Noi due, Gigi D’Alessio senza pregiudizi

Cosa c’entra Gigi D’Alessio con George Michael? Niente, ma Listen without prejudice è il titolo di uno storico album di George Michael che invitava ad ascoltarlo, appunto, senza pregiudizi andando oltre l’immagine. Ecco, Gigi D’Alessio in Italia è proprio uno di quegli artisti che nonostante una carriera coerente e consolidata, e un ottimo successo in varie epoche, ha avuto difficoltà ad affrancarsi dal pregiudizio di una certa fascia di pubblico.

Quante volte abbiamo sentito dire infatti con tono canzonatorio “Ascolta musica alla Gigi D’Alessio” come riferimento a un tipo di proposta considerato sdolcinato, con radici neomelodiche, al quale ci si può avvicinare solo in privato perché inaccettabile da chi si nutre di rock e sudore. Ma non divaghiamo sul facile coinvolgimento con un paio di schitarrate, e veniamo al punto. 

Oggi è uscito il nuovo album del cantautore napoletano, intitolato Noi due ed è giusto parlarne e invitare ad ascoltarlo. Senza pregiudizi, appunto. Un album che strizza sì in alcuni passaggi l’occhio alle mode del momento (il brano di apertura Domani vedrai, con tanto di auto tune, sembra pensato apposta per radio e streaming, e lo stesso vale per le contaminazioni con Emis Killa in La Milano da bere e la già nota Quanto amore si dà con Guè Pequeno), ma che mantiene anche bene al centro il linguaggio compositivo caratteristico di D’Alessio.

Lo ammettiamo, essendo noi inguaribili romantici: non ci vergogneremo certo ad avere in playlist brani come Una bellissima storia d’amore (che cresce alla distanza e merita di diventare un classico come Non dirgli mai, qui riletta in modo sontuoso) o i duetti con Giusy Ferreri (Non solo parole, il giusto equilibrio negli arrangiamenti tra antico e moderno. Nota: la Ferreri per noi bravissima, un peccato sentirla nei tormentoni estivi…) e Fiorella Mannoia (L’ammore).

Ma in tutto questo il discorso più ampio che va fatto su Gigi D’Alessio (sdoganato come personaggio anche dalla sua recente partecipazione a The Voice in veste di giudice) è che stiamo scrivendo di un musicista preparato, che non lascia nulla al caso quando compone e suona.

Ecco che Gigi D’Alessio noi lo immaginiamo ragionare con la testa al pianoforte e non al computer, all’orchestra anziché ai campionamenti, mentre immagina canzoni come Cosa vorresti davvero. Che di questi tempi è un grande pregio al di là dei gusti di ciascuno. Insomma non sarà obbligatorio farselo piacere, ma è bene conoscerlo.

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9 commenti

  1. La prima etichettatura è quasi impossibile da levare e quella di Gigi D’Alessio è ‘Cantante da matrimoni napoletani’ (Cosa che in realtà è anche stato). La musica non è mai solo musica, è anche un immaginario che evoca e quello di Gigi D’Alessio ha limiti territoriali ben precisi. Anche se il suo successo è immenso e lui, a differenza di molti suoi colleghi, può essere definito musicista

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  2. Essere un musicista (volendo anche piuttosto dotato) e fare musica indegna è un aggravante. Artisticamente parlando, poi a fini commerciali bravissimo lui.

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  3. Ma infatti, non c’è nessun pregiudizio! Puoi essere anche Jimi Hendrix o Booker T. Jones ma se poi canti roba indigeribile fuori dai Quartieri Spagnoli ti categorizzi da solo.
    Come è stato detto, la musica è anche immaginario, io quando ascolto Gigi D’Alessio penso appunto ai matrimoni napoletani, con le donne vestite da bomboniera che si struggono di fronte alle parole sdolcinate in dialetto mentre si leccano la panna della torta intanto che gli uomini fuori allestiscono il ring per i combattimenti tra cani…

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  4. Questioni di punti di vista. Io dico che non hai mai ascoltato per intero un album di Gigi D’Alessio. Anzi secondo me non hai ascoltato mai nessun album al di là di quelli con l’armonica blues :p

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    1. Non c’è bisogno di bere un’intera bottiglia di soda caustica per percepirne gli effetti nefasti, generalmente dopo il primo sorso si stramazza al suolo… 😂

      Ps: l’armonica blues riguarda un cinquantesimo scarso della mia collezione di dischi… 😉

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