Le Stan Smith di Sophie Marceau

Abbiamo letto che oggi è il trentottesimo anniversario dell’uscita in Italia di Il tempo delle mele e non potevamo evitare di scriverne. L’attesissimo film con protagonista la divina e incommensurabile Sophie Marceau creò in tanti cinema resse e anche risse, perché nel 1981 non esistevano i posti numerati e soprattutto si potevano vendere più biglietti rispetto alla capienza della sala.

Così al cinema Zenit di Piazza Piemonte guardammo Il tempo delle mele seduti per terra, a fianco della prima fila, mentre le due volte successive, pochi giorni dopo, avremmo guadagnato un posto decente. Incredibile come in tutta Italia, senza web o altri mezzi di comunicazione agili, si fosse creato questo passaparola per un film (titolo originale La Boum, cioè l’esplosione) che di base era per ragazze ma che complice la Marceau attirava anche i ragazzi.

E poi, siamo sinceri, chi non ha mai sognato nel mezzo del frastuono di isolarsi con l’amata mettendole in testa le cuffie del walkman con Richard Sanderson? Da non trascurare poi che dal 1981 nel guardaroba di ogni ragazza degna di tale nome non sono mai mancate le Adidas Stan Smith che indossava la quattordicenne Sophie-Vic.

Ma del film di Claude Pinoteau, con un memorabile Claude Brasseur, abbiamo parlato tantissime volte su Indiscreto, evitiamo almeno in questo caso le cover. Volevamo solo ricordare che nonostante le apparenze anche all’epoca i cinema non se la passavano bene e infatti circa un anno e mezzo dopo lo Zenit sarebbe stato chiuso, diventando prima uno studio televisivo di proprietà del gruppo San Paolo e poi la sede di Telenova. Dall’inizio del millennio, poi, Telenova se n’è andata e c’è una libreria Feltrinelli.

Cinema, televisioni locali, librerie: tre cose di cui fra vent’anni (per non dire fra poco) forse nessuno sentirà più parlare. Ma il tempo delle mele, con altri volti, altri strumenti tecnologici e altri ragazzi, non finirà mai. Ed è per questo che solo a citarlo ci batte il cuore.

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23 commenti

  1. Poi sarebbe curioso sapere come da le boum si arriva a il tempo delle mele (che non é manco scandaloso, si é visto di moooolto peggio).
    Misteri del doppiaggio.

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    1. Forse volevano evocare un parallelo fra l’adolescenza e i frutti che maturano… non so, la sto sparando… ma credo che anche i distributori se la siano inventati al momento.

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      1. la boum –> la festa
        le boum –> l’esplosione

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      2. ho incontrato la divina Sophie, probabilmente la ragazzina meglio invecchiata della storia dell’umanità, in Sloane Square qualche anno fa a Londra, mi è apparsa fugace e splendida credo avesse da poco finito di girare il mondo non basta nella parte di Elektra King … nel mio personale cartellino una emozione più forte di quando il mio zigomo si è imbattuto nella mano della guardia del corpo di Margaret Thatcher che non mi ha fatto avvicinare ad una baronessa già in pensione ma sempre uguale con tailleur e borsetta o di quando ho abbracciato Ozzy Osbourne in un mall a Dubai…

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  2. Beh il top è il tempo delle mele 3 (L’etudiante) che in realtà non c’entra un cazzo con gli altri due. Come se Rambo lo avessero chiamato Rocky 3

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    1. È vero, ma lo abbiamo apprezzato lo stesso. Sophie supertop ancora oggi

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  3. Penso che la palma come peggior “traduzione” ever vada a “se mi lasci ti cancello” (tremendo) usato per “eternal sunshine of the spotless mind” (bellissimo).

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    1. Matrix, non sono del tutto d’accordo con te, nel senso che sì, hai ragione, il titolo italiano è tremendo (d’altra parte sarebbe stato difficile tradurre dignitosamente il verso del poeta inglese, non ricordo chi fosse ma si può wikipediare) ma è tremendo perché lascia credere che sia una commedia, del genere “se mi lasci ti sposo”, e invece è una storia cupa e affascinante in cui c’è ben poco da ridere. Per me la palma di peggiore traduzione sarà per sempre de “La sirène du Mississippi” di Truffaut tradotto come “La mia droga si chiama Julie”…

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      1. ma infatti Eleonora la “traduzione” (…) é, a dir poco, fuorviante.
        Un film con quel titolo lo battezzerei subito come la classica commedia insulsa. Non avrei voglia di vederlo.
        E sarebbe un grave errore.
        Il titolo originale invece stimola la curiositá. É affascinante. E infatti é tratto da un poema di Alexander Pope.
        Penso che in questi casi la soluzione migliore sia lasciare il titolo originale e non avventurarsi in adattamenti sgangherati.

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  4. Stesso anno, stesso cinema, lo Zenit, dove vidi I predatori dell’arca perduta…

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  5. Si’ abbiamo capito ma e’ il 700-esimo post su sto filmetto. Quale sarebbe l’equivalente per gli anni 90? O i 2000? Boh.

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    1. dovresti chiederlo a qualcuno nato nel 80 o nel 90.

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      1. l’unico film vagamente sentimentale che ho apprezzato (e che ha un discreto successo, con citazioni varie che ancora spuntano fuori dopo 10 anni dall’uscita) è:

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  6. la Marceau era bella nel 81 e ancora oggi è stupenda, dopo essere stata stupenda per tutti questi anni.

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    1. Straquoto! Per me che ho avuto la fortuna di lavorarci pochissimi anni fa, meglio in versione paramilf della versione sciacquetta dell’insopportabile film in oggetto.
      Anzi, forse una delle migliori rivisitazioni in versioni milf della storia, al pari di Sabrina Salerno e Licinia Lentini, per citarne altre due apparse meglio in tarda età rispetto agli anni del successo.
      Perfino Samantha Fox ho dovuto retrocederla nella mia personale classifica…

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  7. sono nato nell’84 e non ho risposta.

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    1. se ti può interessare sentivo alla radio che è lo stesso anno di Relax dei frankie goes to holliwood.

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  8. Meno male che avevo solo 8 anni quando e uscito sto film.

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  9. Non é esattamente un film sentimentale 😀 ma per me (classe 81) Clerks é stato un film generazionale.

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    1. CA

      PO

      LA

      VO

      RO

      !!!

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      1. Pur sapendo le battute a memoria, lo rivedrei tutte le settimane.
        Non posso che concordare: capolavoro.

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  10. Penso che un film sentimentale generazionale anni 90 sia Quattro matrimoni e un funerale anche se i soggetti sono 30-40enni quindi piu rivolto ai ragazzini che andavano dietro al Tempo delle Mele o a Dirty Dancing, altro film impattante anni 80. Per gli adolescenti negli anni 90 c’è poca roba, infatti nell’immaginario collettivo non c’è un film ma Beverly Hills, che oggettivamente resterà per decenni come simbolo anni 90. Stesso discorso vale, in misura leggermente minore, per Dawson’s Creek.

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  11. Per l’angolo del cinema mi segnalano “The Irishman” come film da vedere.
    Tra un paio di settimane esce su Netflix, poi anche in sala.
    Per i cinefili, un anno decisamente niente male questo 2019.

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