Diavoli, shortando con Massimo Ruggero

La prima e crediamo non unica stagione di Diavoli, da poco finita di vedere su Sky, è un tentativo ambizioso e italiano (Lux Vide, Sky Italia), con una quota di produzione francese (Orange, l’ex France Telecom), di mescolare alcuni ingredienti della fiction con eventi storici, in questo caso quelli del 2011 fra rovesciamento di Gheddafi e Italia sull’orlo del default. Tentativo secondo noi riuscito, utilizzando una quantità industriale di complottismo che ci ha tenuti inchiodati al divano per tutte le 10 puntate.

Basato sull’omonimo romanzo scritto da Guido Maria Brera, finanziere e per noi pancia del paese marito di Caterina Balivo, Diavoli è basato sulla rivalità prima latente e poi manifesta fra Dominic Morgan (un credibilissimo Patrick Dempsey), statunitense di base a Londra, CEO della New York-London Investment Bank, e l’italiano Massimo Ruggero (un meno credibile Alessandro Borghi, per noi al top in Suburra in versione Daniele De Rossi), head of trading della stessa banca. Entrambi tormentati dal passato, uno dalla morte del figlio in Afghanistan, l’altro dagli anni in riformatorio per colpa del padre, si sfidano usando tutto e tutti.

La parte finanziaria di Diavoli è molto divertente, non le abbiamo contate ma ad occhio il 99% delle operazioni di Ruggero e dei suoi rivali sono short (vendere un titolo allo scoperto, scommettendo quindi sul suo ribasso) e quindi pare che in tutta la finanza mondiale, non solo i titoli di Stato italiani, il segreto del successo sia shortare, sempre e comunque. Gli indici dovrebbero essere a zero, quindi… Abbastanza divertenti sono anche le crisi di coscienza di alcuni protagonisti, Ruggero in testa, patriottici a giorni alterni, con comici pistolotti sulle colpe della finanza (come se facessero i salumieri).

Buona la scelta di Diavoli di mescolare immagini di politici veri (Berlusconi, Merkel, Sarkozy, Strauss-Kahn, eccetera) a quelle della fiction, senza stare a metà. Poi quando si maneggia una materia così complessa il trash è inevitabile. La trading room ‘etica’ che applaude il discorso di Mario Draghi, quello famoso del ‘Whatever it takes’, è da sballo, così come la criptovaluta di Daniel Duval (Lars Mikkelsen, il simil-Putin di House of Cards) e quella specie di loggia massonica di cui fa parte anche il professore-consigliere di Ruggero. Divertente anche il ritorno di Ruggero a Cetara, dal padre moribondo, chiaramente per il mercato internazionale (potevano metterci anche pizza e mandolino, già che c’erano).

Come al solito non spoileriamo il finale ma dichiariamo le nostre preferenze. Sul gradino più alto del podio Sofia Flores, hacker argentina strumentalizzata da tutti, poi Dominic Morgan (il nostro tifo sfrenato va a lui) e la algida, ma non troppo, carrierista Eleanor, collaboratrice di Massimo. Di sicuro la prima fiction in cui si parla apertamente di un complotto contro l’Italia governata da Berlusconi, aprendo la strada a Mario Monti e al mito dei ‘tecnici’, che dura ancora oggi. Sempre decisivo il ruolo dei giornalisti, nella parte degli idioti e nemmeno utili. In definitiva speriamo che ci sia una seconda stagione, anche per l’Italia.

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 8.1/10 (23 votes cast)
Diavoli, shortando con Massimo Ruggero, 8.1 out of 10 based on 23 ratings

10 commenti

  1. da un punto di vista tecnico molto molto poco credibile, epiche sono le “pillole di finanza” disponibili su mysky dove spiegano (…) certi concetti… la scena che ho preferito è quella della scazzottata in ascensore: quando un Head of Trading mena un Chief Risk Management Officer la campana di Wall Street suona sempre di commozione…. Il mio personaggio preferito è Kalim, le trading rooms sono piene di persone come lui…

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +6 (from 8 votes)
  2. “e la algida, ma non troppo, carrierista Eleanor, collaboratrice di Massimo”

    Una volta un paio di diottrie le avrei anche investite

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +5 (from 5 votes)
  3. Gordon Gekko rimane sempre il top, absolutely, inarrivabile.
    detto ciò shortare senza leva vuol dire ormai poco, , come insegna Josef, membro anche del gruppo dei 30. sul 2011 scrivemmo tanto anche qui direttore, azzeccando tutto, con la conferma di bini Smaghi dopo la sua uscita dal board bce

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +1 (from 9 votes)
    1. “Shortare senza leva è come andare a mignotte per un abbraccio”, cito con traduzione abbastanza letterale.

      VN:F [1.9.22_1171]
      Rating: 0 (from 2 votes)
  4. una buona serie, sicuramente godibile, anche se ogni tanto va a impelagarsi su un complottismo anche esagerato (ad un certo punto mi aspettavo che apparisse il capo segreto di Big Pharma vestito tipo KKK…). Non spoilero il finale, però il fatto che sia una “fiction” e non la realtà si vede proprio dal finale (io speravo in un finale diverso e invece…vabbè)

    Ovviamente imparagonabile con certe produzioni (non cito nemmeno Wall Street che probabilmente conosco a memoria, ma non la farei combattere nemmeno contro un eccellente “la grande scommessa” o “1 km da wall street”) però merita sicuramente la visione.

    Leggo che è una serie apprezzata anche dal pubblico femminile: aver scelto Dempsey e Borghi (in un mondo che in realtà arriva appena a Dick Fuld e Bob Cassano…) certo ha aiutato…

    ps: cosa farei se fossi un regista indipendente Wall-Street oriented? Racconterei la storia di Erin Callan.

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +1 (from 1 vote)
  5. da un punto di vista tecnico “The Big Short”, la Grande Scommessa credo sia il miglior film sulla finanza, uso delle clip tratte dal film per spiegare certi concetti tanto sono chiare e alla portata di molti…. Wall Street ha oggettivamente fatto epoca ma come tanti film del genere (ma anche serie vedi Billions) fa passare il concetto che basti pedinare sir Larry per speculare con successo, non funziona proprio così…. Gekko è personaggio epico per come è caratterizzato ma a me è piaciuto molto anche il John Tuld (!!) messo in scena da Jeremy Irons in Margin Call… Da un punto di vista della veridicità sono molto più fedeli a certe dinamiche Wolf of Wall Street e Boiler Room di tanti altri film …. Agli appassionati del genere consiglio il docufilm “The Smartest guys of the room” e una perla degli anni 80 “Dealers” con Rebecca de Mornay. Lei fa la “capo scambista” sul dollaro (…) ci sono certi eccessi tra cui spicca il trader che atterra con idrovolante sul tamigi (succedeva veramente) consultando la Reuters portatile a valigia, un accrocchio mostruoso con due cornettone del telefono che ho visto per la prima volta al mio capo secoli fa e che sembrava il non plus ultra della tecnologia

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +5 (from 5 votes)
    1. Ecco, senza essere del mestiere avrei citato le tue stesse produzioni.
      Citazione speciale per Margin Call che mostra una cialtroneria imbarazzante degli addetti ai lavori, per cui ormai quando un economista parla fai fatica a prendere le sue parole più sul serio di quelle di Pompilio…

      VN:F [1.9.22_1171]
      Rating: -1 (from 1 vote)
  6. I meno soni tanti, a cominciare da sfondoni clamorosi, buchi di sceneggiatura densissimi, dempsey totalmente inadatto al ruolo, contorcimenti che manco nelle migliori (!) spy stories, sottotrame al limite dell’assurdo e una regia indegna di una produzione di quel livello.
    I più sono una buona fotografia, una ambientazione oggettivamente affascinante e un periodo storico poco chiaro ma a noi molto vicino, le mazzate ai giornalisti.
    Vedibile (pure la seconda stagione) in mancanza d’altro,

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +2 (from 2 votes)
    1. dempsey svogliatissimo da minimo sindacale, secondo me maledice continuamente quella volta che si è sbattuto una sul set di Grey’s Anatomy e l’hanno scoperto (e per questo licenziato), oltre alla Disney che non vuole fare “Come d’incanto 2” e perciò è costretto a prostituirsi da Maria de Filippi o al Giro d’Italia… e meno male che ha avuto un rigurgito d’orgoglio rinunciando a “La dottoressa Giò”

      VN:F [1.9.22_1171]
      Rating: +3 (from 3 votes)
  7. mio parere su “diavoli”: completamente d’accordo con boemico. il tema era interessante, ma la resa finale è ai livelli della classica fiction di rai1 o canale5, con una fotografia buona e figa di qualità. regia e sceneggiatura pessime. peccato

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)

Lascia un commento