Distanziamento di Wimbledon 2021

Wimbledon 2020 è stato annullato a causa del coronavirus. Senza nemmeno un grande dibattito su date alternative, come sta avvenendo per il Roland Garros, con la surreale concorrenza della Laver Cup, e come presumibilmente avverrà per gli U.S. Open: le finestre temporali per giocare decentemente sull’erba sono poche, ma soprattutto Wimbledon era assicurato contro l’annullamento da pandemia.

Non che i responsabili di altri tornei siano scemi, anzi, tutti sono più o meno assicurati contro l’annullamento totale e con una casistica enorme, ma evidentemente Wimbledon è andato oltre. Da ricordare che il torneo 2020 avrebbe generato profitti stimati in circa 70 milioni di euro su ricavi di 300, senza tenere conto di tutto l’indotto.

Insomma, è presumibile che buona parte di quei 70 verranno pagati dalle assicurazioni, quindi Wimbledon ha preservato la sua sacralità a costo quasi zero. E anzi l’attesa per l’edizione dell’anno prossimo, con Federer quarantenne che via Instagram ha già annunciato la sua partecipazione, sarà ancora più grande. Organizzatori di Wimbledon previdenti e anche furbi: meglio limitare i danni in anticipo che rimanere in sospeso in una situazione di totale incertezza, con i virologi che azzeccano le previsioni quanto giornalisti o salumieri.

Ma cosa volevamo dire? Ah sì, lo diciamo in due righe. Volevamo dire che per il tennis, sport che ad ogni livello comporta trasferte continue e che per sua natura impedisce prevedere gli spostamenti (si può essere eliminati il lunedì della prima settimana di uno Slam come arrivare in finale la domenica della settimana dopo), sarà comunque dura. L’attività giovanile diventerà ancora più costosa di oggi e il distanziamento del pubblico renderà un ricordo certe capienze: pensiamo soprattutto ai record dello U.S. Open.

Wimbledon può semplicemente alzare il prezzo dei biglietti, la gente ci andrà lo stesso passando umilmente dal ballot (a noi ha detto bene diverse volte), ma tanti altri dovranno ridimensionarsi. Chi vive di tennis sostiene che l’autofinanziamento (senza contributi di federazioni o mecenati) scatti verso la posizione 90-95 del ranking, cioè al limite del (non) dover fare le qualificazioni per gli Slam, è probabile che in futuro per fare soldi con il tennis si debba fare meglio di almeno 20 posizioni.

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