Come trovare lavoro sul web (o perderlo)

State cercando lavoro? Sappiate che nel 44% dei casi il vostro profilo viene scartato da chi lo sta offrendo, o da recruiter, dopo avere visionato i vostri profili social. Soprattutto LinkedIn, come è ovvio, ma anche Facebook e in misura minore Instagram e Twitter. Insomma, al di là delle competenze e dell’esperienza che si possono elencare nel curriculum è importante anche quello che scrivete, l’immagine che date di voi. Traduzione in cialtronese: siamo nell’era del personal branding.

La ricerca della Adecco e dell’Università Cattolica contiene altri dati molto interessanti, primo fra tutti è che LinkedIn è ancora uno strumento importante per i recruiter italiani e le aziende, ma con tendenza al ribasso (era l’88% nel 2015, è il 74% oggi). In altre parole, si cerca di capire la personalità di un candidato attraverso la sua intera attività sul web. Postare contenuti a favore di Casa Pound o delle Sardine, ma anche della Lega o del PD, può senza dubbio togliervi opportunità.

Negativo, dal punto di vista del recruiter, è anche postare cose troppo personali o familiari. Negativissimo insultare, per un qualsiasi motivo, ma anche essere insultati: nelle aziende strutturate, quelle serie, le personalità divisive possono avere senso a livello di top management ma al di sotto la preferenza viene accordata a chi non si espone. Da evitare le battute, la maggior parte delle persone non le capisce.

Va sottolineato che il web non è la soluzione a tutti nostri problemi, perché la percentuale di candidati che è stata assunta dopo essere stata contattata via social da un recruiter o da un’azienda è del 3,2%. Quindi il 3,2% di un gruppo di candidati già in teoria qualificato…

La morale è molto semplice. A livello medio e medio-basso chi non prende posizione su niente e dà l’idea di avere un carattere conciliante è meglio visto di uno che ogni giorno può crearti un problema con un cliente o con un collega. In altre parole, per trovare il mitico ‘posto’ anche le persone intelligenti devono fingere di essere mediocri, almeno all’inizio. Senza contare che in ogni caso i meccanismi psicologici di gratificazione rendono i social network la terra promessa del conformismo, quando si posta con la propria vera identità.

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5 commenti

  1. in Italia devi presentarti come zerbino, magari elemosinando pure il posto di lavoro, altrimenti sei subito inquadrato come piantagrane. Nella terra promessa del socialismo reale non frega niente a nessuno delle competenze.

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    1. Sono d’accordo. In Olanda è così in certe aziende, ma in Italia è davvero improbabile trovare un ambiente differente.

      Leggendo qua e là, ho la sensazione che anche in USA e UK la carenza di lavori ben retribuiti e interessanti stia causando una tendenza di questo tipo, ad avere esistenze social da Montolivo per non rischiare di sbagliare un passaggio e trovarsi col culo a terra.

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  2. In nessuna parte del mondo vogliono gente che rompe i coglioni, e ovunque essere socievole porta dei vantaggi.

    Detto questo, personalmente ho trovato un abisso tra la filosofia USA (si assume il miglior fit per una certa posizione, e frega relativamente se e’ uno sconosciuto) e l’Europa (si assume il miglior fit tra quelli che si conoscono gia’).

    Devo reiterare che gia’ mi mancano gli USA ancora prima di partire.

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  3. devo dir la verità, da aziende o realtà estere con Linkedin ho sempre avuto buoni feedback (fatto un po’ di colloqui, avuto qualche offerta anche spontanea (!), arrivato al colloquio finale con una azienda con gli strafiocchi…poi hanno scelto uno maggiormente qualificato, bravo lui)

    aziende o realtà italiane disastro completo

    ps: sarebbe però da fare un ragionamento sui recruiter italiani. ora, non voglio fare di tutta l’erba un fascio, però spesso ho avuto l’impressione (magari sono stato sfortunato io eh…) che avessi a che fare con persone di cui non si sapeva di cosa si stesse parlando. Per questo mi chiedo quali effettivamente siano i criteri di selezione…

    pps: sono ancora basito da un famoso HR che postò una lunga riflessione su steve jobs e sul fatto che non sarebbe stato “preso” da nessuna realtà (appunto mostrando che non avesse idea di cosa significasse fare HR)

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    1. Ahah l’ho letta anch’io!

      Molti recruiter sono effettivamente degli incompetenti e farebbero sembrare Taylor Mega o antonella Elia due filosofi strutturalisti.

      A volte mi contattano per ruoli palesemente alieni dalla mi esperienza, e quando chiedo spiegazioni rispondono con troiate come “ma dai, proviamo! Non si sa mai..”

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