Gli allenatori di Natale

Oscar Eleni dall’isola degli schiavi in Madagascar, salutando megattere con la faccia di Petrucci, ascoltando le rane pomodoro e guardando negli occhi i gufi rossi nel ricordo dell’avvocato Porelli che agli amici, ma soprattutto ai nemici, regalava “u gufu” contro la malasorte che non era soltanto da debellare in partita, ma pure nelle amicizie se erano sbagliate.

Esilio meritato nella cattedrale della vita, cercando i cattivi di ieri per vedere se sono simili a quelli di oggi che imperversano fingendo di essere più buoni per una festa che consumano, ma che non hanno mai capito, se stanno con quelli che alzano muri, escludono,  discriminano, urlano sempre.

Portare gufi al palazzo acca, in troppe federazioni che pensavano davvero di poter vivere alla grande con i nuovi padroni. Portare fiori a chi ci vede comunque fra le prime dieci nazioni nella prossima Olimpiade giapponese, portare dolci a chi mastica amaro avendo scoperto che l’isola dello sport, come quella degli schiavi dominata dall’avventuriero Beniowski, poi ucciso dagli stessi francesi che lo avevano mandato a bonificare l’isola dove si era eletto re, è un po’ quello che succede a Sport e Salute, quello che è appena accaduto in federcalcio, quello che accadrà nella Lega Basket da quando il presidente federale ha minacciato di mandare un commissario, cadendo dal solito pero per un’ assemblea disertata, si dice, si sussurra, sai che novità, dopo consigli ai tentennanti senza portafoglio.

Cercansi cattivi per Natale e non li troverete soltanto in famiglia. Basta girare un po’ fra le bancarelle dei venditori di fumo. Ricerca facile per molti allenatori che devono guidare giocatori con la faccia dal lato bi, scazzati a prescindere, arrabbiati se stanno fuori dopo allenamenti vergognosi, furenti se vengono sostituiti dopo aver fatto le belle statuine in campo. Pioli, Sarri, Montella, Motta, i tormentati del momento nel calcio conoscono sicari e mandanti.

Nello sport, lo confessiamo, siamo sempre stati dalla parte degli allenatori che ci mettono tutto per educare, allenare una squadra. La cosa più dura in tempi dove la gente preferisce le cuffie, non si parla, dove lo spogliatoio non è più sacro, dove ci si denuda facilmente per un like, mentre il procuratore ti raddoppia l’ingaggio che lo farà più ricco. Bandiere, famiglie. Chissenefotte. In questo clima ci siamo resi conto che aveva ragione Cyranò: diffidare degli attori cani.

Eh sì, puoi avere grandi allenatori registi, puoi regalare alla tua squadra la miglior sceneggiatura, ma poi sul palco ci vanno loro, gli attori e, se sono cani, ho hanno l’anima  persa, allora ti trovi come Sarri a Riad, come Messina nelle ultime partite di Eurolega, come Djordjevic a Sassari, Caja con la Varese da trasferta, Buscaglia con la Reggio dei confusi, Brienza con la Trento delle mezze figure, per non parlare della Trieste vergognosamente senza un’anima anche se intorno c’è solo passione e competenza.

Dal Madagascar in volo verso Napoli per andare a trovare un gentiluomo come Roberto Di Lorenzo, ultimo dei credenti in un basket equo e solidale, che ha sposato l’idea di Nicoletta Caselin per far nascere anche fra i bastardi di Pizzofalcone “il canestro sospeso”, come a Verona, nella tradizione della città che ha inventato il caffè sospeso, prendi uno paghi due per chi non può permetterselo: sostenere iniziative per i bambini che sognano di saltare in alto, verso un canestro, magari senza esagerare come fanno nella NBA che non piace al maestro Tavcar che è stato il miglior telecronista di basket del ventennio, uno che andrebbe ascoltato dai petulanti urlatori di oggi, quelli che non stanno zitti un secondo ed esagerano sempre per farci capire che loro capiscono.

Siamo a metà strada fra il mare e lo studio legale dove il Tedeschi che dirige gli arbitri, i bravi, gli scadenti, i sempre turbolenti, ha portato uno scritto dell’osservatorio Pea per vedere se ci sono estremi per una querela. Una volta ci sfidarono a duello, padrino Montanelli, mentre cadeva il palazzo di San Siro, spesso ci sono state liti, bisticci, telefoni chiusi in faccia, ma era sempre sfida guardandosi negli occhi. Alla larga dai tribunali. I tempi cambiano.

Sono quelli, appunto dove si cercano i cattivi da arruolare, dove se ti liquidano con pacchi di milioni passi per vittima, anche se ti sei aumentato i compensi mentre tutto franava. Il vittimismo di chi strilla nel suo asilo dicendo mi avevano promesso, mi avevano garantito, scoprendo la faccia torva degli stessi a cui, per tanto tempo, leccavano i piedi e non soltanto quelli. Succede a tutti di trovarsi fuori, sul ballatoio, dopo un lavoro che credevi ben fatto, ad alcuni succede dopo un paio d’anni, ad altri dopo più di quaranta.

Chiedere aiuto, facendo la spia sulle mancanze altrui, è un giochino da poveri cristi. No, onoriamolo il primo grande eroe della nostra esistenza: uno andato in croce nell’illusione di poter essere seguito e non certo tradito per trenta denari. Nel suo nome hanno più massacrato che aiutato. Sarà sempre peggio mentre il mare si alza e tutti questi arresti per malgoverno, malasanità, crudeltà verso poveri, bambini, malati, vecchi, deboli ed indifesi, ci dicono che abbiamo prigioni capienti e un canale diretto col male che non si esaurisce mai se ogni volta raddoppi le custodie cautelari e il condotto spurga il triplo delle schifezze.

Pagelle aspettando questo fine anno che per il basket è tutto televisivo per la goduria di chi preferisce quattro salti alla tombola, per la dannazione delle famiglie dove il basket è lavoro.

10 Al POZZECCO baciantino che sta cambiando davvero tante cose in un basket dove serviva fantasia, ferro con velluto, idee per dare ai giocatori le certezze perdute davanti allo specchio. Mago di Oz il Poz di Sassari che ferma la Virtus già battuta dal suo padre putativo Sacchetti.

9 Alla TELEVISIONE che si prende il basket per Natale e Capodanno. Sky lo farà con la gare di salto in alto della NBA (Tavcar dixit), Eurosport coprendo  tutto come tutto l’anno, dal derby natalizio di Bologna al Capodanno, la RAI mandando in diretta  sulla Rai Due, in chiaro,Virtus Bologna-Milano. Fingiamo di credere che lo facciano credendoci, non perché erano senza balun, senza tante alternative.

8 Alla prima REYER vincitrice in trasferta che sembra davvero convertita  dal paziente De Raffaele, domatore che sembra conoscere i suoi pitoni gialli come la ginnasta d’oro Simone Biles che sa anche accarezzare cani fintamente feroci.

7  A Vincenzo ESPOSITO perché la sua Brescia è davvero un bel fiore nel deserto e aver rilanciato il Silins,  stranamente emarginato da altri colleghi, ci dice che se lavori le zucche diventano  qualche volta carrozze.

6 All’URANIA anche se è andata a letto senza cena dopo l’ultima partita in A2 perché al Palalido, che avrà  finalmente una sala da dedicare a Cesare Rubini, si sta ricreando il mondo dell’altra Milano che, come ai tempi dei Milanaccio e dei Caspani, aveva dato al basket mondi diversi e passioni mai dimenticate, pur sapendo che la Bologna di ieri e di oggi resta inimitabile.

5 A DELLA VALLE e BALDI ROSSI perché se sono capaci di buone prestazioni come le ultime che abbiamo visto allora è soltanto colpa loro se spesso stanno nel sottoscala.

4 A PESARO che proprio non si schioda da quota zero. Un tormento per l’anima di chi conosce questa scuola che ha dato così tanto al nostro basket. Befane del mondo, pensate che Alceo vi darebbe da mangiare benissimo se trovaste un tesoretto per salvare  il povero Ario Costa, anima grande in  una terra arida.

3 A CARREA e PISTOIA dagli spalti vuoti, per aver tolto alla comunità la certezza sulle condannate di questo campionato. Un bello scherzo che merita applausi.

2 Al BARALDI che guida la VIRTUS BOLOGNA se non aiuterà DJORDJEVIC a trovare uomini che non sbuffino per gelosia davanti alle magie di Teodosic,  ultimo dei Magi nella setta dei poeti estinti di chi crede al basket come gioco di squadra.

1 Agli ARBITRI belle gioie se davvero pensano di poter conquistare l’isola della fratellanza andando per avvocati.

0 Ai giocatorini di TRIESTE che stanno tradendo una città, una scuola, un mondo, gente convinta che la colpa  sia di altri mentre noi stiamo con DALMASSON quando dice che la cosiddetta squadra manca d’identità morale. Accusa più grave non potrebbe esserci.

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10 commenti

  1. Finalmente le pagelle di Milano – Valencia.

    Ah no… 😀

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  2. Io devo ancora finire quelle di real-olimpia

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    1. a fine anno uscirá il best of delle pagelle

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  3. Si ricorda al gentile pubblico che per le celebrazioni ci sono i siti dei tifosi, o anche quelli ufficiali delle squadre che spesso sono fatti molto bene.

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    1. Sciur Diretur, potrei anche concordare ma davvero non si capisce quale sarebbe il senso di scrivere un articolo monotematico sull’Olimpia solo quando perde e si può dare 4 a tutti. Siamo dalle parti della selezione preventiva solo dei fatti che aderiscono alle pregresse opinioni. Perlomeno Budrieri non stabilisce chi non è da Inter sulla base di particolari secondari come il risultato dell’ultima partita disputata…

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  4. Non vorrei dire una banalità ma credo (credo eh) che ne il Direttore e ne Eleni abbiano alcun obbligo nei confronti di nessuno di noi o nei confronti di squadre specifiche.

    Fermo restando ovviamente il diritto di critica di chi legge.

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    1. Ma certamente: si può decidere liberamente di scrivere o non scrivere a prescindere. Se però si scrive con urgente e costante tempestività solo in correlazione di certi esiti trovo difficile negare di essere quantomeno biased…

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  5. Parlando di basket, ieri per la prima volta in stagione ho visto Trento dal vivo: un livello medio dei singoli immondo, con i pochi di valore (Blackmon, Craft, Gentile) intristiti e nervosi, Pascolo ormai in caduta libera e il resto da dimenticare. Questa è una delle squadre meglio amministrate d’Italia, nel giro giusto ULEB (è qualificata alle top 16 di Eurocup), con soldi non milanesi o bolognesi ma comunque veri.

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  6. Allenata con i piedi.
    Lo schema è palla a Gentile (che ormai anche i muri sanno quello che farà), se non riesce lui palla a Blackmon (avessi detto…).
    È bastato chiudere l’area e hanno cominciato a sparacchiare a caso.

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    1. Brienza è proprio scarso, non c’è mai il tentativo di creare qualcosa, o corrono o fanno il tiro a segno (creandosi il tiro da soli).

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