like teen spirit”. mi piaceva quel rock musicalmente semplice ma sanguigno che profumava di provincia. ho ascoltato ligabue fino a “buon compleanno elvis”, quando lo vidi per la seconda e ultima volta dal vivo. il concerto non mi piacque e anche lui cominciava a ripetersi. miei pezzi preferiti del liga: “balliamo sul mondo” (primo pezzo dell’lp e notevolissimo biglietto da visita), “bar mario”, “walter il mago” e quella che mi sorprendo a canticchiare spesso “leggero”.

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    1. per me tutto uguale… tranne che mi limitavo al discorso più noioso, ossia quello musicale.

      mentre tu ti dedicavi a joints e figa, io invece ero immerso nello (sfigatissimo) mondo dei tapers, con relativi scambi di liste e cassette con tutta italia. non ero comunque tra i peggiori: avevo amici che pur di portare a casa buone registrazioni di concerti, seguivano tutto lo show immobili e silenti e non si sarebbero scomposti nemmeno di fronte a grandinate, terremoti, persone svenute o procaci ragazze pronte a offrirsi.

      di quei primissimi concerti del liga giravano tantissime date. sicuramente, oltre ai brani del primo disco, presentava già anche “anime in plexiglass”.

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  16. Sulla “lunga gavetta alle spalle” del trentenne Ligabue, il suo “prendersi sempre sul serio” e le “esperienze professionali di promoter”, sempre istruttivo e divertente “Lungimiranza” degli Offlaga Disco Pax.

    Massimo Priviero su cui quella presentazione tonitruante da parte della Warner pesa ancora come un macigno.

    Rocking Chairs discreti, Rats tanta roba

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    1. Michael: il fonico di Vinicio Capossela

      Ma dove pensate di andare?” 🙂

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  17. Ligabue (per far incazzare le amiche che non mi filavano, ai tempi, avevo coniato il scoprannone si Sfigabue) non mi è mai piaciuto e nel periodo 90-95 ero un fan sfegatato di Vasco.

    Ma oggi, le rare volte che lo sento per caso in radiodiffusione, non mi dispiace e in certi casi sentendolo mi pervade un gradito effetto nostalgia…

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  18. C’è un remix di Piccola Stella Senza Cielo di Gigi D’Agostino che è un capolavoro, perchè è molto meno pretenziosa di quella di Ligabue. O forse a me da solo fastidio il modo in cui Ligabue canta.

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  19. Personalmente ho adorato i primi 2 album (grandiosi), del terzo mi sono pure visto un concerto live a Lignano Sabbiadoro, ma aveva molto meno pathos. Poi è arrivato Buon Compleanno Elvis, ancora ok ma lontanissimo dai primi due album, di cui adoro “Leggereo”, una delle mie canzoni preferite ever.
    E poi morta lì, da “A che ora è la fine del mondo” in avanti è scattato prima il disinteresse e poi effettivamente un certo fastidio, forse riassumibile nel commento del “Direttore”.
    Però è stato colonna sonora della mia vita per almeno 7/8 anni, ed ancora a ripensarci adesso mi vengono i brividi.

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