I giornalisti italiani sono di sinistra?

I giornalisti italiani sono quasi tutti di sinistra, un luogo comune più volte tirato fuori dai giornalisti di destra, per fare del vittimismo, ma anche da quelli di sinistra come a sottolineare una precisa identità culturale che deve avere chi svolge questa professione, anche se si occupa di Dybala e Carruezzo. In soccorso a tutti loro, anzi a tutti noi, è arrivato l’ultimo report di World of Jornalism Study, edito dalla Columbia University Press, la casa editrice dell’università newyorkese dove si sono laureati Roosevelt, Obama e tanti altri.

Nel report vengono analizzate le risposte di 27.500 giornalisti di 67 paesi, con risultati in parte sorprendenti. Intanto i giornalisti del Regno Unito, fra carta stampata e televisione, risultano in prevalenza di un moderato centro-destra, cosa che non si evince da tante corrispondenze basate su qualcosa orecchiato della BBC o dal Guardian.

Meno strano è che i giornalisti dell’Est Europa risultino mediamente più di destra, guardando ai più recenti risultati elettorali: in troppi si dimenticano che il giornalista non è un artista maledetto, svincolato da condizionamenti e bisogni, ma uno che scrive o parla per un pubblico. Magari di nicchia, ma pur sempre un pubblico.

Stando alle loro stesse risposte, i giornalisti europei più equilibrati politicamente risultano essere quelli di Francia, Belgio e Svizzera, mentre la prevalenza è il moderatismo, di destra o di sinistra, nel già citato Regno Unito, in Germania e in Olanda. Prevalenti le posizioni di sinistra in maniera abbastanza netta fra i giornalisti di Spagna, Svezia e Grecia, e in maniera molto netta, come in alcun altro paese europeo, in Italia.

In altre parole, in nessun paese è così netta la distanza fra le opinioni politiche dell’elettorato medio e del giornalismo medio. È il prodotto di un settore mediatico in cui molti esistono soltanto per essere strumento di pressione, non per essere letti o ascolti dal pubblico. Ma anche di un sistema culturale elitario in cui le masse sono viste come un qualcosa da educare, più che da assecondare.

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10 commenti

  1. Non lo avrei mai detto

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    1. che sorpresa eh

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  2. di sinistra come area politica o come idee? perchè oggi c’è un certo scollamento tra le due cose. cioè ad esempio uno come Travaglio dove va collocato?

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    1. penso che nemmeno travaglio sia definibile “di sinistra”; sebbene alcune sue idee possano definirsi di sinistra, vorrebbe una realizzazione delle stesse in modo abbastanza “di destra” (certezze granitiche, quindi poco o niente garantismo, onere della prova in capo all’indagato etc.)

      non lo definirei di sinistra travaglio…

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  3. Saranno stati gli hacker russi a truccare il report

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  4. Gombloddo.

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  5. Mediamente i giornali e le trasmissioni che hanno giornalisti di sinistra sono più seguiti. Se il pubblico di destra non crede al giornalismo militante e non fa decollare vendite e ascolti la “colpa” è dello stesso pubblico sovrano e amen

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  6. Oh, un giornalista potrebbe anche ogni tanto esprimente un’opinione che non sia dettata da chi paga lo stipendio. Perche’ il problema non e’ essere di destra o di sinistra, ma dar l’impressione che non si creda a quel che si scrive/dice.

    Secondo me avrebbe qualche lettore in piu’ degli scalzacani che intervistano in ginocchio, ma mi rendo conto sia probabilmente impossibile, altrimenti Indiscreto manco esisterebbe.

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  7. La domanda è: essere schierato vuol dire assecondare le bugie dei leader di tale direzione? Perché ad esempio con Salvini è molto difficile trovare qualcuno che possa difenderlo. Oppure come può un giornalista di destra difendere Trump che afferma che il riscaldamento globale non esiste? In Italia essere giornalista di destra vuol dire fare titoli del tipo “la patata bollente”?

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  8. Non sempre la massa è da assecondare, se la maggioranza fosse terrapiattista (per esempio) sarebbe un dovere educarla.

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