Alberto Urso, l’ultimo dei tenori pop

Alberto Urso, vincitore della passata edizione di Amici, è solo l’ultimo dei tenori pop ad essere scesi nell’arena del mercato discografico. Fresco di uscita del nuovo album, anticipato dal singolo E Poi Ti Penti (firmato, manco a dirlo, da Kekko Silvestre), Il sole ad Est, Urso segue le orme di predecessori più o meno illustri in un particolare ambito dove l’italianità vince facile anche all’estero.

Non è un un mistero infatti che da sempre le grandi voci abbiano trovato terreno fertile nei gusti di una parte del pubblico. Da quando, agli inizi, la canzone era sostanzialmente impostata in quella forma e certo non si scappava, passando per le evoluzioni del reuccio Claudio Villa, arrivando alle incursioni pop di Luciano Pavarotti e planando su Andrea Bocelli (in attesa dell’affermazione di suo figlio Matteo) e così come su altri colleghi più o meno di successo come Alessandro Safina o Piero Mazzocchetti, fino ai ragazzi de Il Volo, il cosiddetto bel canto non è mai passato inosservato.

Magari sarà considerato vecchio, drammatico e sentimentale, però è uno stile che mantiene il suo fascino e quindi la vittoria di Alberto Urso davanti a Giordana Angi (qui co-autrice in Solo con te), non ha sorpreso più di tanto anche se è tutta da dimostrare poi la durata nel tempo. Come abbiamo già scritto per la stessa Angi, un conto è infatti è andare a traino della trasmissione di Maria De Filippi e un altro è riuscire a camminare con le proprie gambe.

Veniamo però all’album di Alberto Urso. Intitolato, come detto, Il Sole ad Est, ha un primo merito. Dura solo 27 minuti per 8 brani, andando contro l’abitudine dilagante di allungare all’infinito il brodo anche a costo di inserirvi riempitivi inutili. Otto tracce che sono in linea per storie e suoni con il genere melodico, tradizionale, e con alcune intuizioni pop più riconoscibili di altre (evidente la penna di Ermal Meta in Resta per sempre e in Il mondo tranne me) per un genere altrimenti a rischio ‘noia’.

Nel mezzo il tentativo di fondere insieme due stili vocali laddove in certi passaggi l’interpretazione di Urso si fa più moderna e sporca, per una evidente ricerca di uno stile proprio e riconoscibile. Cosa non certo facile per una voce giovane (appena 22 anni), in una categoria dove di fatto c’è un solo e unico incontrastato numero uno al mondo, e in un momento storico dove tutto sembra dover ormai obbligatoriamente ruotare intorno a trap e dintorni.

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7 commenti

  1. Il successo di Alberto Urso incuriosisce, perché quella del tenore pop non è una strada scontata: in migliaia propongono lo stesso schema, ma di Bocelli ce n’è uno. A merito di Urso c’è il fatto di puntare su inediti o comunque su canzoni portate al successo a lui, un po’ come Bocelli all’inizio, mentre ad esempio Il Volo va sul sicuro da concerto a Las Vegas.

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  2. Più che altro sorprende che abbia vinto ad Amici con un genere che guarda a un pubblico adulto rispetto ai trend del momento. A suo favore, presso le ragazzine, gioca l’aspetto. Anche a me ricorda il primo Bocelli – che però era già ben oltre la trentina – sul modo in cui usa la voce. Tuttavia appare meno potente e avvolgente nei toni. Probabile che debba maturare. Suo principale rivale in futuro penso sia il figlio di Bocelli se lo lanceranno veramente sul mercato, sia in termini vocali che di immagine.

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  3. Il primo Bocelli però ebbe anche il traino della cover vivo per lei con Giorgia. Forse e probabilmente uno dei più bei duetti della storia della musica italiana.

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  4. Ma “ultimo” in che senso?! È una promessa?! Io ci conto eh?! No, perché a leggere Alvaro che mi fa la pagella tecnica dei due mi sanguinano gli occhi…

    Ps: Direttore, il successo di Alberto dipende proprio dall’essere stato presentato come un “genere Bocelli”. Il rischio è quello della nascita di un genere, siamo di fronte ad una drammatica tragedia e voi non ve ne rendete conto…

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  5. Sì quel duetto fu clamoroso, da brividi veramente. Bellissima canzone, tra l’altro cover di un brano degli Onde Radio Ovest (gli ORO) con nuovo testo di Gatto Panceri. Però il successo mondiale è partito dalla Germania con la versione internazionale di Con te partirò cantata con Sarah Brightman. Riflettendoci su la storia di Bocelli è particolare visto che faceva pianobar, poi fu coinvolto nel provino di Miserere e girò in tour con Zucchero, la Caselli insieme al produttore Torpedine lo prese nella sua etichetta e lo portò a Sanremo. Il successo è arrivato sui 35 anni passati dopo una lunghissima gavetta, a dimostrazione che non bisogna mollare mai… ma forse era anche un periodo storico diverso e c’era più tempo per aspettare e investire in un artista.

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  6. “Però il successo mondiale è partito dalla Germania con la versione internazionale di Con te partirò cantata con Sarah Brightman”

    Come non ricordarla…🤔

    “ Riflettendoci su la storia di Bocelli è particolare visto che faceva pianobar”

    Il “Tenore”!… 😂
    Basta, vi prego… 😝

    “Il successo è arrivato sui 35 anni passati dopo una lunghissima gavetta, a dimostrazione che non bisogna mollare mai…”

    Beh, dipende dai punti di vista…..per me se mollava era meglio, ma va beh… 😝

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  7. Time to say goodbye è stato il singolo più venduto nella storia della discografia in Germania, ha venduto milionate di copie nel Regno Unito e in tutto il resto del mondo. Chi non la ricorda magari era impegnato a suonare l’armonica blues. Sul fatto che facesse pianobar non è una cosa così disdicevole. Uno fa quel che può per campare. Del resto c’è gente che magari avrebbe i numeri per lavorare ad Hollywood e invece fa i video per i ragazzini su YouTube per sbarcare il lunario… questione di incontri e opportunità.

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