Beppe Bigazzi e la ricetta per cucinare il gatto

Beppe Bigazzi era un volto familiare per le casalinghe e i casalinghi di tutta Italia, soprattutto per la sua presenza a fianco di Antonella Clerici in La Prova del cuoco, su Rai 1, a inizio anni Zero. Per questo la sua morte, a 86 anni, ha colpito molte persone più di quella di un parente. Bigazzi prima della popolarità televisiva come enogastronomo era stato un grande dirigente d’azienda (all’Agip, alla Lanerossi e in altri posti), ma se vogliamo essere onesti dobbiamo dire che le prime pagine dei giornali se le è conquistate soltanto con la sua ricetta per cucinare il gatto.

Era il febbraio 2010 e fu un caso nazionale, nato da una battuta dell’ex manager toscano proprio a La Prova del Cuoco, la cui conduzione era intanto passata a Elisa Isoardi. Battuta che era un proverbio, in verità sconosciuto fuori dalla provincia di Firenze: “A Berlingaccio chi non ha ciccia ammazza il gatto”. Bigazzi poi spiegò alcuni metodi popolari per cucinare i gatti, cosa che si faceva in molte parti d’Italia e non soltanto in Toscana, a Bergamo e a Vicenza.

Scoppiarono polemiche fortissime, perché nel nostro paese sono quasi 8 milioni i gatti che vivono in famiglia, e la Rai per spegnerle sospese Bigazzi. Che aveva parlato chiaramente di usanze degli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso, quando il gatto in umido era considerato sostituivo del pollo o del coniglio, ma lo aveva fatto con un po’ troppo entusiasmo. Siccome era già stato ammonito per avere bollito in diretta crostacei ancora vivi, arrivò l’espulsione.

Detto che per noi personalmente la vita di un gatto, non solo del nostro gatto ma di qualunque gatto, vale più di tutto il genere umano messo insieme, la decisione della Rai fu di sicuro esagerata. Per coerenza l’emittente di Stato non dovrebbe più trasmettere spot di aziende la cui carne arriva da allevamenti-lager, cioè quasi tutti. E poi, dal punto di vista del pubblico, non vediamo grande differenza etica fra l’ammazzare un gatto e macellare una mucca o un maiale a chilometro zero, magari allevati bene ma pur sempre per ammazzarli in seguito.

Ma come si cucina il gatto? Magari i numerosi vicentini che leggono Indiscreto lo sanno meglio di noi, che lo abbiamo sentito raccontare dal nonno trevigiano. In estrema sintesi, perché ci viene da vomitare solo a pensarci, il gatto deve essere abbastanza giovane, non oltre i tre anni. Dopo la sua uccisione deve rimanere per qualche giorno a frollare in un ambiente freddo. Prima di questo procedimento, secondo una corrente di pensiero, bisogna togliergli il fegato anche se non è obbligatorio. Va be’, non riusciamo ad andare avanti: il resto sono le solite spezie, le solite erbe, il solito pomodoro da cucina italiana. Per mucche e maiali ci dispiace uguale. Ma cosa volevamo dire? Ah sì, che i mille chef televisivi che parlano di animali come di ‘materia prima’ non sono meglio di Bigazzi.

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11 commenti

  1. Bigazzi , Direttore , è stato per anni dirigente alla Lanerossi a Schio , nell’epoca in cui questa era di proprietà dello stato..
    Mi dicono non esattamente uno stakanov .. però persona simpaticissima

    Il gatto lo ha sicuramente imparato qua , dicono assomigli in maniera notevole al coniglio , ma non piacendomi il coniglio non le so dire di più ….

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  2. Qualche anno fa fecero anche il film su di lui, lo impersonò Di Caprio: Il grande Bigatzby.

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  3. Mi è sempre stato sulle palle, per quel poco che l’ho incrociato visto che non sono target per quei programmi e la polemica stessa per la ricetta sul gatto spiega benissimo il perché, ricordandomi le polemiche sui cani in Corea: di puro culto la petizione lanciata da non ricordo chi durante i mondiali di calcio chiedeva ai coreani di sospendere l’abitudine (cioè, solo durate i mondiali, geniale!), come se i coreani chiedessero agli italiani di sospendere il consumo di pizza durante i Giochi di Milano-Cortina perché per gli shintoisti il pomodoro è sacro!
    Mia cognata non mangia coniglio dopo averne avuto uno come animale domestico, una mia cliente possiede un porcellino da compagnia (qualcuno l’avrà vita recentemente su Canale 5) però è vegana quindi almeno è coerente.
    Va beh, quindi?! Quindi ogni giorno trovo un motivo in più per disprezzare l’Italia da strapaese. Ecco, non è vero che odio sempre (solo da giugno a settembre) tutti, ma ogni tanto molti sì…

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  4. mitico bigazzi… a la prova del cuoco ne ha fatte tante di provocazioni e doppi sensi! d’altronde fu l’unico che in quel delirio aveva capito cosa fosse la “borra” e se la rideva alla grandissima!

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    1. beh quando la clerici chiede “ma si beve”…

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    2. Sull’argomento non mi sembra timida….

      https://m.youtube.com/watch?v=A3hsnvKHb9I

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  5. Se proponi del coniglio ad un norvegese ottieni lo stesso effetto che otterresti proponendo un gatto ad un italiano (vicentini esclusi ovviamente). In scandinavia sono animali domestici come cani e gatti da noi.

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    1. “PIERUGOOOOOOO!”

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  6. “Che aveva parlato chiaramente di usanze degli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso, quando il gatto in umido era considerato sostituivo del pollo o del coniglio”

    Mio nonno,classe 1911, affermava che ci fosse un abisso tra gatto e coniglio. A favore del primo

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    1. Nonno Leonto.

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  7. Detto che per noi personalmente la vita di un gatto, non solo del nostro gatto ma di qualunque gatto, vale più di tutto il genere umano messo insieme

    Eccetto Ocleppo.

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