La finestra sul cortile

Restare forzatamente chiusi in casa davanti a un finestra ad osservare il cortile. Quanti in questi giorni si stanno ritrovando in questa condizione, assaliti dalla noia di non potersi muovere, tra finestre sempre spalancate, illuminate, laddove prima la vita scorreva più fuori che dentro. Una condizione che ricorda con i dovuti distinguo, quella del fotografo L.B. Jefferies detto ‘Jeff’, protagonista di uno dei film più acclamati di Alfred Hitchcock: La finestra sul cortile (Rear window).

La storia: Jefferies (interpretato da James Stewart) si è fratturato una gamba e passa il tempo a guardare cosa accade nei palazzi che si affacciano sul suo stesso cortile, tra una visita della bellissima e innamoratissima modella Lisa Freemont (una scintillante Grace Kelly) e gli interventi della diretta infermiera Stella (Thelma Ritter). Quest’ultima, centrale nel film, da ricordare per alcune storiche frasi: “Quando un uomo e una donna si frequentano e si piacciono devono accoppiarsi come i puledri nelle praterie e non fantasticare analizzandosi come due campioni in una provetta”. E ancora : “Siamo diventati una razza di guardoni. La gente farebbe meglio a guardare un po’ dentro casa propria, tanto per cambiare”.

Ecco, se all’epoca del film (presentato a Venezia e uscito nelle sale nel 1954) non c’erano grandi occasioni di svago per chi era solo in casa (e non parliamo di qualità ma di quantità e versatilità), oggi Internet e il digitale in generale offrono una marea di opportunità di interazione che ci portano a non affacciarci più di tanto alla finestra reale se non per quella sana boccata d’aria che manca a chi resta a casa, ancor più in questi giorni pandemici.

Al contrario si aprono le finestre virtuali ‘spiando’ quello che fanno gli altri tra social e quant’altro, con questi altri che non sono solo i cosiddetti Vip (o pseudo tali) che da sempre campeggiano tra le pagine di tabloid e dominano le cronache del gossip, ma anche persone normali. E facendolo con il beneplacito degli altri che si mostrano e si condividono in un meccanismo di auto voyeurismo (e compiacimento).

Ecco che nel caso del film di Hitchcock noi spettatori spiamo nell’intimità un fotografo di successo come Jefferies mentre lui spia a sua volta i suoi vicini, in primis il rappresentante di gioielli Lars Thorwald (Raymond Burr, prima di diventare Perry Mason). E con i suoi occhi anche noi li spiamo e loro spiano noi (come dimenticare lo sguardo di Thorwald orientato verso la finestra di Jeff?).

Un film di grande abilità, tra quelli più ricordati a dispetto di altre opere del maestro, meno celebri ma che non sono da meno – tra le nostre preferite Nodo alla gola e L’ombra del dubbio – in cui siamo testimoni delle ipotesi e delle deduzioni dei protagonisti nei momenti di tensione. E che non riguardano solo la trama centrale e la relativa indagine, ma anche le vite degli altri abitanti le ‘finestre’ così come quella degli stessi protagonisti e spettatori che, come suggeriva Stella, dovrebbero guardare un po’ in casa propria.

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4 commenti

  1. Dipende anche dove abiti. Io prima avevo tre castelli alla mia finestra (Bellinzona). Ora davanti alla finestra ho un palazzo…

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  2. Il guardonismo da social network è un concorso di colpa… nessuno ti guarda in mutande se tu non posti una tua foto in mutande… dà molto più fastidio quello fisico, da condominio o da vicinato, perché lì non vale il ‘Se l’è andata a cercare’… per dire di gente che conosco di persona: ci sono ottantenni che quando sono al Pam, quei 10 minuti in cui escono di casa, controllano i movimenti nell’androne tramite una app…

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  3. Grandissimo, come quasi tutti gli hitchcock (tra cui spicca ovviamente l’inarrivabile psycho, top 3 film ever), grace forse la piu` bella della storia del cinema.

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  4. Comunque ho capito che l’unico che lavora piu` di prima sono io. E meno male, altrimenti non so come farei chiuso in casa.

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