Coronavirus, la fine dell’auto e di un mondo

Il mese di marzo 2020 sarà probabilmente il peggiore nella storia del mercato dell’auto. Ma già a febbraio le auto immatricolate in Europa sono state 1.066.794, il 7,2% in meno rispetto al febbraio 2019. E gennaio su gennaio 2019 aveva fatto meno 7,4%… Il peggio non è comunque ancora arrivato, a meno che la gente barricata in casa impazzisca e voglia comprarsi un’auto nuova per tenerla in garage.

Il segno positivo ce l’hanno in pochi, soprattutto la Toyota, forte nell’ibrido, con un clamoroso più 12,7% (nella sua miseria la rubrica motori di Indiscreto da mesi sostiene che la casa giapponese sia nettamente la più attrezzata per il nuovo mondo), mentre non è da trascurare il più 2,1% della Bmw. Piuttosto male Volkswagen (meno 4,4%), che fra l’altro è stata fra gli ultimi a interrompere la produzione per coronavirus, decisamente male Fiat-Chrysler (meno 6,9%) e il promesso sposo gruppo Peugeot (meno 8,5), malissimo Daimler (meno 12) e Renault (meno 14,3).

Ma al di là dei numeri, che tendevano al peggio già prima del coronavirus per i motivi più volte elencati, troviamo che il graduale declino dell’auto in Europa, solo rallentato dall’enfasi sull’elettrico, sia sintomatico dello stato d’animo di un continente che ha meno giovani e soprattutto meno giovani che diano un valore all’indipendenza e alla proprietà. Tranne che della casa, ma solo perché gliela comprano i genitori. Anche quando tutto riaprirà, questi li abbiamo persi.

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