Sharing a Milano per vandali

Perché a Milano e in tante altre città lo sharing fa fatica a decollare, nonostante proposte molto interessanti e un minor numero di persone con mezzi di proprietà? La risposta principale, a detta di quasi tutti gli operatori, è il vandalismo. In altre parole, le gestione di auto, moto e bici danneggiate, distrutte o rubate non fa tornare i conti.

All’ombra della Madonnina non è quindi tutto oro quello che luccica e la psicosi da coronavirus c’entra poco. Da Milano è decollata la sharing economy, soprattutto per quello che riguarda la mobilità in una città ormai intasata da qualsiasi mezzo di locomozione, soprattutto di giorno e di non residenti. Basti pensare che ogni giorno entrano o transitano a Milano almeno un milione di veicoli, con ovvie difficoltà di parcheggio. Quindi auto, scooter e bici a noleggio hanno avuto un successo immediato che, però, è apparso effimero e deludente con il trascorrere del tempo.

Non certo per questoni economiche. La realtà è che purtroppo maleducazione e inciviltà si stanno manifestando nelle loro peggiori versioni proprio in questo settore, quello dello sharing. Al di là del successo mediatico e anche di pubblico, il rapporto tra Milano e i servizi di car, bike e scooter sharing è quindi costellato anche di fallimenti.

La resa di Share’n Go (l’azienda che gestisce le mini-car tutte gialle) è l’ultimo segnale di una situazione che ormai non è più sostenibile. Share’n Go ha puntualizzato che la scelta di sospendere (sembra temporaneamente) la presenza della sua flotta è da da addebitare all’alto numero di sinistri e di atti vandalici sulle loro auto, che quindi saranno munite in futuro di «black box». Si tratta di dispositivi in grado di tutelare sia l’azienda sia la clientela. Ma alla folle inciviltà non ci sono limiti. C’è chi pubblica la sua foto su una «gialla» completamente distrutta… Da censura quello che succede e dentro e sulle «macchinette» ormai quasi tutte devastate. Comunque in primavera dovrebbe esserci un nuovo tentativo sul mercato milanese.

Come detto, anche sul fronte delle due ruote a pedali la situazione non è certo migliore. Le biciclette del «free floating» Ofo e Mobike sono state prese di mira. Ancora adesso biciclette gialle e grigio-arancioni vengono ripescate dai Navigli. È  nata addirittura un’associazione un’associazione (Gli Angeli dei Navigli) che si dedica a quest’operazione di pulizia  e recupero. Molte bici vengono abbandonate e distrutte soprattuto nelle zone periferiche della metropoli, confermando molti luoghi comuni. Che del resto se non fossero fondati non sarebbero diventati luoghi comuni.

Ma, vandalismi e livello infimo delle persone a parte, lo sharing «made in Milano» non ha avuto successo anche a causa delle stesse aziende, che non hanno saputo leggere al meglio i rischi e le necessità delle varie situazioni. In alcuni casi i veicoli messi a disposizione non venivano utilizzati con un’elevata frequenza. Nel luglio 2017, ad esempio, il servizio di scooter sharing Enjoy dell’Eni è stato terrotto per i pochi noleggi, non per i vandalismi. C’è il sospetto che gli scooter utilizzati, i Piaggio Mp3, fossero troppo pesanti e complicati, difficili da usare per i non esperti. Anche la gestione dei due caschi in dotazione è apparsa un po’ approssimativa. 

A fare le spese di una mancanza di programmazione specifica è stata anche Twist, società che noleggiava le caratteristiche Volkswagen Up! di colore azzurro. L’interruzione del servizio nel novembre 2015 è stato causato da problemi finanziari. Come detto anche le bici gialle di Ofo dovuto alzare bandiera bianca: non solo per i citati vandalismi (che certo non hanno aiutato), ma anche perché la società cinese non è stata in grado di rispettare più i termini di contratto con il Comune, che ha quindi interrotto il servizio.

Eppure la necessità di migliorare le condizioni di vita di Milano e dei milanesi continua a essere un inesauribile sostegno alla condivsione dei mezzi di trasporto. Car2Go che ha aperto la via alla globalizzazione del trasporto su 4 ruote è in procinto di elettrificare completamente il suo parco macchine. Facendosi carico dell’allestimento delle apposite piazzole di rifornimento soprattutto all’interno dell’Area C che a breve dovrebbe essere rivoluzionata nella geografia dei parcheggi. Resteranno quelli (gialli) per i residenti e per le moto che, giustamente, non potranno più invadere i marciapiedi. L’apposita applicazione che Car2Go intende consegnare ai suoi utenti segnalerà anche le piazzole di rifornimento libere.

In conclusione, lo sharing di auto, moto e bici è al tempo stesso una necessità delle persone e dell’ambiente ma anche una moda che in zone della città diverse dal centro viene da qualcuno percepita come da ‘fighetti’. I vandalismi sono quindi in qualche caso indicatore di qualcosa d’altro, di una situazione esplosiva che in altre grandi città europee è già esplosa. È uno di quei casi in cui siamo contenti di essere in ritardo.

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26 commenti

  1. Se da 70 anni importi feccia umana, non è che poi uno possa stupirsi dei risultati. Se, in aggiunta, tutto è permesso, i risultati sono ancora più scontati.

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    1. vandalismo pilotato ad hoc, dài su be smart

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  2. “Se da 70 anni importi feccia umana, non è che poi uno possa stupirsi dei risultati.”

    OLEEEEEEEEE’!!!!!

    Ci rifacciamo una verginità leghista dopo la figura di merda rimediata coi Cinque Stelle?

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    1. Non ci rifacciamo niente, perché le sensibilità sono sempre state quelle. Comunque, qui non c’entra niente l’essere leghisti o meno, ma basta farsi un giro per Milano per capire come l’inciviltà sia d’import e non meneghina doc.

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  3. Giurerei di aver letto recentemente un pezzo in senso contrario, a sicuramente mi confondo.
    Sui giornali normalmente si correda il tutto con un bel box pubblicitario automobilistico che invita all’acquisto privato, e basta sfogliare le altre pagine per capire il perché…

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  4. ah ok anche questa volta colpa degli immigrati. anche quelli storici, 70 anni fa. io mi andrei a nascondere in un cesso per scrivere certe cose.

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    1. Banshee, evidentemente tu non fai parte della “feccia umana” citata sopra, però secondo me chi scrive certe frasi (non so se le abbia scritte proprio nel cesso che tu ricordavi, forse era in biblioteca a sfogliare la critica della ragion pratica nell’originale tedesco, chi può dirlo) avrebbe maggiore credibilità se ci dicesse dove è nato, dove sono nati i suoi genitori e dove i suoi nonni materni e paterni. Perché essere o non essere feccia umana è una cosa seria, mica scherzi, e se uno non lo è deve provarlo almeno fino alla terza generazione.

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      1. Sono nato a Soresina, da genitori e nonni della zona e ho sempre abitato a Crema. I primi “bordelli”, tra virgolette perché comunque non siamo nel Broxn, li hanno dati i terroni, tra cui quelli spediti qua al confino, che erano nelle case popolari di via Bramante e Santa Maria. Una seconda ondata di rotture di coglioni (sempre relativa) è stata data dagli albanesi con l’ondata degli anni ’90. Più o meno integrate queste eccellenze (ormai sono diventati grandi e con famiglia, quindi non hanno più voglia di fare casini), adesso i bordelli (sempre raltivi) li creano le nuove risorse boldrinia. Spero di essere stato esaustivo e resto in attesa di qualche riscontro in senso opposto, ovvero che gli immigrati hanno innalzato il livello della comunità autoctona.

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        1. Grazie Cydella, ti ho letto con grande interesse come sempre. Ora tutto mi è molto più chiaro.

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          1. ammesso che il tuo albero genealogico sia proprio quello…

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          2. Quale è la tua lettura del fenomeno?

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  5. considero l’auto un oggetto troppo personale per poterla usare in sharing…

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    1. È uno dei problemi culturali di questo paese, infatti…

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  6. Quindi Dane che se non ricordo male ha avi prossimi nati a Palermo apparterrebbe alla feccia… Ah, però…

    Sarebbe da capire Vallanzasca e Turatello a quale ondata siano appartenuti…

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    1. Fanculo! Volevo fare la battuta su Vallanzasca (o Vallanzaska? Se è albanese…) ma me l’hai rubata!

      Cydella, hai visto che rubano pure quelli del nord?!…vedi sti friulani…

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    2. @ Krug: Vallanzasca era di padre pisano, Turatello di madre veneta (il padre, dice la leggenda, era Frank “tre dita” Coppola)

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      1. Ah, già e Jannacci di origine pugliese e Gaber di origini triestine e venete…
        ‘Sti terroni che hanno rovinato la Lombardia…

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        1. Non te la prendere, era solo una precisazione sul fatto che neanche loro fossero milanesi “puri”

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          1. Non me la prendo ma sinceramente non credo di aver mai conosciuto in vita mia un milanese con i quattro nonni ed i genitori milanesi. Quindi le puttanate (pardon, le “sensibilità”) di cydella le lascerei perdere…

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  7. Da ignorante in materia: ma non c´é una forma di tutela da parte delle imprese di sharing, anche a livello normativo?
    Non credo che imprese di noleggio “tradizionale” (tipo hertz, europcar) abbiano questo tipo di problemi.

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  8. Oltre alla mia lettura sociale, che mi pare sia in linea con quella di chi ha scritto l’articolo (Molte bici vengono abbandonate e distrutte soprattuto nelle zone periferiche della metropoli, confermando molti luoghi comuni. Che del resto se non fossero fondati non sarebbero diventati luoghi comuni), ce ne sono altre?
    Domanda: ma esiste lo sharing a Roma, Napoli o Bari? Manco a Palermo, dove sappiamo tutti che il problema è il ciaffico?

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  9. sono utente di qualsiasi servizio sharing, in primo luogo x non dare soldi alla lobby dei tassisti che odio profondamente… innegabile però che soprattutto tra le leve più giovani la cultura dello sharing abbia inoculato una pericolosa deriva di indifferenza/avversione della proprietà privata.. non è mio, è di tutti chi se ne frega… sarò nostalgico, vecchio, piccolo borghese, ma x il ragazzino di 14anni il motorino compratogli con sacrifici da accudire in box cui comprare accessori dopo aver risparmiato per settimane aveva anche una funzione educativa…. e vale per la bici da non perdere di vista sennò te la fregano e per la. prima auto che se parcheggiata male la trovi magari segnata… adesso noleggi e butti la, altro giorno, sempre da vecchio, ho battibeccato con un pirla che ha mollato il monopattino in mezzo al marciapiede quando accostarlo al muro avrebbe comportato zero. sforzi aggiuntivi… e ti guardano pure male

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  10. Buongiorno, sono Paperogha e sono figlio della feccia

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  11. Difficile dare credito a sparate sull’immigrazione. A mio parere dipende dal degrado della società e dei costumi.

    Non c’è una controprova italiana, ma all’estero ci sono città che hanno subito una massiccia immigrazione da parte degli stessi soggetti (sud Italia), eppure non risentono degli stessi problemi milanesi.

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    1. È colpa dei milanesi, sono loro la feccia…

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  12. Ferrara città c’è mobike (tralaltro integrato con bologna)
    % di immigrati stranieri tra il 10 e il 12% ; forte comunità pugliese altrettanto veneta (tra cui io).
    C’ è qualche bici lasciata in modo poco educato (nei marciapiedi o negli incroci) ma non so di distruzioni di massa.
    C’è car sharing delle auto elettriche- corrent. Mi dicono servono funzioni bene, anche questa integrata con bologna.
    Però non sono sono utente nè di uno nè dell’altra.
    Speriamo abbiano successo.

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