L’auto contro il fascismo sanitario

Nel mese di marzo il mercato dell’auto in Italia è crollato dell’85,4% rispetto al marzo 2019, come era logico. Si parla di immatricolazioni, non di ordini, e quindi aprile potrebbe essere anche peggiore. Non è solo un problema di potenziale clientela, ma anche di produzione visto che molte fabbriche sono chiuse e la fornitura di molti componenti (si pensi solo all’importanza della Cina per le batterie) è bloccata.

Ma quando l’attività industriale ripartirà a pieno regime, quale sarà il ruolo dell’auto delle nostre vite? Qualche numero. Secondo l’Istat l’auto è usata per il 63,5% degli spostamenti degli italiani, sommando conducenti e passeggeri. Una percentuale che diventa del 75% circa se si prendono in considerazione soltanto gli spostamenti per lavoro. Quanto ai mezzi pubblici, urbani ed extraurbani, sono utilizzati per quasi il 14% degli spostamenti per lavoro, con il dato che ovviamente cresce di molto nelle città più grandi.

Cosa vogliamo dire? Che le future limitazioni all’uso dei mezzi pubblici, fra distanziamento, prenotazioni e tutto il resto, farà scendere di moltissimo quel 14%. Personalmente non prendiamo più un mezzo pubblico da un mese, quando prima ci capitava 3 o 4 volte al giorno. Il punto è quindi quanto del 75% potrà diminuire per l’utilizzo massiccio di lavoro a casa (da oggi ci sforzeremo di non chiamarlo smart working), per non tornare ad un’Italia congestionata dal traffico e dall’inquinamento. Stiamo parlando di lavoro, ma il discorso è ancora più valido per gli spostamenti non necessari: per andare al cinema (…) chi mai rinuncerà all’auto, se l’alternativa è stare due ore in coda per il proprio turno sui mezzi pubblici?

Insomma, l’auto sarà un mercato con tendenza negativa ma secondo noi ha ancora qualche buona carta da giocarsi, a partire dalla sua caratteristica che ci ha sempre affascinato maggiormente: l’indipendenza, diciamo pure la libertà. In questo fascismo politico-sanitario, approvato dalla maggioranza della popolazione come del resto quasi tutti i fascismi, in cui si discute tranquillamente di braccialetti elettronici per gente incensurata, non è una cosa da poco. Meglio una coda in più a Cormano che un cretino in più che ti spia.

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17 commenti

  1. La gente mette i propri dati in scioltezza per poter avere la risposta dalle app “Scopri che tipo di cane sei” oppure “Scopri che tipo di betoniera sei” e dovrebbe allarmarsi se vogliono tracciare i contagio? Please.

    Con il blocco della circolazione sono crollati anche gli incidenti stradali. Se non è una buona notizia questa.

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    1. Occhio che adesso qualcuno potrebbe dire “sono calati gli incidenti, possiamo smettere di mettere la cintura di sicurezza”.

      P.S.: tutti quelli che scrivono qui dentro hanno ceduto un pezzo della loro privacy a qualcuno.

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      1. Anche io ho paura ce possa comparire uno Sportello a caso.
        Anche se lui compare di solito al venderdi’ quindi dovremmo stare tranquilli. Lui e’ come Gandalf: “All’alba del quinto giorno guarda ad est” 🙂

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        1. Tu invece sei la Nottola di Minerva

          Non ricordo nulla del Belisario pensiero tantomeno bizantinismi

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          1. E’ gia’ venerdi’?

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            1. No, sei tu Venerdì

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    2. Belisario pure l’inquinamento è calato, ma è sicuramente merito dello spegnimento delle caldaie…

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    3. Do i dati volontariamente a chi ne ho voglia io, mica me lo impone nessuno. E’ questa l’enorme differenza.

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  2. “La gente mette i propri dati in scioltezza per poter avere la risposta dalle app “Scopri che tipo di cane sei” oppure “Scopri che tipo di betoniera sei” e dovrebbe allarmarsi se vogliono tracciare i contagio? Please.”

    Giustissimo quello che dici
    Dopodiche qualche dubbio su questa app io me la sto facendo venire. (ma,ripeto,è legato solo alla app in particolare)

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  3. Capitolo auto: riflessione interessante, però chi non vorrà prendere mezzi pubblici (o anche chi faceva car-sharing verso il lavoro, e magari si sentirà meno “tranquillo” a farlo nei prossimi mesi) avrà i soldi per comprare una macchina? dobbiamo aspettare\temere incentivi?

    Capitolo app: la battuta sulla privacy di cui la maggior parte di noi non si cura nella maggior parte delle interazioni digitali ci sta. Dopo averla fatta, possiamo anche ragionare sulla differenza tra servizi che gestiscono dati (alcuni sensibili, altri meno) di qualche (centinaia di) migliaia di utilizzatori, e altre che puntano (per essere efficaci) a qualche milione di utilizzatori e che vedono il Governo tra gli sponsor.

    Leggendo qua e là mi sembra che uno dei punti caldi sia la scelta di uno standard che raccoglie i contatti tra gli utenti in maniera centralizzata, invece che in locale (sulla memoria del singolo device) (ok, l’ho scritto da utonto, magari qualcuno con un background tecnico potrà confermare o correggere)

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  4. Ottimo, torniamo tutti a muoverci chiusi al sicuro delle automobiline così finalmente possiamo tornare a contare i morti senza conferenze stampa serali e senza che nessuno si caghi sotto

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  5. Premesso che per me i nostri comportamenti saranno influenzati sul breve periodo, ma non sul lungo (alla Cast Away per dire), in città medio piccole più che l’auto credo si userà molto la bici (anche elettrica) e si preferiranno spostamenti brevi: la riscossa delle piccole botteghe contro i centri commerciali e dei cinema storici contro i multi sala.
    La macchina la vedo utile per gli spostamenti medio lunghi all’interno dei confini nazionali, l’aereo solo per viaggi lunghi e indifferibili.

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    1. Il Comune di Milano in questo senso ha dato una risposta abbastanza chiara che avrà fatto venire gli eritemi sulla pelle a chi ritiene che la risposta al fascismo sanitario sia il nazismo automobilistico…

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      1. Cioè? Che dice Sala?

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          1. E qui l’assessore Granelli:

            https://www.facebook.com/marco.granelli.75/posts/10222722092230028

            “L’altra grande azione è compiere un salto di qualità sull’utilizzo della bicicletta. Per questo stiamo mettendo in campo un’azione straordinaria di realizzazione di percorsi ciclabili e di zone 30. Stiamo predisponendo atti e progetti per mettere in strada circa 35 km di nuovi percorsi ciclabili, da aggiungere ai poco più di 200 già esistenti, in un tempo compatibile con l’emergenza. E i primi saranno realizzati in maggio e giugno 2020. Tre sono le modalità alle quali abbiamo pensato. La prima è fare percorsi ciclabili e pedonalità che allarghi i marciapiedi dove è necessario camminare meno fitti, nel minore tempo possibile, in sola segnaletica. Significa tracciare in strada, lungo le principali direttrici, percorsi ciclabili lungo i marciapiedi, e tra il marciapiede e la sosta, e disegnare allargamenti dei marciapiedi laddove più stretti. Ci abbiamo già provato in qualche iniziativa di urbanismo tattico, e funziona. Un primo esempio sarà l’asse tra piazza San Babila e Sesto Marelli lungo corso Venezia, corso Buenos Aires, viale Monza. Una seconda modalità sarà utilizzare i controviali di assi della nostra città facendoli diventare zone 30 e far circolare le biciclette insieme con gli altri, ma in migliori condizioni di sicurezza e a bassa velocità. L’esempio è l’asse da piazzale Lagosta nel quartiere Isola fino al Parco Nord lungo viale Zara e viale Testi. Una terza modalità è insieme fare percorsi ciclabili e mettere in sicurezza strade e incroci lungo alcuni assi. Un mix di segnaletica e struttura L’esempio è l’asse tra piazza Bande Nere e Bisceglie lungo via Legioni Romane, via Berna e via Zurigo, con ciclabile in segnaletica tra marciapiedi e sosta e messa in sicurezza degli incroci con allargamenti dei marciapiedi e sicurezza degli attraversamenti pedonali. L’idea è anche che questa compresenza di segnaletica e struttura limitata alle parti essenziali, può essere la modalità per i nostri quartieri: fare zone 30 in questo modo ad esempio al quartiere Forlanini o Corvetto o all’Isola. “

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  6. El socialismo puede llegar solo en bicicleta (José Antonio Viera-Gallo Quesney, 24enne sottosegretario alla giustizia in quota socialisti nel governo Allende, aiutato da Sodano a fuggire dopo l’11 settembre e da Craxi a rimanere in Italia, variamente ambasciatore e ministro del Cile dopo l’abbandono di Pinochet)

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