Facebook e Instagram shops, l’ultima sfida ad Amazon

Facebook fa la guerra ad Amazon, ma anche ad Alibaba, eBay e tutto l’ecommerce mondiale. Lanciando i Facebook Shops, Mark Zuckerberg non ha in mente soltanto il cliente finale (la base del successo, perché il cliente non ti paga a sei mesi fine mese data fattura), ma tutto quel mondo di piccole e medie imprese che non hanno la cultura, la voglia, il tempo, i soldi per costruire un sito di e-commerce ma al tempo stesso ritengono ingestibile il rapporto con Amazon.

I Facebook Shops, dunque, che apriranno la strada ai potenzialmente più produttivi, per gli acquisti di impulso, Instagram Shops (sarà comunque lo stesso negozio, solo che sarà presente su entrambe le piattaforme). Leggendo il post di Facebook ci è parso di capire che i Facebook Shops andranno nella direzione della semplicità di utilizzo, più che di funzionalità rivoluzionarie.

Anche se la vera differenza con Amazon, oltre ovviamente alla logistica (da escludersi che Facebook si butti in questo settore maturo, se non tramite accordi con terzi), sarà quella dell’ambiente, cioè l’agganciare persone che sono su quell’account per chattare o informarsi e non necessariamente per comprare qualcosa. A dirla tutta, i Facebook Shops non sono nemmeno ecommerce in senso stretto, per come sono stati annunciati ci sembrano più che altro una vetrina su Facebook, un catalogo di prodotti che il cliente vedrà in un ambiente a lui familiare e che magari tramite Facebook (chissà che il Libra, la criptovaluta abortita, non rientri dalla finestra) potrà pagare con facilità.

Una strategia spiegata da tempo, non per amore della piccola e media impresa (nei giorni scorsi un post di Sheryl Sandberg, la direttrice operativa di Facebook, aveva preparato il terreno) stroncata dalle misure anti-coronavirus ma per conquistare un pubblico nuovo, di consumatori che ancora non sanno di voler consumare. Mentre chi va su Amazon a cercare, mettiamo, una pentola, anche se non la compra è chiaro che sia interessato a comprare una pentola.

I Facebook Shops, per come abbiamo compreso la prosa di Zuckerberg, avranno come chiave del successo (o dell’insuccesso, se verranno costruiti in maniera banale) il diverso rapporto fra aziende e clienti. Non sarà importante soltanto avere il prodotto giusto, ma comunicare con il pubblico, rispondere ai suoi messaggi e farlo, per dirla in cialtronese, sentire parte di una community. Così di getto, senza ancora averli testati sul campo, ci viene da dire che i Facebook e gli Instagram Shops saranno il festival dell’influencer, anche su base locale. Ma potranno essere interessanti anche per il panettiere che fa uscire dal forno un nuovo tipo di focaccia.

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4 commenti

  1. In realtà su FB c’è già la possibilità di inserire delle vetrine con il proprio catalogo.
    I link però rimandano al proprio sito ecommerce (same Instagram, che da la possibilità di taggare i prodotti).
    Quello di FB è però un tool un po’ carbonaro, con pochissima visibilità.
    Curioso di capire cosa offrono questi shop.

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    1. Un sito di ecommerce semplice da costruire sarebbe già una bella novità, il vero muro (o di qua o di là) è però quello della logistica. Se ti ritrovi con centinaia di microrapporti da dover gestire Amazon rimane meglio. Facebook Shops forse più adatti a realtà locali

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  2. alla fine la differenza la fanno i prezzi: se devo comprare un libro/BD/whatevah, me ne frego se sta su ibs o su amazon o su eBay o sul sito Mondadori o su FB Shops o sul sito delle bestie di satana… dove costa meno lo prendo!

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    1. Turboliberista!!! 😀

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