The Crown, la regina Elisabetta c’è sempre stata

Guardando ieri la Regina Elisabetta mentre a Westminster leggeva il discorso di apertura dell’anno legislativo la nostra testa pop non ha potuto evitare di pensare a The Crown, la eccellente serie televisiva inglese che abbiamo seguito su Netflix e di cui stiamo aspettando con ansia la terza stagione, che sarà disponibile il prossimo 17 novembre.

Magari a questo giro recensiremo The Crown, che ha alcuni passaggi (politici e privati) davvero fortissimi e che ci chiediamo come possano avere superato il muro delle querele. Certo non siamo nella Turchia di Erdogan, ma nemmeno nell’Italia di Conte: forse qualcosa sulla libertà di espressione l’Inghilterra ce la può ancora insegnare.

Di certo nella terza serie cambierà l’attrice protagonista, da Claire Foy a Olivia Colman, e non solo lei. Si riparte dal 1964, quindi dalla nascita del quarto figlio della Regina, per arrivare al 1977 e quindi quasi in epoca Thatcher (che nella quarta stagione, già organizzata, sarà interpretata da Gillian Anderson), in mezzo a drammi familiari, stravolgimenti politici ed eventi di costume. Chissà se si vedrà la regina consegnare a Bobby Moore la Coppa del Mondo 1966 o premiare Virginia Wade a Wimbledon 1977, speriamo di sì.

Ma non volevamo dire questo, bensì che siamo impressionati da come nella cultura popolare, non solo dell’Inghilterra, la Regina Elisabetta ci sia sempre stata. Regina dal 1952, quando aveva 26 anni, ad oggi in cui di anni ne ha 93, ha abbracciato un periodo che come primi ministri va da Churchill a Boris Johnson. Ma ci impressiona anche che lei fosse regina quando Paul McCartney aveva 10 anni, o prima che Stanley Matthews vincesse il Pallone d’Oro. Ha ricevuto tutti, da Kennedy a Mattarella, e ha trattato tutti con il giusto distacco di una regina.

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1 commento

  1. Per me la serie migliore di Netflix, BoJack Horseman escluso ma è hors categorie. Non c’è nulla di davvero inedito, qualcosa per me sì, visto che non sono inglese o un fan del gossip reale, però è davvero un ritratto azzeccato e sul quale era difficile fare di meglio. Pur non risparmiando nulla, mi sembra che l’immagine della regina in particolare, ma anche della famiglia reale, ne esca alla grande. iL conservatorismo e il disprezzo per la misera vita dei sudditi resta riservato alla generazione femminile ormai defunta e agli uomini di corte.Il distacco e il senso del ruolo della regina rendono ancora affascinante una istituzione ormai superata, per di più in una nazione ormai macchietta, rispetto al potere di un tempo. Ed in più rendendo anche del tutto credibile una donna, che regna da una settantina d’anni, o giù di lì, e che però avrebbe voluto fare solo la madre, occupandosi di cavalli e macchine. Chi non ne esce bene semmai è la politica inglese. Formata esclusivamente da uomini dell’alta società, come nessun’altro nel mondo, incredibilmente ancora oggi (per loro fortuna aggiungo io), eppure sempre un passo indietro per fiuto politico ad una donna senza una vera istruzione. Compreso un Churchill al tramonto.

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