Ilva e Arcelor Mittal, una catastrofe a 5 Stelle

L’Ilva che torna allo Stato italiano, dopo il ritiro di ArcelorMittal, è qualcosa di molto vicino al concetto di catastrofe. Nella sua parte terminale imputabile al Movimento 5 Stelle e al suo ecologismo da bambini egoisti alla Greta: noi consumiamo, consumare è un diritto, le porcherie ambientali le facciano altrove.

Nessuno di noi, ma purtroppo anche nessuno nel governo Conte, ha una minima idea di come funzioni il mercato mondiale dell’acciaio ma tutti siamo in grado di capire che nessun privato al mondo si accollerebbe un’azienda che perde due milioni di euro al giorno, nel mirino quotidiano di una magistratura che come tanti politici e tanti giovani che non hanno mai lavorato sogna una Puglia di bed and breakfast.

In estrema sintesi, il gruppo indiano aveva accettato di accollarsi l’Ilva dietro la promessa di immunità penale per quanto riguarda i reati legati all’ambiente. Questa immunità era stata prima coraggiosamente concessa, nel 2015 dal governo Renzi, poi semi-tolta dal primo governo Conte (con la Lega contraria) e adesso tolta totalmente dalla nuova maggioranza 5 Stelle-PD.

Bisogna ricordare che l’Ilva è stata pubblica fino a metà degli anni Novanta, con debiti che erano circa il 15% del fatturato. L’asta fu vinta dai Riva, la cui storia a Taranto è arrivata con alterne fortune fino al 2012 quando la magistratura mise sotto sequestro l’acciaieria per vari reati ambientali.

Dopo qualche anno di commissariamento, ecco l’arrivo degli indiani che a cavallo fra la fine del governo Gentiloni e l’inizio di quello 5 Stelle-Lega sembrano vincere pagando 1,8 miliardi a cui aggiungere 2 miliardi e mezzo di investimenti, di cui metà sull’ambiente. Nel frattempo magistratura e Guardia di Finanza recuperano 1,3 miliardi di soldi nascosti dai Riva all’estero dopo essere stati sottratti all’azienda.

Qualche dato sull’occupazione, per una vicenda che potrebbe cancellare l’1,5% del PIL italiano in un colpo solo (ma così non accadrà) e una provincia, Taranto, che all’Ilva è legata in maniera quasi totale: 11.800 dipendenti verso la fine dell’era pubblica e 14.000 verso la fine dell’era del commissariamento, che secondo l’accordo originario ArcelorMittal si era impegnata ad assumere tutti entro il 2023 (per adesso gli assunti in senso stretto sono circa 10.000, ai quali aggiungere i cassintegrati).

E adesso? Impossibile che i 14.000 finiscano in mezzo a una strada, è proprio il loro numero a garantirli. Oltre ovviamente al fatto che questo governo gioca tutte le sue carte sull’assistenzialismo per proletari e sul no borghese a tutto. Il futuro dell’acciaio italiano nessuno lo conosce, ma qui al bar tutti sono d’accordo nel dire che un paese senza industria si condanna da essere strutturalmente un paese di servi. Gente con il reddito di cittadinanza che in teoria, ma solo in teoria, respirerà aria purissima.

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12 commenti

  1. L’immunità è stata ridotta nei termini e nel perimetro dal Conte 1, reinserita dal Conte 1 con un salva intese inefficace per caduta del Governo. Eliminato definitivamente con il voto positivo del pd sull’emendamento Lezzi.
    degli strateghi

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  2. In estrema sintesi, il gruppo indiano aveva accettato di accollarsi l’Ilva dietro la promessa di immunità penale per quanto riguarda i reati legati all’ambiente

    Vergognoso. Cosa pensano di essere, italiani ?

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  3. Direttore giustamente caustico con dei dilettanti che hanno gestito la cosa nel solo modo che conoscono: slogan dilettanteschi implementati senza un minimo di visione globale. Complimenti!

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  4. Dimenticavo, perché l’ho letto solo oggi, che ci sono state annate dell’era Italsider in cui gli occupati Ilva, indotto compreso, hanno sfiorato i 50.000… uno di quei casi in cui la proprietà pubblica può avere un senso, non per la sopravvivenza (costerebbe meno chiudere e dare sussidi) delle persone ma per evitare la deindustrializzazione. Se no ci si riduce ad inventarsi accordi da servi (vorrei anche io aprire un sito con lo scudo penale), come pur nelle buone intenzioni era quello di Renzi, per poi rimangiarseli…

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    1. direttore, ma noi non abbiamo la visione d’insieme… non abbiamo ancora capito quant’è bella una nazione di lidi e ristoratori, come le hawaii che mettono coroncine di fiori al collo dei turisti appena atterrati…

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  5. “In estrema sintesi, il gruppo indiano aveva accettato di accollarsi l’Ilva dietro la promessa di immunità penale per quanto riguarda i reati legati all’ambiente. Questa immunità era stata prima coraggiosamente concessa, nel 2015 dal governo Renzi,”

    Io direi invece incoscientemente o meglio, immoralmente. In pratica viene concessa agli indiani la stessa libertà di far ammalare/morire mezza Taranto di cui hanno goduto i Riva nella totale ignavia statale degli ultimi 40 anni. A Calenda le “cazzate sul liberismo” ancora non erano venute in mente…

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    1. In realtà il senso dello scudo penale non era esattamente quello.
      Come ha detto il Direttore, l’Ilva avrebbe per il paese un significato strategico, per i motivi che hai citato però è evidente che al momento sia insostenibile, pertanto sono necessarie delle riforme strutturali che però non attivi in 15 giorni. Per legge però chi dovesse acquistare l’azienda diverrebbe automaticamente responsabile penale del sito 5 minuti dopo aver firmato il contratto d’acquisto e quindi “colpevole” delle violazioni, di legge e morali, in merito alla sostenibilità ecologico/ambientale dell’attività: in queste condizioni, chi se la compra un’azienda così?! Nessuno, appunto, quindi l’idea era quella di un accordo su uno scudo penale per il tempo necessario ad attuare quegli interventi di tutela ambientale per riqualificare la fabbrica e rimetterla sui binari. Traduzione: “tu mi metti in regola la fabbrica interrompendo questo scempio ecologico (e il relativo genocidio locale) ed io, per tutto il tempo necessario alla ristrutturazione, in cambio non vengo romperti le palle per l’inevitabile provvisoria irregolarità della fabbrica”.
      È chiaro che decadendo lo scudo penale gli eventuali compratori si ritirino, e il fatto che ciò dipenda da un’infantile resa dei conti interna al M5S (semplificando barbaramente: il colpo di grazia allo scudo penale è stato dato da quella truppa dei trombati del Conte1 rimasti senza una poltrona – la Lezzi, la Grillo, Toninelli, ecc. – irritati con Di Maio per non essere stati riciclati nel Conte2) desta un po’ di irritazione…

      Ps: sono l’unico utente di Indiscreto con uno spirito ecologista (anche perché essendo mezzo gradino sotto Dio non necessito di gara a chi ce l’ha più lungo tramite brumm brumm e non avendo Chiese da difendere non risento del retaggio cattocomunista quindi conservo un minimo di senso civico che mi impedisce di rivendicare l’egoistico diritto ad inquinare il mondo attorno a me pensando solo ai cazzi miei) quindi non sono certo uno a favore dell’Ilva senza se e senza ma, anzi, per me la famiglia Riva è tutta da pena di morte. Come quella Moratti, per dire…

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      1. “anche perché essendo mezzo gradino sotto Dio”😄😄😄😄
        Da quanto tempo sei diventato cosi modesto?😉

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        1. Ho studiato in collegio dalle suore! 😂

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          1. Beato te!
            Io ci ho fatto l’asilo. E in soli 3 anni (per giunta da piccolissimo) ho gatto in tempo a diventare solo agnostico. Per acquisire lo status di semidivinita’ ne servono almeno 5…

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            1. 😂

              Alla fine è così, “se li conosci li eviti, se non li conosci ti uccidono”. (cit.)
              Alla fine o diventi ateo e antipapista per combatterli oppure assurgi a Dio per metterteli sotto… 😝

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  6. Nella pratica a ArcelorMittal dell’Ilva non fregava e non frega niente e avevano già deciso in tempi non sospetti di andarsene, ma come dargli torto: chi, sano di mente, investirebbe in Italia, dove ti può intralciare il sindaco, il sindacato, il presidente di provincia, il magistrato di qualche fiume, i beni culturali, la polizia locale, mia nonna in cariola, …? Hanno cercato la prima scusa per avere una giustificazione, ma ripeto, per me manco ne hanno bisogno.

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