Il valore di Pavarotti

Luciano Pavarotti è stato un grande tenore? Non abbiamo la cultura e preparazione sufficiente per poterlo giudicare dal punto di vista tecnico ed espressivo, ma certamente possiamo sostenere che sia stato il tenore più popolare al mondo per almeno tre decenni, ossia da quando uscì dalla cerchia dell’Opera per conquistare le classifiche generaliste.

L’anno decisivo è stato probabilmente il 1990 quando a marzo l’album The Essential Pavarotti entrò direttamente alla prima posizione nella classifica dei più venduti nel Regno Unito. Una prima posizione coperta per quattro settimane, alternandosi con la seconda, restando poi in classifica per un totale di 72 (settantadue) settimane.

Intendiamoci, Pavarotti era già una star mondiale, vincitore del suo primo Grammy nel 1977, ma certamente non gareggiava con gli idoli dei teenager in termini di riconoscibilità. E se in precedenza aveva fatto già la sua comparsa nelle chart britanniche così come di altri Paesi, non c’è dubbio che il suo volto e voce divennero un simbolo universale a 55 anni nel 1990, ancor più dopo il concerto dei tre tenori svoltosi a Roma il 7 luglio con José Carreras e Placido Domingo, che fece fare un ulteriore salto all’immagine popolare di Pavarotti (oltre che degli altri due tenori).

Un termine, popolare, che lo identifica(va) al meglio, in senso buono. Se esiste il sospetto che il pubblico dei puristi dell’Opera non fosse (e non sia) lo stesso di chi acquista un disco di Pavarotti con le arie e canzoni più famose, è altrettanto evidente che senza quei dischi e concerti non sarebbe stato possibile ‘sdoganare’ un mondo considerato colto portandolo in quello più pop(ular) e ormai anagraficamente lontano dall’epoca del bel canto in cui non appariva ‘superato’ esprimere la voce in un certo modo.

Nel 1992 è poi partito il progetto benefico Pavarotti & Friends con mix non sempre riusciti tra classico e moderno, proseguito per una decina d’anni parallelamente ai concerti con gli altri due tenori, oltre che ad esibizioni sempre più di massa in parchi e arene davanti a centinaia di migliaia di persone. La scomparsa nel 2007 ha poi alimentato ulteriormente il mito di Pavarotti, fino al docufilm del 2019 diretto da Ron Howard, e in onda questa sera su Raiuno. Insomma la domanda se sia stato o meno un grande tenore non appare fondamentale nel momento in cui ci si rende conto che in realtà Luciano Pavarotti è stato ben più di un semplice tenore.

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20 commenti

  1. Carreras > Pavarotti ha sempre sostenuto la buonanima di mia mamma appassionata di lirica (o era mio zio anche lui appassionatissimo)

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  2. Non so niente di lirica, ma anche i puristi pur disprezzandolo (da ben prima della svolta pop) e i più beceri loggionisti gli riconoscevano un bel timbro e soprattutto una dizione perfetta, rarissima anche ad alto livello. Uno degli italiani più famosi nel mondo di tutti i tempi, con il torto di avere troppo successo

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    1. Non c’é niente da fare: il binomia lirica + italia é un prodotto che fa successo, soprattutto all’estero (indipendentemente dalla qualitá del prodotto).

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      1. Beh è scontato, la lingua della lirica è l’italiano

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  3. Il Crujff dei cantanti lirici. One of the greatest if not the greatest.
    Non aveva piu’ nulla da dimostrare nel suo campo, da parecchio, e giustamente ha esteso i propri confini.
    Come tutti i grandissimi diventa ancora piu\ grande quando va a “vincere” altrove.

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  4. Vado per il solito record di meno, stavolta nemmeno mi preoccupo di chiedere ai troll occupati col Covid se posso esprimere la mia opinione per poi sentirmi rispondere dalla Corte che il troll sono io, che peraltro sono l’unico che conosce l’argomento da poter esprimere un parere tecnico (ammetto che questa l’ho scritta per guadagnare subito un -10 in partenza, i tempi di reazione nello stacco dai blocchi sono fondamentali).

    Inanzitutto spiace veder ridotta la questione ad una mera questione di visibilità presso massaie e uomini della strada (le famose tovaglie a quadretti biancorossi, del resto non fosse stato per “Pavarotti and Friends” adesso staremmo molto probabilmente commentando un articolo su Recoba o i Righeira), secondo la massima per cui se miliardi di mosche mangiano merda deve essere per forza buona. I dischi citati in realtà non hanno aggiunto niente e Pavarotti resta un tenore perchè non è che a fine carriera si sia dato al balletto o al death-metal, anche le sue digressioni più trash lo hanno sempre visto esibirsi in quello che era il suo ruolo: tenore lirico, punto. Pavarotti era Pavarotti anche prima della deriva pop-trash di certa eventistica e relativa discografia, come capita solo ai più grandi: la massaia che non seguiva il calcio magari non sapeva chi fosse Falcao ma Maradona sì, così come Greg Louganis è un sinonimo di tuffatore anche per il canottato che non sa un cazzo di nuoto e tuffi (magari usato come metafora per trollare su Nedved o Inzaghi), Cicciolina la conoscono di nome anche le bigotte dell’oratorio mentre Sasha Grey magari no e così via.

    Non ha ceduto al pop, anche perchè non ne aveva motivo avendo i mezzi per fare il tenore vero (adesso arriva il fenomeno a spiegare che la definizione di tenore è una questione di estensione ed altezza vocale, che è come dire che se Stockton si fosse dato al calcio sarebbe rimasto comunque un playmaker…). Dal punto di vista tecnico non è stato il più grande di tutti i tempi e nemmeno il secondo o il terzo probabilmente, come scrive il Direttore aveva sicuramente un grande timbro (sia a livello quantitativo che qualitativo) e soprattutto una grande potenza (in questo sì potrebbe aspirare al titolo di numero uno di sempre). Queste due caratteristiche gli hanno permesso di calcare i palchi della lirica vera, a differenza di mezzeseghe tipo Bocelli (che infatti canta al Metropolitan, che sta al Teatro alla Scala come il Parmesan di Stoccarda sta al Parmiggiano Reggiano…), per non parlare del simil-Bocelli Alberto di Amici, ed entrare nell’immaginario collettivo ben prima della deriva pop-trash da vecchio annoiato.

    Giusta la precisazione di Leonto ma ha poco senso buttarla lì così, perchè superiore è una definizione generica che qui invece andrebbe contestualizzata: dal punto di vista tecnico-vocale sì, Carreras era superiore, da quello della riconiscibilità del timbro e della potenza era superiore Pavarotti (cartina di tornasole: fate ascoltare ad un passante le tre voci e l’unica che riusciranno ad identificare sarà quella di Pavarotti…).

    Ha poco senso anche il parallelo di Belisario, visto che Pavarotti semmai è stato un Gullit o un CR7 per i motivi detti (sia a livello tecnico che a livello di immagine), poi in alto c’è la fascia dei Di Stefano, Del Monaco, ecc.

    Alcune curiosità:

    – dagli addetti ai lavori è sempre girata la voce di una persona brusca e poco a modo nei confronti delle persone, il che ha fatto montare il classico stereotipo del vip che apre simpatico in tv e poi nella vita se la tira ed è uno stronzo. In raltà Pavarotti era freddo nei confronti degli addetti ai lavori e soprattutto in chi gli girava attorno per convenienza, mentre con gli amici veri e le persone comuni ha sempre avuto un approccio molto “emiliano”.

    – Pavarotti non sapeva leggere la musica, cosa che può apparire strana ma non è così raro tra i cantanti. Anni fa uscì questa notizia e vari giornalisti montarono il caso col solito metodo sensazionalistico, dovutamente perculati dagli addetti ai lavori dell’ambiente. Presso cui tali “critici” persero anche quel minimo di credibilità (mediamente tra i critici musicali si fatica a trovarne uno che conosca la musica, difatti – basti osservare una qualsiasi edizione di Amici – sparano cazzate senza senso che con la musica non c’entrano nulla…), dato che tra gli stessi critici il 90% non saprebbe leggere un pentagramma.

    – per l’angolo del chi se ne frega: ricordo una cena a casa mia con ospiti tra gli altri Pavarotti ed un soprano ungherese con un odioso barboncino isterico (come solo i cani di piccola taglia sanno essere, eccetto i gatti…). Soprano vero e propria milfona giunonica di livello, ancora oggi fatico a ricordare un solo discorso o una sola frase di Pavarotti quella sera ma la milfona la ricordo ancora benissimo (che poi adesso dico milfona per me che all’epoca era bambino, ma magri allepoca lei aveva la mia attuale età o anche qualche anno in meno…).

    – per molti il più grande di sempre è Di Stefano (Giuseppe, non Alfredo…), peraltro idolo dello stesso Pavarotti per alcune caratteristiche che peraltro li hanno accomunati. Un po’ come Pedernera e Di Stefano (Alfredo, non Giuseppe). Tra questi ci sarà sicuramente qualche blogger di Ultimotenore e magari ha pure ragione, però me lo deve dire uno che li ha sentit entrambi cantare dal vivo lavorandoci assieme…

    – alla presentazione della Ferrari, di cui abbiamo parlato recentemente anche su Indiscreto, l’azineda aveva chiesto la disponibilità del Teatro Pavarotti di Modena per l’evento. Evento poi spostato a Reggio con la scusa dell’anniversario della abndiera italiana, in realtà toppo messa in fretta e furia perchè il Direttore del teatro modenese rispose (senza peraltro nememno consultare la famiglia o la Mantovani…) “l’evento non è in linea con la cifra stilistica del nostro teatro”. Oh, il Teatro Pavarotti di Modena, non il Tetaro alla Scala di MIlano o il Teatro Bolshoij di Mosca, il Teatro Pavarotti di Modena (che ha una certa notorietà solo per il nome di a chi è intitolato, perchè non è che Pearlman e Rostropovic se lo siano litigati…).
    Teatro di Modena, Ferrari, cifra stilistica. Ok…

    E adesso via alla gogna, se batto il record in cambio vi regalo un’analisi non richiesta sui rulli da ciclismo…

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    1. Dandy

      Sempre Mamma e Zio se ne sono sempre usciti con un “Eh ma Di Stefano” infatti .
      Poi su Carreras avevano sicuramente anche la simpatia dovuta al quasi moribondo se non erro
      Io non ci capisco nulla eh
      Annoto però che della loro età (quindi spannometricsmente classi che vanno dal 25 al 45 ) la lirica era culto totale anche per il popolino (parlo di gente che ha sempre fatto l’operaio tessile , per cui l’evento numero uno era andare all’Arena di Verona , in qualche caso con culo anche alla Fenice)

      Fra le donne sempre sentito parlare bene musicalmente della Callas (fuoriclasse )

      Poi sicuramente se fai altri nomi qlk mi viene in testa
      Per dire in questi giorni ho fatto ordine e ho trovato i librettini che credo dessero alle opere (che ho tenuto al loro posto ovviamente )

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      1. @Leonto:

        1) Beh, ma Carreras era comunque un nome sicuramente candidabile, non ho detto che fosse inferiore a Pavarotti, anzi, come ho detto dal punto di vista tecnico-vocale era anche superiore. Al di là degli affetti (Pavarotti era di casa, Carreras ci ho lavorato), di Carreras devo dire che mi strabiliò per l’educazione e la disponibilità. Di lui conservo un ricordo curioso in merito ad un altro aneddoto, il concerto alla Villa Reale di Monza annullato per pioggia, dove la signorile disponibilità di Carreras fu sprecata dall’approssimazione italiana. Da morir dal ridere, uan roba da capitolo di “Cronache da Cialtronia”…

        2) Certo che era culto totale, era una tradizione italiana in cui il paese peraltro eccelleva, un po’ come il ciclismo per dire. Radio e le prime tv ne trasmettevano a iosa, uno dei più fulgidi esempi in cui alto e basso convivono, cultura e mainstream, elite e pancia del paese. Certo, non mancavano gli effetti collaterali (ricordo su una rivista di mia madre un terrificante sondaggio “Più grande Claudio Villa o Pavarotti?!” che mia madre non ebbe il coraggio di sottoporre a mio padre…), ma quantomeno si era ancora nell’epoca in cui nessuno osava mettere sullo stesso piano novax e virologi, Gorni Kramer e Detto Mariano, De Sica e Alvaro Vitali, ecc.

        3) Hai detto un cazzo! Se sugli uomini c’è discussione, tra le donne la Callas è considerata la numero uno assoluta, la sua versione di “Casta diva” è nell’immaginario lirico collettivo più o meno come il gol di Maradona all’Inghilterra in quello calcistico! Giusto o sbagliato che sia, i fans della Tebaldi (visto che citi altri nomi) avrebbero da ridire sul fatto che il suo nome è stato ingigantito dal gossip onassissiano e forse non hanno nemmeno tutti i torti (con un mondiale 82 vinto da Zico e un Mardona eliminato ai quarti nell’86 come sarebbe il giudizio sui due? Boh…). In ogni caso la rivalità tra callassiani e tebaldiani (più ancora che quella tra Callas & Tebaldi stesse…) divise i loggionisti come Bartali & Coppi divisero il paese (tebaldiani tornati poi alle cronache ai tempi della Ricciarelli infuriati contro chi indicò la futura moglie di Baudo come l’erede della pesarese). Forse più grande la Callas, ma la Tebaldi sicuramente più amata dal pubblico (soprattutto fuori dalla scala ed in particolare al sud vedi San Carlo di Napoli, mentre alla Scala han sempre avuto una predilezione più per la Callas che però faceva risaltare le enormi prestazioni della Tebaldi a Milano che non risentiva di nessun complesso e raccoglieva applausi scroscianti).

        p.s.: conserva i libretti, c’è un collezionismo sfrenato su di essi…

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        1. Dandy
          Torno su Pavarotti un secondo
          La deriva Miss Sarajevo non inizio anche in contemporanea con qualche esibizione “non da Pavarotti” come tenore ? (Mi pare una proprio al Metropolitan) che diedero luogo al “Pavarotti finito” che si butta su altro
          In effetti , ma forse è solo condizionamento da quello che hai detto , e cioè che il forte di Pavarotti era il “motore” , forse la sentivo anch’io che Pavarotti aveva preso la deriva perché “non ghea fa più “ (che non toglie nulla al suo valore in assoluto eh)

          Tebaldi ovviamente sentita citata (e forse vista dallo zio in Arena)

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          1. Callas che è stata per anni cliente di mia nonna, ho ancora (forse) sue lettere e doni da qualche parte, chissà se valgono qualcosa

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    2. Sono un po” deluso perche’ vista la premessa mi aspettavo altro tipo di intervento.
      Tipo una demolizione assoluta di Lucianone riportato mestamente a quarto di destra del centrocampo formato
      da quelli de Il Volo.
      Invece era un intervento piacevole, misurato, intelligente e recante parecchio senso critico.
      Ti hanno hackerato l’account?

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      1. No, Mauro. É che io parlo sempre e solo di ciò che conosco bene. Per rifare il solito esempio difficilmente parlo di tennis e senza mai entrare troppo nel tecnico (il massimo che mi concedo é Fuentes nelle foto di famiglia Nadal sparito dai giornali) mentre sfido qualunque competente a contestare le mie asserzioni all’articolo su Fontana (Lucio, non Attilio).
        É che ormai qualsiasi cosa scrivo io viene presa per trollata per definizione (no Luke, non sto piangendo: ti sto proprio mandando a fanculo!) quindi ormai mi é impossibile scrivere un commento serenamente senza prendere la rincorsa.
        Vedi questione rulli o hiphop italiano (due ambiti in cui sono stato per motivi diversi rappresentante italiano, e non é una battuta…).

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        1. CVD

          Ciao Meno Uno, stammi bene…

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        2. Rappresentante italiano dell’hip hop?

          In che senso?

          Ah, e non ho capito la storia della Ferrari… chi ha rifiutato chi? 😀

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          1. Ma l’ho spiegato, la Ferrari voleva fare la presentazione al Teatro Pavarotti ma il direttore (del teatro, non di Indiscreto) ha rifiutato perché ha detto che “l’evento non è in linea con la cifra stilistica del teatro…”

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    3. Veramente a me un’analisi sui rulli interesserebbe parecchio (ma non ti ho messo meno uno)…

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  5. Dandy
    Alla fine sono andato su wiki per qualche nome (avevo il tarlo )

    Corelli e Del Monaco

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  6. Er Dandy. Condivisibili le analisi argomentate su Pavarotti versus Di Stefano ecc. Ma, a prescindere dalle loro storie diverse, periodi storici diversi, scelte stilistiche, e soprattutto pubblico radicalmente diverso, dove al tempo di Di Stefano, Del Monaco, Corelli ecc., era condivisa almeno nel popolo la distinzione tra i vari Giacomo Rondinella e Claudio Villa, che magari una piccola carriera tenorile leggera, senza infamia e senza gloria nei Teatri di provincia, avrebbero potuto ipoteticamente farla (?), ma soprattutto, nella mente dei sostenitori di Celentano e Morandi, contro Villa e Togliani, non passava nemmeno per l’anticamera del cervello di paragonarli agli artisti grandi Voci del Teatro Lirico, anzi, io ricordo perfettamente che ancora negli anni 1970, si distinguessero i cantanti dai cantautori, dove, giusto o sbagliato, il buon Antonello Venditti, Roberto Vecchioni, Lucio Dalla e Lucio Battisti, apparivano differenziati nettamente come cantautori e voci grezze e brutte, ma mettiamoci pure Fabrizio De Andre, ossia, pure cantando bene col microfono, si intende, però, un vezzo negli ascoltatori restava, e i fans dei Cantautori, cioè autori più o meno impegnati delle canzoni che poi cantavano, restavano in un’altra categoria, rispetto ai Cantanti delle canzoni altrui, che per questa ragione psicologica percepita, erano considerati invece, artisti puri della voce (Bobby Solo, Massimo Ranieri, Gianni Morandi ecc). Paragonare i cantanti lirici che hanno fatto carriera e storia negli anni di Enrico Caruso, prima star e modello di cantante discografico, richiederebbe migliaia di pagine e riferimenti, ma, secondo me e Tutti, se Pavarotti rimane il simpaticissimo e grasso tenorone italiano, che spara i nove do di petto nella Fille Du Reggiment, però, a prescindere dalla macchina pubblicitaria americana e i manager, molto simile nel meccanismo del Metropolitan che ha lanciato Di Stefano negli anni 1950, oltretutto il partner discografico delle opere liriche della Divina Callas, pure ricordata dal grande pubblico degli appassionati di Lirica, la Callas oggi sarebbe dimenticata come la Tebaldi e tutte le altre, e la Callas, è rimasta un mito esattamente col meccanismo di Marylin Monroe, la storia con Onassis, le varie cronache e il rifiuto di cantare per il Presidente Gronchi a Roma nella Norma, che è diventata famosa come opera, anche per quel rifiuto callasiano romano, poi, ancora il periodo storico delle ultime dive Hollywoodiane, che la Callas interpretò magnificamente. Per gli stessi motivi, oggi il pubblico della lirica non esiste più, tranne i pochi vecchi spettatori che aspettano di morire, uno dopo l’altro, se non affogati nellla merda spalata di Bocelli e il Volo, dove solo Bocelli, un povero ragazzo carino, ma cieco, che ai tempi di Giuseppe Di Stefano, avrebbe lottato per ottenere una scodella di brodo, rinchiuso in qualche Ospizio dei Poveri o Manicomio, dove si sarebbe esibito, al massimo in un coro, dove il solista in un teatrino di provincia, non avrebbe avuto le doti di una minima qualità vocale, allo stesso modo degli altri microfonati ragazzi del Volo, due di loro, il più alto e il più carino, fanno discretamente il verso tenorile impostato al microfono e imitato didascalicamente, con un timbro comune tipo POOH, mentre il più bruttino con gli occhiali (Piero?), dovrebbe fare ridere quando canta, in un pubblico tipo Corrida, perché sembra che in modo sballatissimo faccia un verso imitativo del tenore, tutto storto da far ridere… Se pensiamo che Bocelli, appena prende il suo aereo privato, grazie alla fama pubblicitaria mondiale, andando in arabia saudita, a fare un’oretta di gargarismi con la sua brutta e raschiata voce, impossibilitata a colorature e smorzamenti pur aiutata col microfono, bene, Andrea guadagna in un’ora sola di recita per il compleanno di uno Sceicco, almeno 4 milioni di dollari, quanto Giuseppe Di Stefano, si sarebbe mai sognato di giocare e perdere al Casino di Sanremo, in tutta la vita. Per il Volo idem, dal promoter Michele Torpedine di Bocelli a Teddy Reno e Caterina Caselli, hanno messo in azione una Macchina pubblicitaria macinasoldi, dove dei dilettanti allo sbaraglio, si prendono praticamente, come Fama Mondiale e Guadagni, come Tutti i musicisti e cantanti lirici del mondo messi insieme, in un solo giorno, quello che gli altri non vedranno in una intera carriera. Personalmente aborro il sistema di spacciare per Tenori Lirici dei diletranti che praticamente non cantano la Lirica, casomai scimmiottano. Pazienza i Beatles o i Pink Floid, sono altri stili di canto al microfono, e nessuno li scambia per Tenori o Baritoni talentuosi: voglio dire, pazienza se non esistessero più i Teatri Operistici, allora rimarrebbe l’Eco dei ciarlatani Bocelli e Volo, ma oggi, invece, la Lirica andrebbe rilanciata in Italia, con tanti epigoni bravissimi musicisti provenienti dalla Cina, e promuovendo almeno dei Tenori di altissimo livello, come fu Pavarotti, ad esempio. Il più famoso. Tornando allora ai cantanti ascoltati a teatro, e chiaramente in una recita riuscita, al culmine della loro forma psicofisica, concludo sostenendo, che calcolando solo i più famosi mostri sacri, e ascoltati in rgistrazioni Live; ad esempio, non piacendomi il timbro e la voce di Pavarotti, devo però ammettere che, nei suoi golden age, avesse una voce ben impostata, acuta e scintillante, senza le leziosita’ di Gigli, ma neanche le smorzature e le filature e spegnimento vocale del miglior Pippo Di Stefano (Pippo Baudo era un fan del Siculo meneghino Di Stefano, in primis perché era di Catania, in secundis perché, il Di Stefano fu uno sponsor di José Carreras, dove il Carreras, come Pavarotti e tutti i Tenori della generazione successiva al Di Stefano, si ispirarono al suo Canto Naturalmente gioioso e chiarissimo, al personaggio Divo naturale e pure viveur e amante della vita spericolata (Gianni Gori), cioè talmente naturalmente talentuoso e facile nel suo canto il Di Stefano, da passare anche lui, alla fine della carriera da dilettante allo sbaraglio, vedi il critico Rodolfo Celletti, la mania del canto coperto, delle U intubate, dove è fanatica la Raina Kabaivanka e tanti epigoni del manuale di canto Garcia, ma invece che andrebbero di traverso ai fautori del canto declamato e scandito perfettamente vocalizzato e aperto a fior di labbra, Giuseppe Verdi compreso, col vecchio Tamagno, ma pure il Giacomo Lauri Volpi e Beniamino Gigli, il quale maceratese, raccomandava addirittura l’apertura delle vocali nel libero e arioso canto napoletano. Ma sarebbe d’accordo anche l’ottimo maestro e baritono Juvarra, che scrive e spiega bene, nei suoi articoli, la facilità ideale del canto di Di Stefano, aperto al punto giusto, il Talento ineguagliabile di Pippo con la voce nata per volare in cielo, benedetta da Dio, ovviamente Rodolfo Celletti, non cantava come il critico Eugenio Montale, e alla fine, si fissò sui cantanti mediocri, fissati anch’essi con la perfetta intubazione protettiva della voce, perche altrimenti, se cantassero con la giusta apertura del fiato, messa in avanti della voce, e appoggio in bocca e maschera, con le parole sillabe e consonanti perfettamente scandite nel controllo del labiale, loro non ci riuscirebbero, per gli stessi motivi che Maradona, si nasce, e dopo, naturalmente lo si diventa, solamente crescendo nella giusta età di giovinezza. O pure il ballerino classico Roberto Bolle, idem. Finisco allora con Giuseppe Di Stefano, partner preferito di Maria Callas, per l’istinto espressivo e recitativo che li accomunava, la classe assoluta e la tecnica dei fenomeni, però affatto superiore in Di Stefano, per la bellezza unica e riconoscibile del Timbro, la Magia totale del controllo del fiato e filature alla Miguel Fleta, e certamente, il Di Stefano, non poteva avere la potenza vocale del bellissimo svedese Jusse Bijorling, e infatti, dopo una recita, i due Tenori fenomeni si incontrano, e provano a cantare insieme: ovviamente il Bijorling vincerà il confronto nella brillantezza e potenza degli acuti, ma non riuscirà assolutamente a smorzare e filare i do a piena voce come in Salut demeure Chaste e pure nel Faust di Gounod, e questo episodio lo racconta Di Stefano nel suo libro l’arte del canto. Ovviamente, pure non avendo mai ascoltato dal vivo Pavarotti, si sentirà in live, che anche in Manon, il De Grieux di Di Stefano, può smorzare e controllare la voce naturalmente come nessun altro, mentre il Pavarotti, può essere confrontato con Jusse Bijorling, più potente e lungo negli acuti, ma non bello e controllato nel timbro, con preziosismi e do smorzati a piena voce e filature, come la bellissima voce di Di Stefano dimostra. Che sia poi la più bella in assoluto di un Tenore mai registrata, dal 1950, è evidente a tutti gli orecchi allenati. Poi, se a teatro sarà ricco e bellissimo il suono bronzeo e stentoreo di Franco Corelli Calaf o Del Monaco nell’Otello verdiano, gli stessi cantanti, e pure Pavarotti, non riusciranno mai a cantare le arie più belle di grazia e liriche, né le canzoni del Duca di Mantova, ne Alfredo in Traviata, ne Edgardo nella Lucia, né Mario Cavaradossi in Tosca, ma nemmeno il più vero Turiddo nella Cavalleria e Canio in Pagliacci, la voce lirica dal timbro Sexy e Voluttoso ma misurato del Di Stefano, resterà ineguagliato tra i cantanti, e pure se qualche critico come Angelo Sguerzi ha definito più bella la voce di Carreras, pure il repertorio dello Spagnolo, non canterà mai i Puritani, cioè, il Carreras è un Di Stefano minore/handicappato, una copia meno brillante, incapace di filature e smorzature, come pure Alfredo Kraus, passante per stilista, in realtà un mediocre cantante (vedere su you tube l’intervista del grande tenore Angelo Loforese, che a 90 anni suonati racconta la sua verità dei cantanti), inoltre lo stesso intelligente José Carreras, che definisce sempre il suo modello irrangiungibile Giuseppe Di Stefano, ovviamente per tutti i tenori del presente e passato, e ancora Pippo Baudo, altro idolatrante Di Stefano, che oltre ad essere Catanese, lo stimolera’ al punto tale, che la stessa Soprano Katia Ricciarelli, altra famigliare a Di Stefano, essendo il Di Stefano, il più grande Modello ideale e Sponsor Artistico del Carreras (al quale Carreras regalerà il Suo costume per la prima del Ballo in Maschera, che canterà Carreras con grande successo), cioè, la Ricciarelli era la compagna del Carreras, che era, praticamente, una sorta di cagnolino al guinzaglio del Maestro Di Stefano, un assiduo cortigiano del Pippo Italiano, non avendo però né la dizione perfetta, né un timbro unico, perché il Carreras, è indistinguibile registrato da tanti altri, simili come, ad esempio, un Roberto Alagna. Finendo, a prescindere dal fatto che, Pippo Baudo, non potendo sposare Pippo Di Stefano, praticamente sposerà l’ex compagna Katia Ricciarelli, del suo epigono José Carreras, bene, concludendo, se è vero che praticamente più nessun vivente può dire di aver ascoltato dal vivo il ventiseienne Giuseppe Di Stefano, io, oltre alla personale esperienza di ascolto di cantanti dal vivo e in disco, posso affermare al 100%, che se in audio Del Monaco o Corelli, possono rappresentare, sentiti così, non dal vivo, una bruttura, perché si esprimevano dal Vivo bronzei e fortissimi, così la Maria Callas, registrata può dire poco, meglio una soprano chiara e di coloratura, Beniamino Gigli è stucchevole… Insomma, l’unica voce : vera, maschia, sensuale, e particolarmente unica nel suo timbro bellissimo è il Di Stefano, anche se personalmente a quattrocchi a Vercelli due anni fa, ho domandato alla Soprano Renata Scotto, come gli sembrava dal vivo il partner Di Stefano, e Lei mi ha risposto, che, come il bel Franco Corelli, le loro voci registrate non dicono nulla della bellezza smagliante e potenza dell’ascolto dal vivo. Posso pure dire che nell’inverno scorso, una masterclass a Novara, il Liceo Cantelli, del maestro di Pianoforte milanese Piero Rattalino, era daccordissimo come voce, il Di Stefano, che aveva ascoltato e pure Pavarotti e gli altri famosi dal Vivo, era la voce più bella che aveva ascoltato, ma, al secondo posto metteva il miglior Pavarotti. Per me, ovviamente, le registrazioni del Di Stefano, sono le uniche che ascolto incantato, ma, se vogliamo ancora esplorare i miei gusti, al posto di una voce, calda e bella finché si vuole, ma sempre di serie B, rispetto al Maestro Di Stefano, avrei promosso come voce italiana più aderente allo spirito del Giuseppe Di Stefano, il Tenore Alberto Cupido (altro ammiratore del Di Stefano e pure la moglie giapponese, per evidenti motivi di ultima Tournée Tokyo Callas-Di Stefano. Buonaserata, cari Amici di Facebook, da Stefano Rodilardi di Borgo Vercelli, alias Old Steve 👋😷👑

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    1. Rodilardi buonasera e bentrovato, complimenti per la passione però adesso si rechi in infermeria che la attendono per l’esame antidoping! 😜

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  7. Scusate il ritardo, arrivo:

    @Anjo: le lettere olografe sicuramente qualcosa valgono, non tanto in termini economici quanto di collezionismo…

    @Leonto: nì. Fai bene citare l’episodio del Metropolitan e a dare alle digressioni pop-trash un legame con la parabola discendente (in fondo come personaggio era ancora al top quindi ci stava che si cercasse di raschiare il fondo del barile rilanciandosi in qualche modo…), però vanno precisate alcune cose. Quando si decretò che Pavarotti era finito in realtà non lo era ancora. Pagò 2 o 3 stecche in un momento in cui aveva avuto qualche problema di salute (e come cantante “muscolare”, si può immaginare quanto contasse la forma fisica, guarda la differenza tra CR7 e Maradona…), ma non era ancora finito però si montò sta grancassa che lo fece passare per tale. Praticamente come quando i maicuntènt deciso che Brehme era finito perchè in un derby prese 5 metri da Gullit (che 5 metri li dava a chiunque ed a chiunque li darebbe anche nel calcio di oggi…), finchè venne ceduto per assecondare le malelingue quando in realtà aveva ancora da dare.
    Da lì in poi per Pavarotti cominciò un periodo contraddittorio, con ingaggi sempre più difficili per le grandi produzioni, finchè un po’ per rilanciarsi/riciclarsi, un po’ per il suo personaggio che esulava dal suo ambito specifico, un po’ per caso (proprio perchè unico personaggio lirico riconoscibile anche dall’ambiente del pop fu invitato ad alcuni di quei cocnerti collettivi organizzati per motivi umanitari, il che gli fece conoscere degli artisti con cui nacquero idee e collaborazioni tipo appunto il famoso Pavarotti and Friends…) venne tutto ciò di cui stiamo parlando.
    Solo per amore della verità…

    @Krug: più brevemente posibile, giusto per non ammorbare i profani non interessati.

    1) Rulli significa bici in casa, quindi possesso di una bici da corsa (fare i rulli su altra bici ha poco senso per vari motivi), va da sè quindi che sia una cosa per cicloamatori. Se non si è tali ha poco senso comprarsi bici e rulli solo per pedalare in casa, a quel punto tantovale la classica cyclette.

    2) Se uno ha soldi da spendere e deve pedalare solo in casa allora si va oltre il concetto di cyclette con un gioiellino di quelli digitali moderni tipo Technogym: ti fai la tua tessera con chiavetta usb coi tuoi programmi e dovunque sei (in palestra, all’estero o in hotel 5 stelle) infili nel buco, clicchi e ti sciorini il tuo programma. Di culto le simulazioni coi percorsi famosi, sia a livello di percorso determinabile tramite navigatore sia a livello di percosì famosi tipo Tourmalet, Mortirolo o quella tappa del Giro del ’78 o del Tour del ’92.

    3) Tornando ai rulli la vera (ed ormai unica) discrimante è rulli smart oppure no.

    4) I rulli smart ti permettono il collegamento online con cui oltre a fare quanto citato al punto 2 ti permettono anche di interagire con altri e simulare le pedalate in gruppi tramite app apposite. Fatto tra conoscenti con videochiamata ti porta in una dimensione molto più divertente, in questo caso il problemma la necessità di appuntamento da concordare. L’app migliore, più diffusa e più collaudata in ogni caso è Zwift, non a caso l’unica citata dai comunicati di Federciclismo quando ad inizio lockdown invitava i ciclisti a restare a casa.

    5) Se si opta per rulli non smart allora niente di meglio che rulli liberi, i Tacx usati dai pistard in velodromo per scaldarsi a bordo pista rappresentano il miglior rapporto qualità prezzo, con un centinaio di euro te la cavi. Una volta imparato a stare in equilibrio alleni la postura, ti alleni meglio perchè molto più simile al vero pedalare e ti fai meno male: i rulli fissi non fanno benissimo, perchè non scarichi l’energia che produci nello sforzo, non ne disperdi lungo il telaio che resta verticale quindi non ammortizza, e in più non inclinandoti naturalmente come si fa quando si pedala nella realtà non accompagni armoniosamente col corpo quindi crea dei problemi collaterali (a volte addirittura dolori da affaticamento o da postura). Insomma, un po’ come il tapis roulant per la corsa (poi il tapis roulant è peggio, perchè già in partenza la corsa fa male mentre pedalare fa bene).
    I rulli liberi ovviano a tutto ciò, permettono un allenamento migliore e più sano, sono più divertenti. Unico neo: necessitano, soprattutto i primi tempi finchè non ci si prende grande confidenza, di concentrazione su ciò che stai facendo e di un appoggio laterale. Ma una volta presa la mano non torni più indietro, e sono quanto di più divertente e simile al pedalar per strada…

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