Italia paradiso fiscale, per Ibrahimovic

Dal primo gennaio 2020 l’Italia diventa ufficialmente un paradiso fiscale, non proprio come il Lussemburgo o qualche isoletta caraibica, però tipo certi cantoni svizzeri sì. Paradiso fiscale non per noi classe media, ovviamente, ma per gli sportivi professionisti. Avevamo infatti dimenticato uno dei punti più grotteschi del cosiddetto Decreto Crescita, parto del governo Cinque Stelle-Lega (infatti convertito in legge a inizio luglio), che un articolo di Michele Damiani su Italia Oggi ha provveduto a ricordarci.

In pratica dal gennaio gennaio 2020 gli sportivi professionisti che si sono trasferiti in Italia dopo almeno due anni all’estero, e che intendano mantenere la residenza in Italia per almeno un biennio, vedranno ridursi del 50% il loro imponibile fiscale per i successivi 5 anni. Traduzione: fatto 10 milioni l’ingaggio lordo, verrà applicata la propria aliquota solo su 5.

Questa detassazione sale al 70% per i non professionisti, del 90% se questi dilettanti (finti dilettanti, chiaramente) si trasferiscono al Sud. Traduzione: un pallavolista, anche di Serie A, che giochi in una squadra del Sud pagherà le tasse soltanto sul 10% lordo del suo ingaggio. Un bell’aiuto a lui e al club, che di fatto rende un pagamento regolare simile ad un pagamento in nero. Davvero inspiegabile è la logica dell’imposta forfettaria di 100.000 euro all’anno per tutti i redditi da fonte estera: ad un tennista adesso converrà fare qualche chilometro e trasferire la residenza, per falsa che sia, da Monte Carlo a Ventimiglia.

In generale questo regime scatterà dall’anno fiscale 2020 e non riguarderà solo gli sportivi, ma anche lavoratori qualificati e docenti con modalità simili a quelli degli sportivi, sia pure con cifre diverse. Insomma, una misura contro la cosiddetta fuga dei cervelli, di cui la parte sportiva è stata una degenerazione.

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16 commenti

  1. Il pezzo di carta è comunque il pezzo di carta ed è giusto che in qualche modo vada premiato (al netto de “il pezzo di carta fregatelo nel culo”). Perché così come è sbagliato fare discriminazioni è sbagliato anche trattare in maniera uguale situazioni diverse (e cioè laureato e non laureato) specialmente in una nazione in cui il titolo di studio viene visto come una prerogativa da coglioni e dalla quale non si trae alcun vantaggio (cosa che non possiamo dire ad esempio per Germania e paesi anglosassoni. Ma in Italia ci sentiamo fighi quando ci parte la ridarella dopo che uno ti dice che è laureato in filosofia, cosa che in paesi civili appunto non accade mai).

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  2. Direttore, mi meraviglio di lei. Che vuol dire misura ingiusta? Il requisito della laurea lascia fuori i camerieri e i baristi, con tutto il rispetto.
    Semmai in Italia il pezzo di carta conta zero. Tutti i segretari dei partiti piu’ importanti sono senza laurea, il penultimo ministro dell’istruzione aveva la seconda media.

    Per quanto riguarda i ricercatori era l’unica misura possibile per riportare gente in italia, dati gli stipendi bassi.

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  3. Il requisito della laurea lascia fuori tutti gli italiani che sono andati all’estero non per un lavoro migliore, migliori opportunità o altre motivazioni diverse dal morire di fame, ma quelli che ci sono andati semplicemente per un lavoro, anche senza metterci qui a fare la retorica dell’emigrazione. Insomma, gente di serie A, da non perdere, mentre quella di serie B nelle stesse condizioni scolastiche magari è rimasta qui a vincere il concorso tarocco grazie all’amico del cugino, o a spendere la pensione della nonna al bar. Visto che il periodo di tassazione favorevole è limitato, non si capisce perché discriminare muratori o baristi non laureati.

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  4. Il requisito della laurea lascia fuori gente senza la laurea, niente di piu’ e niente di meno.

    Si sta focalizzando su un non-problema. Chi e’ emigrato in germania o a londra per un lavoro manuale qualsiasi perche’ dovrebbe tornare a caltanisetta o catanzaro? Non e’ cambiato nulla in termini di opportunita’, anche se avesse avuto successo e si fosse comprato il bar, non puo’ spostare la sua attivita’ in italia: anche avesse uno sgravio fiscale del 99% non cambierebbe nulla, il 99% di un reddito 0 euro e’ 0.

    La misura serve per portare in italia lavoratori che portano valore aggiunto, e si usa il criterio abbastanza sensato della laurea (e dell’impiego all’estero) come discriminante. Uno puo’ anche avere una catena di alberghi, ma non abbiamo bisogno di importare albergatori.

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  5. Il requisito della laurea potrebbe avere senso per riportare in Italia persone sulle quali lo stato ha speso e dopo averle formate sono andate all’estero.
    Non credo abbiano fatto questo ragionamento però.
    Detto questo potrebbero esserci camerieri e baristi laureati, lavori manuali che portano alto valore aggiunto, lavori con il mitico pezzo di carta che ne portano meno, se non sulla. Soprattutto eviterei di classificare i lavori tra quelli da laureati e quelli manuali. E’ una distinzione che non ha senso.

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  6. Vedo anch’io corretto il principio della laurea. Senza farne una questione filosofica. Il punto è che non possiamo più permetterci di formare bravi medici /ingegneri /avvocati /ecc e vederli andare a guadagnare di più all’estero. Se quindi questo è il sistema pensato speriamo funzioni…

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  7. Mi sentp chiamato in causa perché faccio parte di questi “privilegiati”..
    lavoravo all’estero (in università) fino a 6 mesi fa, sono tornato e ora sguazzo nella tassazione agevolata.

    Sarò paraculo, ma non mi sento di criticarla.

    Sinceramente quando ho deciso di tornare non la ho considerata, ne avevo sentito parlare ma non sapevo i dettagli. Mi è stato offerto un lavoro dall’Italia mentre all’estero le opportunità erano, in questo frangente, peggiori e ho deciso di tornare.
    Però certamente la tassazione è un incentivo a rimanere in Italia, mentre viceversa potrei considerare di ripartire dopodomani.

    Fino all’altro ieri io dovevo venire in Italia per nell’ordine 1 stare vicino a mammà 2 il sole 3 le eccellenze culinarie nostrane. NESSUN altro motivo.
    Ecco, forse non tutti hanno queste priorità. In Italia in generale si lavora peggio che da altre parti (per mille ragioni), inoltre sappiamo che gli stipendi in mille ambiti e livelli di qualifica NON sono competitivi, quindi perché tornare? La tassazione agevolata rende lo stipendio più interessante, almeno non torno “a casa” per perderci soldi.

    riguarda solo i laureati?
    Come hanno detto altri nei commenti sopra ci sono diverse giustificazioni per questo: 1 io per esempio ho effettuato un 70% della mia formazione in Italia, lavorando qui, “ripago” lo stato di quanto ha investito in me, quindi ci guadagnamo entrambi. 2 il mio lavoro -concettualmente- è più qualificato e qualificante, porta un arricchimento oltre il suo valore materiale. (concettualmente.. mi viene sempre da ridere a essermi prima definito “cervello in fuga” e ora “cervello di rientro”..)

    In altri posti al mondo ci sono “condizioni particolari” (di tassazione, visto, stipendio..) solo per laureati di certe branche e possibilmente con certa esperienza. In Italia si è messo il limite più in basso, qualsiasi laurea e 2 anni di “anzianità”. Non lamentiamoci sempre e chiediamo che il limite sia ancora più basso. Sinceramente con tassi di disoccupazione tremendi, vuoi davvero riempirti di lavoratori non qualificati? OK, avere la laurea non è discriminante di default, ma qualcosa devi pur fare, no?

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  8. Bando alle ciance quindi abbiamo recuperato Niccon, lorro, il desaparecido Calvin e transumante. Chi altri?
    Direttore le suggerisco la sezione cervelli di ritorno di indiscreto 🤣🤣🤣

    Ps: questo post ha l’unica ragione di mettere zizzania! 😀

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  9. Potremmo recuperare anche Gatto, sarebbe meravigliosissimo

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    1. Ma non si parlava di cervelli?

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  10. Evidentemente chi torna ha anche situazioni familiari dove può decidere agevolmente (moglie a casa a non fare un cazzo per esempio) Io a mia moglie infermiera con posto solido e ben retribuito a 200 metri dalla casa dei suoi e a 500 da casa nostra non la schiodo con un’agevolazione a tempo manco se mi dessero 6000 netti mese

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  11. Sono anch’io un cervello (?) all’estero, dove finora ho avuto immensamente di più che in patria.

    Devo dire che uno sconto del 70% o più è allettante, ma tornare in Italia vorrebbe dire lavorare con italiani, e quindi avete formalità, gerarchie, gelosia e invidia come forse da nessuna parte.

    Quindi che si tengano la loro generosa offerta, tornerò in patria a 73 anni da pensionato.

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  12. C e un errore nell articolo.

    La laurea non è più necessaria infatti.

    Ci sono 2 versione dell lavoratore impatriati dell’articolo 16 del Dlgs n 147/15
    Il comma 2 dell’articolo 16 del Dlgs n 147/15 que prevede il requisito della laurea.
    Il comma 1 dell’articolo 16 del Dlgs n 147/15 che era riservato a lavoratore Con possesso di requisiti di “elevata qualificazione o specializzazione” dove la laurea non era necessaria.

    In 2019, il decreto crescita ha tolto nell comma 1 il requisito di “elevata qualificazione o specializzazione”.

    http://www.rivistadirittotributario.it/wp-content/uploads/2019/10/Massarotto-Altomare.pdf

    L’art. 5 del Decreto crescita modifica il regime agevolativo riservato ai lavoratori (platea comma 1) c.d. impatriati di cui all’art. 16 del D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 147, ampliandone l’ambito soggettivo e oggettivo di applicazione.
    A differenza della normativa previgente, infatti, la nuova disciplina non prevede più limitazioni quanto alla natura dell’attività lavorativa svolta ovvero al titolo di studio richiesto; conseguentemente possono accedere al beneficio anche quei soggetti –( quali gli sportivi professionisti) – non in possesso (generalmente) di un titolo di laurea e/o che non ricoprono ruoli dirigenziali. Vengono, inoltre semplificate le condizioni per accedere al regime di favore, essendo unicamente richiesto che: (a) “i lavoratori non sono stati residenti in Italia nei due periodi di imposta precedenti il predetto trasferimento e si impegnano a risiedere in Italia per almeno due anni”; e inoltre che (b) “l’attività lavorativa è prestata prevalentemente nel territorio italiano”.

    Infatti, il venir meno di requisiti come la Laurea, l’alta qualificazione, o il ruolo direttivo rendono più semplice l’esercizio di questa agevolazione comma 1.

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    1. Mi sono basato sul testo originale del decreto crescita, che mi sembrava abbastanza chiaro. Nel dubbio ho chiesto informazioni a un commercialista, che mi ha confermato che anche nella nuova formulazione il rientro con fiscalità agevolata è riservato ai soli laureati oppure lavoratori ad elevata qualificazione e specializzazione, definiti dal comma 1 della vecchia formulazione del decreto. Il parere a cui lei fa riferimento sembra quindi sbagliato. Dico ‘Sembra’ perché non sono un fiscalista e quindi magari c’è un’interpretazione del decreto che mi è sfuggita. 

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      1. Salve Dott Olivari,
        il sitto dell’agenzia e stato agiornato con la nuova norma.

        https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/web/guest/lavoratori-rimpatriati-che-cos-%25c3%25a8-cittadini

        Confirma che adesso L’agevolazione Impatriati verzione 2019 del l’articolo 16, comma 1, Dlgs n. 147/2015 a adesso solo 2 requisiti.

        • il lavoratore non è stato residente in Italia nei due periodi d’imposta precedenti il trasferimento e si impegna a risiedervi per almeno due anni

        • l’attività lavorativa è svolta prevalentemente nel territorio italiano.

        Cordiali Saluti,

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