Smart working di classe

I tanti discorsi sulla bellezza dello smart working, oltre che sulla sua necessità in questo periodo, di solito evitano di sottolineare come questa opportunità sia riservata soltanto ad alcuni ceti sociali: per la natura dei lavori, come è ovvio (un muratore non può lavorare da casa propria come un giornalista), ma anche, in caso di lavori comparabili, per la reale vivibilità delle abitazioni. Parafrasando Catalano, visto che facciamo riferimenti solo per over 40: meglio lavorare in compagnia del gatto in una casa di 120 metri quadrati che in cinque umani in una da 70, mentre il bambino piange e la nonna fa il sugo.

Un’inchiesta del New York Times, fatta attraverso le statistiche su 15 milioni di device, ha dimostrato che nelle zone più ricche lo ‘Stay home’ è stato più facile e più immediato che nelle altre, e non c’è bisogno di spiegare perché. Chi ha case migliori è nella media più incentivato a rimanere a casa senza considerarla una prigione, da qui questa sorta di autoquarantena di classe: mentre la suburra va fuori di testa e corre a grigliare sfidando vigili e trasmissioni televisive, i fighetti (dobbiamo dire noi fighetti) stanno a casa a dare lezioni di senso civico in attesa di rimettere l’auto in doppia fila con il motore acceso.

È un discorso che prescinde dall’emergenza attuale, perché in un periodo di tempo limitato e con obbiettivi chiari (evitare il collasso del sistema sanitario, per dirne uno) le misure coercitive diventano accettabili da quasi tutti. Ci riferiamo ai prossimi mesi, se non ai prossimi anni, quando bisognerà convivere sia con la razionale paura del contagio sia con l’irrazionale ossessione di evitare qualsiasi posto frequentato da esseri umani. Dal fondo del bar ci dicono che i ricchi di solito se la cavano meglio dei poveri, ma anche che un conflitto di classe non è più fantapolitica. Un governo autoritario, senza problemi di elezioni o roba simile, è il più indicato per gestirlo. Insomma, #andràtuttobene, ma per noi.

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25 commenti

  1. E i cinque umani in 70 metri quadri sono anche più penalizzati dal fatto che in Italia le scuole pare rimarranno chiuse fino a settembre, sarei curioso di sapere chi tiene i bambini tutta estate durante la mitica fase due. In Spagna si parla di rimandare i bambini a scuola a Giugno, come mi sembrerebbe normale fare in una situazione straordinaria, anche solo per il fatto che l’istruzione dei più giovani dovrebbe essere le base del futuro dell’Italia, no?

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  2. Direttore, lasciamo perdere lo smart working con un bambino di 2 anni e una di 4 mesi. Ho implorato una giornata d’ufficio, domani finalmente ci vado.

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  3. anche se con spazi e organizzazione di cui non dovrei lamentarmi grazie al cielo vengo in ufficio tutti i giorni, strade deserte, traffico zero (evito la moto per timore di infortuni) e lascio la moglie a casa in smart working con i miei gatti… vedo poche facce (ne abbiamo lasciati a casa il più possibile in smart) e non posso che mangiare in ufficio senza altre relazioni umane ma è già una valvola di sfogo… arrivo al giovedì che desidero weekend come non mai, la domenica mattina già fremo per tornare in ufficio…. sto sinceramente sclerando….

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  4. Avevo cercato di dirlo molti giorni fa a proposito della cosiddetta “didattica a distanza”, ma vale per ogni forma di smart working. Il covid19 non sta affatto livellando la società, come qualche filosofo da tastiera stava teorizzando, al contrario la sta sempre più dividendo in privilegiati e svantaggiati, sia economicamente che socialmente, accentuando ad ogni settimana che passa differenze che io penso saranno difficilmente colmabili, almeno nel medio periodo. Inoltre, c’è anche una terribile conseguenza psicologica. La povertà non è mai povertà assoluta, ma povertà relativa. Chi non ha ciò che hanno tutti gli altri che stanno intorno a sé, vive una condizione di povertà percepita – che spesso è anche povertà reale, intendiamoci. Queste differenze sono devastanti quando non si tratta solo di avere o non avere l’ultima generazione di smartphone, ma di lavorare in condizioni accettabili, in condizioni inaccettabili o non lavorare affatto. Si dice che non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere, ma se quello che stiamo vivendo non apre gli occhi sulla realtà profonda del nostro paese, allora non so cosa potrà farlo.

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  5. Ma é ovvio che dipenda da vari fattori. In primis dalla tipologia di lavoro.
    Pensate solamente ai device: diverse imprese non permettono che si lavori da casa col proprio computer/smartphone (protezione dei dati, ecc.), che quindi dovrebbe essere fornito dal datore di lavoro. E in pochi sono attrezzati.
    Detto questo una buona fetta di quello che una volta era chiamato terziario potrebbe essere riconvertita senza grossi traumi.

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  6. “…Chi ha case migliori è nella media più incentivato a rimanere a casa senza considerarla una prigione…”

    🧐😎😘

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  7. Case migliori ok, ma quelle grandi secondo me rischi l’effetto Shining e rimpiangi l’appartamentino.

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    1. #ancheno

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      1. Isolati in un casone? Si vede che non vi è mai capitato. Anche a me, però immagino…

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        1. Che significa “isolati in un casone”?! Non è che l’alternativa sia tra monolocale e castello della Loira, eh?!

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          1. In una situazione come questa sei doppiamente isolato in una casa molto grande. Anche a me piacerebbe averne una, ma se non posso invitarci della gente a cosa serve? E’ un discorso logico.

            Non sto parlando di una situazione normale, ma di una situazione di isolamento. In una casa molto grande io mi sentirei isolato il doppio se avessi attorno enormi spazi vuoti.

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            1. Magari è soggettivo, ma credo che chiusi in casa gli spazi siano uno sfogo irrinunciabile, soprattutto per il movimento possibile e per evitare il senso claustrofobico del lockdown (penso ad esempio a queli che abitano a Milano solo per lavoro e adesso sono bloccati in un monolocale o un bilocale in affitto). Poi certo, se uno soffre di agorafobia dirà esattamente il contrario.
              Però ad esempio, in questi giorni so di gente che griglia addirittura sul balcone, un mio amico l’altro giorno postava una foto della sua sdraietta messa sul terrazzino commentando che in momenti come questi anche il da lui sempre ignorato terrazzino fa la differenza.
              Ecco, se penso a casa mia e al terrazzo (che già normalmente è uno “sfogo” notevole da aprile a ottobre, e su cui in questo periodo giro addirittura in bici) direi che personalmente no, lo spazio non mi dà alcun disagio, anzi…

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              1. Per fare un esempio, sto vedendo i giocatori dell’Inter che sono isolati nei loro appartamenti uno in faccia all’altro, che si parlano e se la ridono dalle finestre. Fossero super isolati ognuno nei loro villoni secondo me vivrebbero una situazione più pesante.

                Secondo me dicono: “Fortuna che non abbiamo preso un villone…”

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                1. Appunto, l’esempio a cui ti riferisci è il castello sulla Loira…..

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                  1. Ma anche la casa che era dei miei nonni, che è bella grande, col terreno intorno… Se oggi i miei mi dicessero: “Ti diamo le chiavi, vuoi andare là?” direi di no, me ne sto qui nel mio appartamento.

                    La casa dei miei nonni non è il villone delle celebrities, e il mio appartamento non è quello dei giocatori dell’Inter. Ma il concetto è lo stesso.

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                    1. Poi penso che dipenda molto anche da come si è abituati. Io che sono cresciuto negli appartamenti non ho alcun problema a starci. Se crescevo come Richie Rich magari stavo tranquillo anche a camminare da solo per la mia reggia isolata.

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  8. Io ammetto candidamente di godermi alla grande questo periodo di quarantena. Mi evito 2 ore e mezzo di commuting al giorno, non ho mai passato cosi’ tanto tempo di qualita’ con mia moglie e i miei figli, i membri dei miei team lavorano il doppio da casa visto che si annoiano e non possono andare a cazzeggiare sul lungomare di Viareggio, c’e’ una pace e un silenzio irreale e quando mi affaccio dal balcone di casa, Firenze sembra dipinta da quanto e’ pulito il cielo.
    Se non fosse per l’impatto economico mondiale e per il fatto che non si puo’ viaggiare, firmerei per fare alcuni mesi cosi’.

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    1. COMMUTING
      ma come parla? Le parole sono importanti. (Cit.)
      😅

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      1. Ammetto che non mi veniva una parola in italiano che riassumesse lo stesso concetto e per pigrizia ho messo quella in inglese.

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  9. “Chi non ha ciò che hanno tutti gli altri che stanno intorno a sé, vive una condizione di povertà percepita ”
    Povertà percepita un’ostia, rivendicazione della meritocrazia e delle pari opportunità piuttosto

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  10. Qualcno leghi Italo che tra un po’ passiamo direttamente alla contestazione della proprietà privata! 😀

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  11. io lavoro da casa sempre ma ora coi bambini tra i piedi è più difficile, in più la grande è in terza elementare e fa lezione a distanza, essendoci un solo computer va a casa dei nonni a fianco, poi ci sarebbe il piccolo all’asilo dove pure hanno istituito degli incontri a distanza nei quali il genitore deve esserci per forza, in quel caso devo cedere computer e sedia. per fortuna mia moglie lavora fuori casa e quindi non impegna anche lei una device, ma altrimenti come si farebbe? con due figli grandi e due adulti lavoratori da remoto come possono pretendere che ci siano 4 pc in una casa?
    a parte il costo, c’è proprio lo spazio che manca per impilare i 4 portatili, e li si che ci vorrebbe il castello!

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    1. Ecco, il grosso problema di questi giorni è anche l’approvvigionamento di materiale atto a lavorare/studiare a distanza.
      Io sono un privilegiato visto che ho a disposizione 5 PC portatili e 1 fisso (per 5 persone sono sufficienti) e sufficiente spazio dentro e fuori casa (con queste temperature lo smartworking in giardino tra la magnolia e il ciliegio è una figata), ma capisco che ci sia chi non ha sufficienti mezzi informatici per affrontare l’emergenza.

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      1. verissimo, cercavo una webcam che me ne sostituisse una che funziona maluccio su uno dei pc di casa e amazon ha tempi di consegna biblici su certi articoli prime o non prime, non parliamo di altri negozi on line…

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  12. il mio commuting consisteva (e sperò consisterà) in 10 minuti in bici (o 20 a piedi quando pioveva) ed era una degli aspetti piacevoli della giornata… ho sicuramente del tempo libero e cerco di sfruttarlo allenandomi in casa.
    A device siamo apposto (4 su 4) , a spazi appena sopra il limite, il giardino condominiale non lo usiamo, i due terrazzi garantiscono un minimo di sole e luce.
    Mi manca maledettamente attività all’aria aperta, ma soprattutto soffro per i figli che sembrano essersi abituati in fretta, ma non è vero. Io capisco il lockdown, capisco e condivido la chiusura delle scuole a tempo indeterminato. Meno condivido il fatto che il governo se ne fotta completamente dei nostri ragazzi. Perchè questo stanno facendo, o meglio danno l’impressione di farlo.
    Ieri (o ieri l’altro) alla conferenza di Borrelli, dopo che l’esperto raccontava di quanto la situazione fosse in miglioramento, di come ci si stesse preparando alla fase 2 , alla riapertura e blablabla.. a domanda esplicita , “avete pensato a quando e come gestire la riaperture delle scuole?” …. la risposta quasi scocciata, come se la domanda fosse provocatoria… “eh ma siamo ancora nella fase 1 ?!?!?”
    Onestamente, andatevene a fanculo…

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