Il tempo del Subbuteo

Il calcio è probabilmente lo sport più popolare al mondo. Del resto bastano una palla, quattro maglioni come pali e uno spiazzo sufficientemente ampio come campo e si può organizzare la partitella del secolo. E da sempre, di riflesso, sono popolarissimi anche i giochi che lo simulano. Che siano analogici o digitali.

Oggi viviamo nell’epoca dei videogiochi iper realistici, con tanto di divise, nomi, volti, movenze, esultanze, telecronache, stadi… riprodotti alla perfezione (o quasi) per inglobare il giocatore in tutto quanto vive insieme al proprio joypad e ad avversari vicini e lontani, con anche i riflessi che ne conseguono sui campetti di calcio reali, con ragazzini che cercano di imitare le movenze possibili solo premendo una combinazione di tasti.

I videogiochi odierni hanno avuto degli antenati che ricreavano a fatica la realtà, anche se quando uscì il NASL Soccer dell’Intellivision si meravigliarono tutti di poter vedere dei giocatori che apparivano (alla lontana) come degli esseri umani, seppure lentissimi. In quegli anni analogici ancora su molti versanti per chi voleva simulare una partita di calcio, biliardino a parte, il massimo era il Subbuteo. Glorioso gioco da tavolo nato nel 1947 e diventato di culto in tutto il mondo con le sue miniature di plastica, il panno verde, e le porte con tanto di rete vera.

Così come Fifa o PES, il Subbuteo aveva e ha le sue brave squadre con divise ufficiali (o simili) per cui già all’epoca si poteva giocare, usando l’abilità delle punta di indice o medio, con un buon grado di immedesimazione, seppure lontanissimo da quello odierno digitale (nel 1990 uscì addirittura un videogioco che lo ricreava…). Una cosa seria, con tanto di federazione (la Fisct, Federazione Italiana Sportiva Calcio Tavolo) e corposo regolamento (consultabile qui), a partire dalla regola 1, il colpo a punta di dito. Senza contare tutti gli accessori dedicati a ricreare una vera e propria atmosfera da stadio in miniatura, tra tribune e riflettori.

Un altro mondo davvero rispetto a quello digitale, da toccare con mano, e che per gli appassionati non ha alcunché da invidiare rispetto al coinvolgimento emotivo e all’entusiasmo di una partita con gli odierni videogiochi. Facendo sorgere il dubbio se non fosse meglio prima, quando il Subbuteo era specchio di un’epoca analogica, più quieta nei modi e nei tempi, rispetto alla frenesia odierna che il digitale inevitabilmente impone.

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24 commenti

  1. Il gioco più bello della mia vita. Grazie per questo pezzo.

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  2. Mondo affascinante che lasciava grande spazio all’immaginario collettivo (le squadre, i giocatori che all’epoca si dipingevano a casa mentre adesso vengono venduti già i giocatori personalizzati con pettinature e tatuaggi), uno di quegli ambiti che col tempo ha dato luogo a delle sorti di sette.
    Però personalmente non ne sono mai stato attratto, troppo lento e quindi noioso per il mio carattere iperattivo quindi non l’ho mai neanche provato, e tra l’altro mi é sempre parso una roba da nerd (sarà una coincidenza ma a parte due casi, generalmente tutti i miei conoscenti che lo giocavano con passione e bravura erano scarsi a calcio – quello vero – e viceversa…).

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  3. come per qualsiasi altra attività manuale (dal disegno al fai da te), io ero assolutamente negato. non solo scarsissimo, ma anche una marea di palloni schiacciati con le ginocchia nel maldestro tentativo di trovare la posizione migliore.

    da buon figlio unico non nascondo anche parecchie partite da solo, ma fondamentalmente non era certo la mia prima scelta ludica.

    fra l’altro appartengo alla categoria tristissima di quelli che avevano il subbuteo artigianale: panno verde recuperato dalla nonna sarta e linee sbilenche tracciate con l’uniposca bianco; porte in metallo forgiate in garage dal nonno, meccanico dell’aereonautica in pensione.

    il mio sogno comunque era il tabellone per i risultati.

    (credo proprio di aver preso – per commodore 64 o amiga – il videogioco)

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    1. “…una marea di palloni schiacciati con le ginocchia nel maldestro tentativo di trovare la posizione migliore…”

      Immagino le bestemmie! 😂

      “…fra l’altro appartengo alla categoria tristissima di quelli che avevano il subbuteo artigianale: panno verde recuperato dalla nonna sarta e linee sbilenche tracciate con l’uniposca bianco; porte in metallo forgiate in garage dal nonno, meccanico dell’aereonautica in pensione…”

      Figatissima! Che già ti allontana dalla dimensione nerd, in ambito ciclismo urbano si chiamerebbe “street cred”… 😜

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    2. Io sognavo la recinzione intorno al campo e i pupi a molla per battere le rimesse laterali. Visti nel catalogo che trovavi nella confezione, ma mai visti in negozio

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  4. vecchi ricordi, ricordo ancora la prima squadra che mi comprai, il west ham.
    se prendevi la scatola bella, quella vip, si spendeva 4100 lire…

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  5. Da perfetto bambino anni Settanta mi sono consumato le dita sul Subbuteo, ma la nostalgia non può far dimenticare la gioia con cui tutti accogliemmo i primi videogiochi, fra cui il citato NASL dell’Intellivision. Subbuteo comunque ancora più che giocabile (l’ultimo Natale ho anche regalato quello brandizzato Milan), nell’ottica di recuperare un tempo più lento e condiviso

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  6. Mio gioco preferito alle medie.

    Sono inoltre prova della correttezza della teoria di Dante. Ero un bel po’ scarso nel calcio “vero”, anche se giocavo praticamente ovunque praticamente tutti i giorni praticamente con chiunque.

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    1. Ti ringrazio per le belle parole, però anche se so di scrivere bene ritengo che soprannominarmi col nome del sommo poeta sia un po’ eccessivo.
      Basta anche meno, ecco… 😆

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  7. Ricevuto in regalo per un compleanno o un Natale nei primi anni 80, c’ho giocato tanto, raggiungendo un massimo di una quindicina di squadre in “archivio”. Come diceva giustamente Sartorati non si contano palloni e giocatori schiacciati, quest’ultimi resuscitati con strati e strati di colla. C’ho giocato tanto e mi sono divertito tanto ma senza fare quel salto che il gioco del pallone all’aperto al contrario mi dava. Quoto chi citava che l’accessorio + desiderato (mai avuto, perchè non ho mai avuto accessori…) sarebbe stato il recinto di gioco per evitare che il pallone finisse dovunque. Ovviamente sempre giocato stendendo il telo a terra sul tappeto della camera.
    Ricordo ancora oggi il brivido di quando andavi a casa del bimbo fortunato che lo aveva attaccato al compensato per poter giocare in piedi….
    Venduto tutto poi tramite mercatino dell’usato… 🙁
    Oggi da giovane (vecchio) papà un po mi preoccupo ( e in parte mi dispiaccio) di sapere che i nostri figli non avranno questo tempo e questo ritmo di vita per crescere…

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  8. La differenza tra la giocabilità dei calciatori dell’epoca e quelli di oggi è clamorosa. A vantaggio di ieri, naturalmente. Ricordo con commozione le spruzzate sulla base del Pronto per mobili.

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  9. uno dei piu’ bei regali che mi hanno fatto nella mia vita è la squadra del mio cuore del subbuteo, realizzata artigianalmente da parte di un gruppo di pazzi (in senso buono!) e dipinta da loro a manina

    mi sono quasi commosso

    ps: da giovane ho costruito con il LEGO curva e tribuna del Carbayon Stadium… che goduria!

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  10. Oddio, il Subbuteo, il simbolo per eccellenza della mia infanzia.
    Dal gia’ citato Pronto per mobili da strofinare sui giocatori per farli andare piu’ veloci al campo da gioco, che dopo un po’ produceva pelucchi di pelo verdo tipo covoni di fieno nel far west, sinche’ non arrivo’ l’Astropitch.
    Le porte all’inglese (una con la rete rossa e l’altra blu) da fissare con le puntine da disegno, la pallina che, nella modalita’ “difficile” era piu’ piccola e arancione, i colori “humbrol” da modellismo per rifare le maglie alle squadre e poi il super campionato tra amici, dove il termine “partita giocata in casa” assumeva un significato letterale…….ore e ore di gioco da ragazzini.

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  11. E’ stato praticamente la mia vita, negli anni tra elementari e medie. E’ scemato con l’aumentar del testosterone, diciamo!

    Avevo (anzi: ho tuttora) 40 squadre, il tabellone, due tribune coperte, un campo originale e uno “artigianale”, recinto, riflettori (una sòla pazzesca, tipo lumino del cimitero). Che meraviglia.

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  12. Vi suggerisco “Subbuteo. Storia illustrata della nostalgia” di tale Daniel Tatarsky. Capolavoro (inglese, fortunatamente uscito anche qui) con una valanga di informazioni su come è nato, da quali predecessori di giochi simili, ma falliti, sull’idea iniziale di usare un carico di rondelle per fare basi dei primi calciatori, poi sull’ingaggio di un sacco di gente che, lavorando da casa, arrotondava colorando le pedine. E mille foto, dell’inventore, delle prime inserzioni pubblicitarie, ecc.
    Un capolavoro

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  13. molto bello questo articolo..avevo anche i fari agli angoli del campo che il nonno aveva attaccato ad un pezzo di compensato..e mi emozionai moltissimo la prima volta che andai in Inghilterra con il campo della squadra del mio paese che era praticamente uguale… a me allora piaceva molto anche il “Gioco del Calcio” della giochiClub, quello che era un gioco delle pulci con i calciatori con una piattaforma a disco..

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  14. @ Dane:

    Sono d’accordo a metà…era un gioco che coinvolgeva tutti i ragazzini quindi sì nerd e poco capaci nel calcio vero ma non per forza tutti così…
    …lento (solo se non sapevi giocare) e noioso (punto di vista personale quindi non opinabile)

    @ Marcopress:

    Nugget mobili e Vivipel come seconda scelta per il lucido…Pronto mobili un disastro…peggio solo il Vetril

    I cataloghi facevano sognare ma gli accessori erano inutili se non addirittura dannosi, intralciando il gioco. Unico fondamentale la recinzione per cercare di evitare di rompere miniature e palline (anche perché i genitori del tempo non mettevano mano al portafoglio così facilmente…)

    @ Italo Muti:

    Tu eri ricco, ma ti sei fatto scappare la Munich edition…scatola a tre piani 🙂
    per Natale ricevuta la display edition, lire 2.000, senza panno…spiegazione di mia madre: “tanto puoi giocare sul tappeto”. Credo di aver iniziato qui a lodare il Signore, ancor prima che per le miniature e le palline rotte…

    @ tvrdic:

    Il libro di Tatarsky è un buon compendio ma non è un capolavoro. Basato per lo più su informazioni di seconda mano fornite da alcuni collezionisti inglesi, da contributi presi da siti caratterizzati da diversi errori e su materiale tutt’altro che introvabile. È un mondo strano dove chi ha materiale e conoscenza è molto geloso delle proprie informazioni.

    Un fenomeno generazionale e globale che per forza di cose si è ridimensionato (il calcio dei videogiochi è decisamente più realistico e più facile…provate a superare la barriera con un pallonetto a Subbuteo…non impossibile ma ci si deve dedicare) e come ogni “parrocchietta” che si rispetti oggi è oggetto di divisioni (calcio da tavolo e old subbuteo) e faide al limite del ridicolo.

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    1. Beh, che partissi da considerazioni personali mi pareva di averlo specificato.
      Può essere che negli anni 70 fosse più diffuso, negli anni 80 per quel che ho visto a Milano i giochi dinamici erano preferiti dai ragazzi dinamici.
      Sul noioso ho specificato che era un giudizio derivante dal mio carattere iperattivo (ho sempre preferito correre e saltare ai giochi da tavolo, persino i videogiochi – avuti facilmente in anteprima dato che mio padre andava in tournée ogni anno in Giappone che all’epoca era la frontiera fantascientifica – li posponevo a pedalare, rincorrere un pallone o arrampicarmi su un albero).
      Sulla lentezza però no, dai, non puoi dirmi che é opinabile o soggettivo, non é che stiamo parlando di Ping Pong… 😉

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  15. Ps Quadriga Berté di corso Magenta punto di ritrovo insostituibile nella Milano di fine anni 70

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  16. mitico subbuteo…… prima squadra comprata …… tata tatan ……..milan…..
    seconda squadra comprata …….tata tatan …milan..divisa bianca….poi c’era da pitturare la chiama di uno di biondo perchè in quel periodo c’era il mitico buriani nel milan

    e poi kili e kili di mastice per incollare i giocatori finiti sotto le ginocchia

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  17. @ Dane:

    “Sulla lentezza però no, dai, non puoi dirmi che é opinabile o soggettivo, non é che stiamo parlando di Ping Pong… 😉”

    Ovviamente il Ping Pong è hors catégorie per usare un termine a te caro ma in alcune fasi di gioco (aggancio e tiro) poteva essere molto rapido, specialmente quando si incontravano due giocatori non di pari livello. Tra l’altro proprio gli italiani hanno contribuito alla velocizzazione del gioco con la lucidatura delle basi e la scelta delle miniature “classiche” (ovvero quelle che noi tutti ricordiamo) mentre nel nord Europa (Belgio su tutti) prediligevano un gioco molto lento e a “giro” grazie all’utilizzo delle vecchie figure (in celluloide: alte, piatte e montate su basi minuscole). La motivazione era commerciale, ovvero l’importazione del Subbuteo in Italia data i primi anni 70 (in Belgio mi sembra negli anni 50) quando già a catalogo figuravano le miniature tridimensionali, presentate in UK nei primi anni 60 (e modificate sul finire degli stessi) ma mai utilizzate prima in ambito agonistico

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    1. Forse tu parli della velocità di tiro, io quella di gioco.
      Altrimenti diciamo che il baseball è veloce quanto l’hockey…

      Ps: forse se uso il termine “dinamico” si capisce meglio…

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      1. Dipende dal regolamento che si adotta. Quello “ufficiale” (o meglio: che si avvicina di più a un regolamento ufficiale) prevede, per ogni tocco da parte del giocatore in possesso di palla un tocco di “contrasto” da parte del giocatore non in possesso (a patto che non vada a colpire il pallone): ciò rende alcune fasi di gioco effettivamente dinamiche.

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  18. A proposito di Subbuteo, bellissimo (oddio…) questo video. Tutto vero eh!

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