I tanti Giampaolo Pansa

La morte di Giampaolo Pansa ci insegna una volta di più le persone cambiano a seconda di chi le guarda. Ognuno di noi suoi lettori ha quindi il Pansa che preferisce: il grandissimo cronista di Stampa e Giorno, l’inviato del Corriere della Sera (suo lo scoop sullo scandalo Lockheed), l’inviato sulla politica negli anni d’oro della Repubblica di Scalfari, il corsivista bruciante di Panorama ed Espresso quando questi due settimanali erano imperdibili, lo scrittore multiforme dal romanzo al saggio, il giornalista di sinistra ma poco ortodosso sia sulla storia sia sull’attualità.

Fra i mille libri di Pansa abbiamo particolarmente amato quelli sul giornalismo, visto che lui l’ha praticato sul serio e raccontato con più autoironia rispetto a un Bocca o a un Biagi. Comprati e venduti (1977), Carte false (1988) e Carta straccia (2011) dovrebbero essere letture obbligatorie per chi voglia capire come gli viene raccontato il mondo.

Abbiamo presto abbandonato i suoi romanzi e a dire il vero alla fine ci avevano un po’ annoiato i suoi saggi storici: sulla guerra civile italiana 1943-1945 e sui crimini dei partigiani aveva già detto tutto, secondo noi, Giorgio Pisanò. Anche se effettivamente la produzione per un pubblico di destra era sempre stata modesta e quindi sul mercato c’era un grande spazio per una rilettura (revisionismo, secondo chi pretende di dirci quali santini siano intoccabili) critica. Il migliore di tutta la produzione di Pansa su Seconda Guerra Mondiale e dintorni rimane Il Gladio e l’alloro, del 1991, sull’esercito di Salò.

Come analista politico Pansa raramente ci azzeccava, lui stesso ha ammesso la troppa fiducia nel PCI ‘socialdemocratico’ (tutto nacque dalla famosa intervista a Berlinguer, in cui il leader comunista si diceva contento che l’Italia facesse parte della NATO) o in ciò che poteva nascere dai movimenti referendari di Mario Segni, ma qualunque lettore del Bestiario ricorda le tante intuizioni giuste, su tutte quella del feeling fra D’Alema e Berlusconi che di fatto ha bloccato l’Italia per dieci anni. Senza mai nemmeno sfiorarlo abbiamo trascorso con Pansa davvero tantissimo tempo.

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 8.9/10 (24 votes cast)
I tanti Giampaolo Pansa, 8.9 out of 10 based on 24 ratings

4 commenti

  1. 84 anni è un’età accettabile per andarsene, dopo una vita intensa e soddisfacente
    concordo Direttore sulla sua esposizione, Pisanò arrivò per primo, ma essendo di destra, non arrivò alle masse, e questo anche a causa dei tempi.
    Pansa scrisse quello che Pisanò aveva già dimostrato, ma venendo da sisnitra non potevano boicottarlo anche se ci hanno provato.
    un altro tassello di Pansa fu l’intervista a JV Borghese, il giorno prima del famoso golpe, su cui lui aveva molti dubbi

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +4 (from 10 votes)
    1. Intervista a Borghese diventata anch’essa un libro, molto bella. Oggi sul Corriere della Sera Cazzullo ha citato (non mi era venuta in mente e non ho archivi) anche lo scoop sulla morte di Alceste Campanile, ma secondo me ricorda male la vicenda che dal punto di vista giudiziario si è risolta quasi ai giorni nostri…

      VN:F [1.9.22_1171]
      Rating: +1 (from 1 vote)
      1. molto bello di Pisanò “gli ultimi 5 secondi di Mussolini”, molto circostanziato. Volato in 3 giorni

        VN:F [1.9.22_1171]
        Rating: +1 (from 5 votes)
        1. Concordo, piaciuto meno “Io, Fascista” dove secondo me ha perso un’occasione per dar voce a quelli che scelsero di combattere per Salò senza per questo essere fanatici fascisti.

          VN:F [1.9.22_1171]
          Rating: -2 (from 4 votes)

Lascia un commento