Tristezza dei ristoranti a metà prezzo

Al ristorante pagando la metà del prezzo solito? Non ci sembra che oggi in Italia questo dibattito sia centrale, ma non bisogna dimenticare le centinaia di migliaia di persone che in Italia lavorano nella ristorazione e che dal coronavirus, con relativi blocchi, hanno avuto danni che dureranno per molto tempo. Molti perderanno il lavoro, per dirla in breve. Molti altri dovranno ridimensionarsi e non soltanto per il distanziamento che costringerà ad avere meno coperti.

Comunque negli ultimi giorni fra gli chef e i ristoratori dei locali di fascia alta è nata una discussione quasi surreale: voucher a metà prezzo sì o voucher a metà prezzo no? Purtroppo qualcuno ha già iniziato a mandare proposte ai clienti nella sua mailing list. Per me la risposta è no, anche se per trarvi in inganno e per farla sembrare una roba di livello alto qualcuno chiamerà bond, oppure Commercial dining cheque, questi voucher.

Il cui meccanismo è semplice: pagare ora (con una significativa riduzione del prezzo) e consumare entro la fine dell’anno. Il vantaggio del ristoratore è quello di incassare qualcosa in un periodo drammatico, in cui comunque gli stipendi devono essere pagati. Il vantaggio del cliente è quello di spendere la metà, anche in posti pluristellati. I motivi del nostro no sono tanti e chi ci segue sul nostro sito può già intuirli senza leggere le prossime righe.

Il primo. Se andate da Louis Vuitton non vi regalano una borsa dopo ogni borsa acquistata, e nemmeno avete il diritto ad un portafogli in omaggio. Questa promozione da supermercato sminuisce e addirittura svilisce un prodotto, a meno che non sia un formaggetto o un detersivo. Certo, si ha la possibilità di fare cassa subito e oggi la liquidità immediata vale oro. Ma a quale costo, in prospettiva? 

Il secondo motivo è legato alla percezione della clientela. Tradotto: se ora mi fai pagare 100 quello che prima costava 200 vuol dire che tu ci guadagni anche facendomi pagare 100, ovvero prima mi fregavi il resto dei 100. È una bella immagine quella che si dà? Sicuramente no. Siccome la gran parte dei ristoranti di livello si basa (anche) sull’immagine e sulla reputazione, diciamo che si rischia grosso. Qualcuno dirà che in tempo di guerra si bada meno alle sottigliezze, ma queste per i locali di lusso (e nemmeno per le pizzerie, a dire il vero) non sono sottigliezze.

Terzo motivo. Solitamente chi può spendere 100 euro per una cena ne trova anche 200. A quei livelli, superata la barriera dei 50 euro a testa (facciamo 70) diventa meno una questione di prezzo e più di voglia di andare in quel determinato posto. Il prezzo è quindi quasi ininfluente, per cui le persone con una buona disponibilità economica preferiranno aspettare e prenotare quando tutto sarà aperto.

Quarto motivo. E se quel ristorante non aprisse più, o se chiudesse entro la fine dell’anno? Ovviamente speriamo vada tutto bene, però mettiamo il caso: cosa succede? Vieni rimborsato? Siamo sicuri? No. Qualcuno propone delle garanzie di rimborso: sì, campa cavallo.

In tutto questo sguazzeranno i molti giornalisti enogastronomici che di sicuro sposeranno in pieno la faccenda, perché Commercial dining cheque suona bene, fa sentire tanto emancipati e preparati. Tanto il prezzo del loro voucher è sempre zero.

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16 commenti

  1. lo ha appena lanciato il pub sotto casa mia, un Bond Beer a tasso fisso (paghi 100, consumerai per 120 + tasso interesse cioè un numero fisso di birre come bonus) e uno a tasso variabile (paghi 100, consumi 120 + tasso a decrescere, man mano che passa il tempo alla riapertura si hanno meno birre cme interesse)… Io ho suggerito un bond di tipo diverso, pago 120, consumerò per 100 + tasso variabile crescente, riapri dopo 1 mese, 2 birre bonus, dopo 3 mesi 5 birre bonus…. tra un anno 20….. almeno sopporto il rischio default…..

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    1. Ecco, al di là del tasso non vedo purtroppo fra sei mesi le birrerie piene di gente desiderosa di stare a un metro di distanza e con la mascherina… il tarlo della paura vale più di qualsiasi provvedimento o revoca dello stesso… mi sembra che sia più pericoloso passare per un ospedale o una casa di riposo che per un bar, comunque.

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      1. l’ho sottoscritto più che altro perchè ci vado da sempre e mi dava impressione che potesse aiutarli in un periodo nero dove con le consegne a casa (di qualche pub food) forse forse coprono una parte minima di spese….

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  2. Non sono d’accordo con quasi tutto quello esposto nell’articolo.

    Se ristoranti costosi fanno pagare la metà, è perché cercano quantomeno di pagare (parte del) le spese, e non vuol dire necessariamente che prima ti inculavano.

    Chi spende 200€ li spende sempre, ma chi l’ha detto? In tempi di vacche grasse ho speso anche di più, dopo la crisi del COVID, le terribili perdite in borsa e altri cazzi mi va bene anche spendere 70€.

    Il paragone con LV non lo capisco, avrei scelto una gioielleria perché un ristorante di lusso non è paragonabile a un gruppo miliardario detenuto da azionisti e gruppi industriali. Ovvio che LV non ti deve regalare borse per sopravvivere..

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  3. Avendo lavorato anni nella ristorazione posso dire con certezza che il ristoratore “incula” sempre il cliente. Ma è un inculata accettata anche dal cliente essendo il ristorante un bene non di prima necessità. A parte qualche malato di masterchef credo che sia chiaro a tutti che qualsiasi piatto se pagato più di 15/20 euro in realtà è un “inculata” legata a vari fattori.

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    1. Straquoto! Ma del resto era stato specificato già nell’articolo che non paghi il mangiare ma il piacere di fare il figo per una sera…

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      1. Che non è un piacere da sottovalutare comunque 😀

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        1. Non lo metto in dubbio, soprattutto per i parvenue o per chi deve far colpo sul troione di turno (sulla collega d’ufficio fa meno effetto, per ovvi motivi…) più che per gli habituè passare una serata di un certo tipo è sicuramente un’emozione.
          Basta che la piantino di menarcela col filetto di trota alla crema di Nutella fritta nello strutto su letto di chicchi di caffè di zibetto al naturale e spolverata di sabbia del deserto di Gobi, 17 centigrammi di porzione a 165€ a persona (bevande escluse, ovvio).

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          1. Un piatto cosi lo proverei comunque! Anche se sarebbe difficile scegliere il vino giusto..

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            1. Con uno Chablis vai sempre sul sicuro, ti salva pure dai crostoni di Cracco spacciati per pizza…

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    2. Ok signori, ma da cosa si evince come e quanto veniamo inculati?

      Un piatto cucinato con ingredienti ricercati da un cuoco con 35 anni di esperienza (per esempio) può costare molto più di 20€, e restando relativamente onesto.

      Poi ovvio che ci deve essere un profitto, se no come fa la struttura a stare in piedi? Ogni volta che qualcuno contesta il costo del servizio millantando il supposto costo del materiale grezzo, mi viene voglia di rispondere “e allora fallo tu..”

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      1. Verissimo, dopodiché tra il regalo e l’inculata ci sono mille gradi intermedi… 😉

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        1. Vero

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          1. Certo, però c’è pure dire che se lo stesso identico piatto cucinato da un cuoco con meno nome ma altrettanto bravo lo metti a 18 euro ricevi un sacco di lamentele sia sul prezzo che per la qualità.
            Il guaio degli chef superstar è che hanno sdoganato l’idea che la cucina sia arte ma non è così. Se io copio un Picasso non sto facendo arte, se copio un piatto di un grande chef invece sto facendo qualcosa della stessa qualità.

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  4. tra l’altro questa è una cosa che si presta benissimo ad una intermediazione, sia da parte di chi fa da Lead Manager del bond (vado da Bartolini Mudec gli piazzo li 200k euro in cambio di 400k di cene e poi la lista prenotazioni la gestisco io in esclusiva quando riapre) sia da parte di un eventuale broker che da liquidità al sistema,

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    1. Si, ma Paolo, siamo in Italia…..ricordati l’esempio che avevo fatto dei video turistici per le strutture 5 stelle…..sei troppo avanti! 😛

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