Da dove viene la Sharapova

Maria Sharapova, 33 anni fra un paio di mesi, ha lasciato il tennis giocato con un post su Instagram. Lo ha lasciato per motivi quasi esclusivamente fisici, dopo la seconda operazione alla spalla l’anno scorso, visto che l’essere precipitata al numero 373 WTA non le avrebbe precluso la maggior parte dei tornei: in pochi negherebbero una wild card alla donna più riconoscibile del tennis, antipatica a molte colleghe e inspiegabilmente a molte giornaliste.

Forse invidiose di una bambina che a 8 anni è stata staccata dalla madre per diventare una campionessa con i consigli di Bollettieri e i sacrifici del padre Yuri. Una su mille, non su mille normali ma su mille dotate e stramotivate, ce la fa e lei ce l’ha fatta. Rimanendo come persona anche apparentemente più equilibrata di tante concorrenti, nonostante ferite ben nascoste.

Evidenti i problemi fisici perché sul finire dell’anno scorso la collaborazione con Piatti a Bordighera era stata venduta da tutti come un’operazione rilancio, lei per prima asseriva di crederci. Anche perché il tennis femminile è così livellato che fra le prime 50 può vincere chiunque: nell’ultimo Australian Open, a questo punto l’ultimo Slam della vita della Sharapova, la finale è stata fra la testa di serie numero 14, la Kenin, contro una che non era nemmeno fra le prime 32 come la Muguruza, pur dal passato nobile. Come se fra i maschi la finale fosse stata fra Rublev e Verdasco.

Una situazione che ha indotto la Clijsters al secondo rientro e che rende ancora più grottesche tante polemiche sui premi delle donne, vista la disparità di interesse generato e il livello in tutti i sensi diverso dello spettacolo. La donna per sfondare mediaticamente deve essere, in proporzione, più personaggio dell’uomo e la Sharapova personaggio lo è sempre stato naturalmente.

Aggiungendo però la sostanza di 5 Slam vinti, fra cui Wimbledon a 17 anni, e 15 anni da protagonista, sia pure senza un gioco emozionante e neppure significativi miglioramenti tecnici rispetto alla sua adolescenza. Ma nel tennis, lo sport più onesto di tutti, non ci sono regali e la Sharapova si è conquistata davvero tutto con merito.

Per le sponsorizzazioni hanno contato anche la sua bellezza altera, il suo essere (o sembrare, che è la stessa cosa) padrona della propria vita, il suo spirito da imprenditrice e indubbiamente anche la sua doppia anima, russa e americana. Ma non ci sembrano crimini, così come il guardare una donna nella sua interezza e non solo per il suo rovescio.

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11 commenti

  1. Mi permetto di editare:

    “La donna per sfondare mediaticamente deve essere […] personaggio figa”

    😉

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    1. Anche, di sicuro, ma non solo. Guarda la Bouchard, trattata da molti come una velina… finalista a Wimbledon, fra le altre cose.

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      1. Chiaro esistono sempre le eccezioni.

        Ma sospetto che se Maria avesse avuto i lineamenti della Schiavone sarebbe stata un po’ meno personaggio.

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        1. a parità di doping, le gambe della Sharapova fanno la differenza

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  2. Il vestitino nero se non sbaglio dell’Open Usa 17 il più bel look della storia dello sport.

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    1. Vestito Swarovski di Masha a un onorevole secondo posto, dopo qualsiasi straccio indossato da Chris Evert nei tardi Settanta

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      1. La Evert era un bruttina, col senno di prima e di poi.
        Però a noi sembrava una venere e lo svolazzare di quei gonnellini ci ha fatto sospirare quanto le voleè smorzate della sua rivale/amica.

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        1. eh la sabatini..

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      2. Chris Evert nell’elenco delle sopravvalutate, nel canone estetico ovvio

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  3. Come non condividere in effetti.

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  4. Il genere femminile fatica ad accettare una donna bella , figuriamoci una donna bella, brava e di successo .

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