Smart working o lavoro in ufficio?

Cos’è lo smart working? Se ne è sentito parlare tanto in questi giorni di follia da coronavirus, in cui sognamo squadroni della morte che ammazzino tutte le persone in giro con la mascherina. Smart working significa, per parlare in italiano, lavorare o poter lavorare da casa senza recarsi in un posto di lavoro fisico. Non è una cosa da fighetti, perché quasi il 60% delle aziende italiane prevede forme di smart working, articolate per orari o per obbiettivi.

Smart working non significa lavorare sempre da casa, dal bar o da dove si vuole, ma poterlo fare in misura almeno parziale. Insomma, per chi è dipendente a tempo determinato o inteterminato è flessibilità. Per tutti gli altri, viene da dire per tutti noi altri, è invece precarietà anche se spesso è una precarietà positiva: meglio relazionarsi con più clienti e committenti che con una gerarchia di capi e capetti, per quanto ci riguarda. Ma sono scelte personali.

Chi ha provato entrambe le cose può facilmente elencare i problemi del lavorare da casa (la difficoltà nel darsi regole, il disturbo dato dai familiari, l’ossessione per il tempo) e quelli del recarsi in un ufficio (la vicinanza di colleghi antipatici o comunque imposti, le ore perse nel traffico, l’impossibilità di gestire un imprevisto di natura privata), quindi almeno in questo caso non ci sono il bene e il male ma solo un ‘Di qua o di là’ personalissimo. Premesso che si va verso soluzioni intermedie, dovendo scegliere al 100% preferireste lavorare da casa o fuori casa? Chiaramente un muratore o un medico non hanno scelta, ma un giornalista e un impiegato spesso sì. Smart working o lavoro tradizionale?

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19 commenti

  1. L’ideale imho sarebbe un fifty-fifty (es. 3 giorni da remoto, 2 in ufficio a settimana).

    Entrambi, come detto, hanno pro e contro.

    Per esperienza personale lavorare da casa ha un’efficienza maggiore e permette di organizzare meglio il proprio tempo.
    Il telefono, in questo scenario, è davvero una scocciatura.
    Alla lunga può generare un po’ di estraniamento (non uscire di casa, non avere contatti con altre persone).

    Lavorare in ufficio genera molti più tempi morti (il tragitto casa-lavoro, le pause caffè coi colleghi), ma a volte il confronto vis a vis può essere più “rapido” per risolvere questioni tecniche (spesso il lavoro remoto è asincrono).

    Poi ovviamente dipende da caso a caso, da lavoro a lavoro.

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    1. Per me il fatto che il lavoro sia asincrono è proprio quello che rende tutti più produttivi, perchè ti costringe a ottimizzare i tempi in cui puoi interfacciarti con i colleghi in modo super efficiente e soprattutto non sei quasi mai interrotto. Diciamo che secondo me un progetto completamente da remoto richiede un livello di Project Management molto superiore ma può essere molto più efficiente di un progetto fatto in ufficio.
      Poi ovviamente siamo tutti diversi, c’è chi è più produttivo lavorando da remoto e chi è più produttivo in ufficio, per me quello che funziona male è una via di mezzo, perchè a quel punto la cultura aziendale risulta “divisa”…però anche li, è solo questione di organizzare le cose.

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      1. Semplificando molto, nella gestione delle emergenze, l’asincronismo è un “vantaggio” quando il problema ce l’ha il tuo collega.
        Quando l’urgenza è tua, è un po’ meno un vantaggio.

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        1. Ma infatti, io quando non ho risposta entro un quarto d’ora da un collaboratore armo il Rifle!
          Poi è ovvio che c’è lavoro e lavoro…

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  2. Smart Working ( io lo chiamo “Remote working” ) se il concetto è essere valutati per quello che si produce e non per il numero di ore per cui si scalda la sedia. Certo se lo “smart working” vuole dire essere controllati a distanza per 7 ore dal capo, e fare 1100 meeting via skype, a quel punto non cambia un cazzo, forse meglio non far niente in ufficio. Io faccio solo remote working da 8 anni a questa parte e mi trovo benissimo, due call settimanali coi clienti, disponibilità nel pomeriggio su Slack e per emergenze tutto il giorno, e lavoro dalla spiaggia.
    Pur odiando io l’ufficio, mi rendo anche conto che se avessi una famiglia, l’ufficio sarebbe la mia ancora di salvezza e il posto dove stare per non farmi rompere i coglioni, io credo che in molti usino l’ufficio come valvola di sfogo: in quel caso forse sarebbe stato meglio non mettere su famiglia, non è obbligatorio.

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    1. “mi rendo anche conto che se avessi una famiglia, l’ufficio sarebbe la mia ancora di salvezza e il posto dove stare per non farmi rompere i coglioni, io credo che in molti usino l’ufficio come valvola di sfogo: in quel caso forse sarebbe stato meglio non mettere su famiglia, non è obbligatorio.”

      Io una famiglia ce l’ho, non è praticamente mai una rottura di coglioni ma penso avrei difficoltà a concentrarmi mentre mio figlio mi chiede se Bremer e Djidji sono italiani (povero ragazzino, che vita infame a pensare a Bremer e Djidji…) o mentre mia figlia mi racconta che Ermes era il dio dei ladri (lo so ragazzina mia, mi sono fatto cinque anni di seghe mentali su ‘ste robe alle superiori, non potresti farti piacere la matematica che è un attimino più utile?).

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  3. Avendo potuto e voluto scegliere, il lavoro da casa (che vuol dire anche dalla spiaggia quando si può) è il Paradiso. Qualità della vita facilmente comprensibile.

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  4. Reddito di cittadinanza

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  5. A Cialtronia, nel baraccone Z4Z con 15.000 dipendenti che sta in piedi grazie ai monopoli ereditati e con i quali strapaga tutte le consulenze e inefficienze (stipendio di cittadinanza!!!), lo smart working settimanale è unanimemente riconosciuto come ulteriori 52 giorni di ferie, roba che il 2° lavoro di Fantozzi è calvinismo puro. Ovviamente in Italia questo non potrebbe mai accadere, perché si lavora di brutto brutto brutto, soprattutto negli ex baracconi pubblici finti privatizzati!

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    1. “Ovviamente in Italia questo non potrebbe mai accadere, perché si lavora di brutto brutto brutto, soprattutto negli ex baracconi pubblici finti privatizzati!”

      Parli per esperienza diretta o per sentito dire? Magari da Sarri?

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  6. Parlando inglese dovrebbe essere remote working, anche perché il contrario di smart…
    Potendo lavorare da casa non lavorerei da casa. Ho bisogno di un luogo fisico, non necessariamente infestato da colleghi, che non mi distragga dalle mille distrazioni. Lo ammetto.
    Che poi il remote working sia anche smart è un dato di fatto e ben venga.

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  7. non so…. adesso in pieno delirio corona, visto che sta iniziando il secondo semestre, le università stanno potenziando gli insegnamenti on line….

    in pratica io nel mio studio a parlare davanti ad un computer e gli studenti a casa davanti al computer….

    sul medio lungo periodo direi alienante….

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  8. Fantomaz
    Ma anche li dalle tue parti e giunta l’eco delle gesta di una certa dottoressa?
    🙂

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  9. oddio gobbo, mi prendi alla sprovvista…

    chiedo aiutino
    dimmi almeno la specialità

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  10. con il mio lavoro, potrei stare a casa e lavorare on line o al telefono, io preferisco andare in ufficio, dove sono comunque solo, sempre con pc e telefono. Poi alcuni clienti li ricevo in ufficio e altri li vado a trovare al lavoro o a casa.
    Preferisco andare in ufficio perché sono più concentrato e poi capita che qualche cliente passi in ufficio senza avvertire, con il solito inizio “disturbo?”
    ogni giornata va costruita e la bellezza del mio lavoro è che ti crei le giornate da solo, pagando con il fatto che si va a provvigione , quindi pedalare imbruttiti

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  11. Fantomaz
    Ci vedi bene?
    🙂

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  12. so tutto gobbo 🙂

    e ho visto tutto

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  13. Fantomaz

    Ahahahahahahahah vecchio mandrillone

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  14. non so se te lo ho mai detto ma qui la tua città è ottimamente rappresentata in senso estetico 🙂

    siine orgoglioso!!

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