Conad-Auchan, la legge della ristrutturazione

Cosa sta succedendo ai supermercati italiani di Auchan, che comprendono anche i nostri amati Simply di via Novara, via Marghera e via Mauri? Intanto lo scorso primo di agosto (ma l’operazione era stata definita già a maggio) sono stati acquistati da una società, la Bdc, al 51% della Conad e al 49% del finanziere Raffaele Mincione.

Operazione con cui il gruppo francese si è sganciato da un mercato dove operava in perdita, ma vista con simpatia anche dal governo gialloverde allora in carica, convinto di salvare i 18.000 dipendenti e il lavoro anche dei fornitori, facendo al tempo stesso leva sull’orgoglio nazionale (una riedizione di questo orrido schema sta andando in onda con Alitalia). E invece…

E invece mercoledì 30 ottobre ci sarà uno sciopero dei lavoratori italiani di Simply, Sma e Auchan, preoccupati per un futuro in cui ‘ristrutturazione’ significa licenziamento. Va be’, diciamo noi al bar, al momento non è stato ancora licenziato nessuno: cos’è, uno sciopero preventivo? E poi, anche ammettendo che ci siano licenziamenti, non possono queste persone riciclarsi come food blogger o guidatori di risciò per turisti?

Inoltre la nuova proprietà, italianissima e quindi impossibile da incasellare nello stereotipo dello straniero cattivo e avido, avrebbe chiesto ai fornitori di ristrutturare (è una mania, questa della ristrutturazione) i loro crediti relativi a fatture già emesse, tagliandoli del 20%. Pensiamo a quale effetto possa avere una mazzata simile su un produttore anche di buone dimensioni. Ma anche su un singolo che dalla sera alla mattina si veda sparire il 20% dei ricavi.

Episodio che tornando al nostro mondo, ci ricorda quello di un grandissimo editore che come prima mossa al suo arrivo nella nuova casa editrice dimezzò i compensi dei peruviani che pulivano i bagni (si può immaginare il potere contrattuale di quei peruviani), con alcuni giornalisti progressisti che ridacchiavano vedendo quanto questo editore fosse cazzuto e moderno. Adesso però tocca a loro.

Cosa vogliamo dire, non essendo mai stati (e mai lo saremo) comunisti? Fra parentesi diciamo che la Conad è nella sostanza una supercooperativa, come la Coop, ma una cooperativa di esercenti e non di consumatori. Vogliamo dire che nessuna legge può superare quella della convenienza, perché ogni essere umano fa prima di tutto i propri interessi (che non sono solo finanziari).

I ‘padroni’ troveranno sempre un modo per pagare di meno o trovare chi lavori pretendendo meno, a volte semplicemente supportati dalla tecnologia e dalla pigrizia di alcuni lavoratori (l’impiegato di banca in carne ed ossa che ti invita a chiamare il call center ne è un buon esempio). I proletari avranno sempre poco da offrire, se non la loro disponibilità.

L’argine contro la legge del più forte è una giustizia civile che funzioni, veloce ed efficiente. Sarebbe la prima riforma da fare, anche se i titoli dei media si fanno su fatti penali. Facciamo un test su noi stessi, tutti noi: nell’arco della nostra vita abbiamo perso più soldi per furti in casa-strada o per contratti non rispettati?

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3 commenti

  1. Sulla cosa dei furti e contratti non rispettati mi vedo d’accordo ma è più facile dare la colpa ai neri per strada.

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  2. Da sottolineare anche che con questa operazione Conad è diventato il primo gruppo della grande distribuzione in Italia, con una quota di mercato del 18%

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  3. Operazione vergognosa, vergogna delle vergogne poi la richiesta di ristrutturare le fatture già emesse con il sottaciuto ricatto di cambiare fornitore in caso di rifiuto.
    Fossi lo Stato (non ridete!) gli direi “ma che cazzo devi ristrutturare?! Paga o te la faccio pagare!”, e non mi si dia dello statalista anticapitalista, perché in un moderno stato democratico la citata pachidermicità (ma come cazzo parlo?!) di certe quote di mercato, che garantiscono il potere di ricatto, dovrebbe essere impedita…

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