Quando si leggeva Videogiochi

Quando il core business delle edicole era ancora principalmente rappresentato da quotidiani e periodici, anche perché la gente li leggeva, avevamo diversi appuntamenti fissi, di quelli che non potevamo mancare. Stiamo parlando dei primi anni Ottanta e tra le nostre riviste preferite c’era Videogiochi (o Video Giochi, scritto rigorosamente con i pixel in evidenza), fondata da Riccardo Albini che sarebbe poi diventato l’inventore del Fantacalcio, e pubblicata dall’allora Gruppo Editoriale Jackson,

È ad essa che sono legati i nostri primi ricordi di lettori al di fuori dei fumetti, mentre allenavamo polsi e dita sui joystick dell’Atari VCS nel pieno – almeno in Italia – della battaglia con l’Intellivision, e leggevamo le recensioni delle novità nella sezione ‘A che gioco giochiamo?’. Videogiochi era strutturata appunto in più rubriche, con notizie di attualità almeno per l’epoca, lettere di lettori spesso preadolescenti complete di disegni che suggerivano possibili nuovi videogiochi, e i record testimoniati fotografando il televisore (su pellicola!).

La forza di Videogiochi, che con il primo numero uscito in concomitanza con il Natale 1982 è stata la prima rivista italiana di genere quando negli Stati Uniti esistevano già tanti magazine dedicati, era nell’ottima redazione (lo Studio Vit, entrato nella storia anche con la versione italiana di Zzap!) capace di elaborare, con un occhio fisso su quanto accadeva oltreoceano, quello che diventerà poi un filone seguito da tanti altri editori tra le cadute e le risalite di console e home computer. Ma dando anche spazio ai coin-op (volgarmente detti anche ‘giochi da bar’) ai quali Videogiochi dedicava una sezione a parte, quando tra cassoni personalizzati e schermi a tubo catodico erano tecnologicamente e diversi passi avanti rispetto alle console da casa.

Tutto questo non per fare i soliti nostalgici (al di là di quale fosse la vostra rivista preferita) ma per capire se la carta (ma forse anche la lettura in generale) sia ormai da considerarsi un supporto obsoleto per le nuove generazioni, assorbite totalmente dal digitale nelle sue varie forme, o se ancora oggi ci siano ragazzi che ‘corrono’ in edicola a comprare una rivista preferita. Temiamo di sapere la risposta.

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7 commenti

  1. che bei tempi, eravamo pionieri della nuova era.
    il cartaceo temo sia destinato inevitabilmente a finire, librerie ed edicole presto caleranno tutte le saracinesca.

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  2. La risposta all’ultima domanda è purtroppo no e la fornisce il tipo di riviste che ci sono oggi in edicola: quasi nessuna è dedicata ad un pubblico giovane, a partire da quelle musicale per arrivare a quelle tech, passando per quelle sportive.

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  3. mi ricordo che da fine anni ’90 fino a metà anni 2000 leggevo avidamente “The Games Machine” (che era straordinaria per l’epoca, con cd prima e poi dvd zeppi di roba che altrimenti non potevi reperire, tipo patch e soluzioni) per poi abbandonarla una volta avuta la prima linea adsl a casa. ogni tanto mi ricapita di sfogliare vecchi numeri e la trovo ancora oggi ben fatta e professionale!

    negli ultimi anni pensavo avesse addirittura chiuso, visto che in edicola non la vedevo più negli scaffali ed invece è ancora viva e vegeta…

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    1. Ai tempi gli preferivo nettamente la mitologica “K” rivista dello stesso Studio Vit di cui si parla nell’articolo.
      Però tu sei giovane e non hai fatto in tempo a vederla, almeno nella loro versione, perché da metà anni 90, dopo il passaggio della rivista a RCS, lasciarono per contrasti con il nuovo editore, creando “Zeta” che non ebbe lo stesso successo.

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  4. già detto più volte: ancor più che le librerie, le edicole hanno sempre rappresentato il negozio dei miei sogni.

    da provinciale padovano rammento che una tappa fissa delle gite milanesi era una splendida e fornitissima edicola di piazza san sabila, da cui si prendeva una navetta in direzione linate (?) e che invece portava noi sbarbatelli a farci spennare da qualche venditore alle varie fiere del disco di novegro.

    di sicuro ho qualche numero di “videogiochi” (dell’editoriale jackson ricordo anche un corso, forse “videobasic”). c’erano pure i record dei coin-op: ovviamente la platea di chi certificava le prestazioni da sala-giochi era modestissima e quindi i nomi ripetuti più volte diventavano quasi familiari.

    in ambito videoludico successivamente sono passato sia a zzap che al rivale k, entrambi molto godibili sia graficamente che come scrittura. come dimenticare la recensione/pesce d’aprile di zak mckracken2…

    e, infine, per dire di quanto poco le informazioni globali girassero. ricordo una recensione negativa di un gioco brandizzato da paul gazza gascoigne, in cui l’articolista irrideva la poca notorietà del calciatore alle nostre latitudini. solo nella posta di 2-3 numeri dopo c’erano le deludidazioni di qualche lettore che forse comprava anche il guerin sportivo…

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  5. K tra l’altro rivista anch’essa realizzata dalla Studio Vit dopo aver lasciato Zzapp! Quest’ultima dedicata ai sistemi a 8 bit mentre The Games Machine si occupava di quelli a 16 bit (a cominciare dall’Amiga), con qualche eccezione come ad esempio i giochi per lo standard MSX2 (a 8 bit) commercializzati in Giappone ma di difficile reperibilità in Italia. Per molti ragazzini la rivista Video Giochi è stata una lettura di culto insieme al catalogo Postalmarket…

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  6. Per anni il mio sogno è stato fare il redattore di The Games Machine!
    Poi per fortuna ho iniziato a programmare ed andare in discoteca, cmq Stefano Silvestri che scrive ora su Eurosport era caporedattore di TGM mi sembra.

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