Gli orfani dell’Eurofestival

Addio, anzi arrivederci, all’Eurofestival. Dunque anche lo Eurovision Song Contest 2020 è stato cancellato. In programma a Rotterdam dal 12 al 16 maggio, la manifestazione canora da centinaia di milioni di spettatori nel mondo è solo uno degli ultimi eventi rimasti vittima del coronavirus. Una notizia che ha gettato nel panico chi ogni anno aspetta con trepidazione quello che in Italia chiamiamo (in modo non ufficiale) Eurofestival.

Reazioni che, leggendo i commenti sui siti verticali che se ne occupano a livello internazionale, sono piuttosto variegate, dimostrando anche in questo caso come su una questione seria destinata a cambiare i destini del mondo, e che verrà narrata nei libri di storia, gli istinti talvolta superino la ragione.

Già leggendo qua e là, quando ancora il rinvio non era ancora stato ufficializzato, c’era chi non si capacitava di questa possibile decisione scatenando confronti accesi con chi invece si rendeva conto della tragedia che alcune parti di Europa, Italia in primis, stavano già vivendo. Rinunciare a un appuntamento annuale appariva a qualcuno inaccettabile. Qualcosa che non stupisce considerato che c’è chi fa dipendere la propria giornata da una partita di calcio, e dal relativo risultato (è successo anche a noi), e che probabilmente si sarà disperato per la cancellazione degli Europei. Anch’essi, così come l’ESC, rimandati al prossimo anno.

Ormai la decisione dell’EBU è stata comunicata, con qualche voce che avrebbe invece preferito un rinvio in autunno oppure l’organizzazione della gara senza pubblico e in diretta da uno studio di ciascun Paese. Qualcosa comunque di complicato da programmare considerate ancora le tante incognite rispetto alla pandemia in corso.

Detto questo, mettendo da parte per un attimo i ragionamenti sulle ripercussioni non solo economiche ma anche psicologiche del momento, la vera domanda che dobbiamo farci tutti è quale sia la cosa alla quale non possiamo veramente rinunciare e – pur tenendo conto della complessità delle nostre emozioni e bisogni – se in caso di accadimenti di enorme portata come Covid-19 non sia a volte il caso di provare con fatica a ripensare le nostre priorità.

Come può essere, a seconda dei gusti personali, la vita senza l’Eurofestival, Juventus-Lazio, un film visto al cinema, un giro in libreria, una cena al ristorante, una passeggiata in montagna, una serata con gli amici? Facile adesso dire che si può fare a meno di tutto: porremo la stessa domanda fra tre mesi.

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4 commenti

  1. Non si può fare a meno di tutto, a meno che la vita non diventi mera sopravvivenza tipo uomo di Neanderthal. Però è sicuro che nel nostro piccolo tutti ridurremo i consumi di molto, e di moltissimo quelli con una qualche parte di socializzazione. Credo che il dopo coronavirus sarà comunque triste, pieno di diffidenza, anche con un vaccino in mano…

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    1. A mio parere, troppo pessimismo. La stragrande maggioranza di noi, dai 50 anni in giù perlomeno, non vede l’ora di ricominciare a “vivere”, dei vecchi, degli ipocondriaci, degli asociali, degli apocalittici non è certo il virus che gli sposterà di troppo l’asticella… Buona quarantena a tutti, torno sul sito della feltrinelli a cercare qualcosa da leggere…

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  2. Ho appena saputo, sono distrutto…

    Ps: avrei un’altra ambasciata dalla clausura loginiana di Leo ma ve la risparmio, immaginatela sulla fiducia…

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  3. @ enzo vince:

    “A mio parere, troppo pessimismo. La stragrande maggioranza di noi, dai 50 anni in giù perlomeno, non vede l’ora di ricominciare a “vivere””

    Da over 50 credo di non vedere l’ora di ricominciare a vivere forse ancora più dei giovani, visto che di anni utili me ne rimangono meno, e ritengo che una vita soddisfacente non debba essere per forza lunga ma significativa sì.

    In questo breve periodo di restrizioni quello che mi sono accorto mancarmi di più è il contatto sociale, la libertà di muovermi e viaggiare, di fare attività sportiva.
    Non gli eventi, che già non seguivo né direttamente né indirettamente, se non per interposta persona su Indiscreto.

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