Tesla bond, la rinascita di Elon Musk

I bond di Tesla emessi nell’agosto 2017, per complessivi 1,8 miliardi di dollari, nelle scorse ore sono stati trattati al loro valore nominale, per la prima volta nella loro travagliata vita. Due anni e rotti in cui l’azienda fondata da Elon Musk è stata data quasi per morta e i suddetti bond sono hanno raggiunto quotazioni bassissime, nella scorsa estate in zona 80 (mentre stiamo scrivendo queste righe sono a 100), venendo considerati dagli esperti molto vicini alla categoria junk, spazzatura.

Ma al di là degli aspetti finanziari, perché la Tesla si è ripresa, raggiungendo una capitalizzazione di 90 miliardi di dollari? Da appassionati di auto ci viene istintivo dare i meriti al prodotto: le vendite della Model 3 hanno chiuso il 2019 alla grande, aiutando a stabilire il record per l’azienda (circa 370.000 auto vendute in totale nell’anno) e la nuova fabbrica cinese da mezzo milione potenziale di auto all’anno permetterà a Musk di fare un salto di qualità notevole.

Non stiamo qui a fare i soliti discorsi sull’auto elettrica, filtrati anche dall’esperienza personale, fra tempi di ricarica e altro. La peculiarità della Tesla Model 3 è quella di essere un’auto a prezzi non disumani, sui 50.000 euro, ma proiettata nel futuro. Non un’auto di vecchi marchi che si infighettisce con il motore elettrico e, questo vale anche per il motore termico, un abuso demenziale di elettronica, ma un prodotto della Silicon Valley che conquista il mercato dell’auto. Una tendenza sottolineata anche dal bellissimo coupé della Sony, che con la Silicon Valley non c’entra, presentato al CES di Las Vegas: l’auto è cambiata e non è soltanto una questione di alimentazione.

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