Il secondo tempo di Erminio

Amici della notte, fedeli sudditi che mi avete prima seguito, poi ricordato con affetto… Dopo anni di notti insonni all’ombra del Bosco Verticale che ancora non c’era, dopo migliaia di free drink e incontri con svariati Vip e Angeli del Cesso, il vostro Erminio ha deciso di bere fino in fondo l’amaro calice, e purtroppo non si tratta dell’amata vodka lemon.

Ottone ha deciso di immolarsi sull’altare di un’unica gnocca, nella speranza che quella gnocca rimanga sempre giovane come il suo sposo. Ed è sereno, nonostante nessun amico, tra quelli che ci sono già passati, gli consigli di provare quest’esperienza fatta di astinenza sessuale, sopportazione, tolleranza verso una donna che certamente pretenderà di guardare Temptation Island Vip il lunedì, e poi  “non masticare con la bocca aperta” e  “porta giù la spazzatura”.

Un fermo no! Erminio non si lascerà imporre tutto questo e promette di restare vigile e presente (già lo è, pur non traducendo le sue notti nei minuziosi reportage di un tempo) sulla scena milanese e mikoniana. Anzi, coglie l’occasione per annunciarvi l’avvenuto accordo con la futura signora Ottone: prestito annuale (della durata di circa una settimana) a Mykonos senza di lei, in compagnia dell’erede Thomas Turbato (ormai 30enne),  Free Drink, Sampedro, Opong, il Berny, l’Avvocato Fisippo e Andreino il trombatore. Prestito non gratuito (il costo dipenderà da quello dei drink), senza bonus-gnocca ma con diritto di riscatto a favore dell’Isola della Luce. Prestito da ritenersi automaticamente rinnovato allo scattare dell’estate successiva.

Ma al di là del futuro, che Erminio non abbia affatto chiuso i conti con il passato è dimostrato dal sogno che ha turbato una delle sue notti poco prima dell’evento…

Inizia la festa, 140 invitati, ma il ristorante/cascina è diventato un’enorme sala mensa, con piastrelle da cesso e tubi al neon sul soffitto. Ottone si accinge a prendere posto di fianco alla sposa, ma gli si para davanti una sua ex, dichiarandosi legittima proprietaria di quel posto e impedendogli di sedersi.

Interviene la padrona del ristorante, che dopo tremendo cazziatone nei confronti di Erminio, lo invita (o meglio, lo obbliga) a prendere posto in un tavolo vicino alla porta del cesso, occupato esclusivamente da donne. Le guarda. Riconosce più o meno tutte quelle che, nel corso della sua vita, ha avuto e bruciato nel giro di una notte.

Sono tutte molto incazzate e lo trattano di merda. Ottone sopporta, spera nel post-cena con disco all’aperto e open bar ma un lampo e un tuono squarciano il silenzio di quella mesta cena. Fuori inizia a piovere, forte, poi fortissimo. Si aprono clamorose crepe nel soffitto della mensa, e sui tavoli si riversano autentiche cascate di acqua.

Erminio, bestemmiando, si alza, se ne va e per sbollire la rabbia inizia a camminare lungo una strada provinciale. Cammina, cammina, trova un’osteria e decide di sedersi coi vecchietti lì presenti, sorseggiando un limoncello.Passate un paio d’ore Erminio, ormai calmatosi, si rimette in marcia verso la SUA festa, pensando all’open bar che lo attende. Una volta arrivato a destinazione chiede da bere. “Ci vuole il talloncino del free drink!”, risponde il barman. “Il free drink? MA che cazzo dici? Sono lo sposo”, replica Ottone. “Certo, certo, dicono tutti così” è la controreplica. Erminio insiste, poi si arrende quando il barman gli dice “E tu saresti lo sposo? Vestito così?”… Si guarda: ha i bermuda coi tasconi, le scarpe da ginnastica e una polo… “Cazzo! Ho dimenticato di mettermi il vestito! Ti giuro, sono lo sposo”.

Arriva un buttafuori che sbatte Erminio fuori dalla festa e, fortunatamente, fuori dal sogno che lì si interrompe, scaraventandolo in una realtà che mai gli è sembrata così bella… Lei si sveglia: “Dormi, dai, che sabato ti sposi”. Ottone si tranquillizza, dorme e sogna il Paul McCartney dell’era Wings che duetta con lui alla festa, cantando Maybe I’m amazed (lui da Dio, Ottone decisamente meno). Ora va meglio, che la festa abbia inizio!

Ma prima il vostro Erminio vuole fare un’ultima visita al quadrilatero Gae Aulenti-Garibaldi-Corso Como-Moscova da uomo non sposato. Sono le 3 di notte. Osserva i grattacieli, il Bosco Verticale, i palazzi di vetro, e pensa a quanto sarebbe stato bello essere il re delle notti milanesi in una città così moderna, viva e pulsante. Se il risultato è questo, benedetto sia lo squallido cantiere che per 20 lunghi anni ha deturpato le  notti alcoliche e i vip-watching di Ottone.

Che continuerà a venire qui, nel ricordo di Vieri che maltratta Vale Rossi, di Inzaghi che pensa alla figa, di Ringo da Princi con le coliche renali e di Mastrota steso con un pugno dalla figlia di un noto conduttore tv, con Lele Mora a vegliare su di loro dal suo trono nel privè dell’Hollywood. Per vivere e raccontare storie di etica e di vodka lemon, di giovani coppie che limonano, calciatori supercafoni, tronisti e troniste, donne tassametro, papponi sigarati, zoccole gommate, personaggi in cerca di autore e autori in cerca di personaggi.

In fondo Milano è proprio come Ottone: può cambiare il suo aspetto, ma l’anima è sempre la stessa. Forever young. Il secondo tempo di Erminio sta per iniziare.

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10 commenti

  1. t

    a volte ritornano! 😀

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  2. U

    Basta col clickbaiting!

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  3. C

    Applausi

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  4. z

    Forever erminio! Ma l’antropiovra non viene a mikonos?

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  5. Pezzo commovente, c’è tutto: la dolce ala della giovinezza ma senza nostalgia, un futuro tutto da scrivere, una moralità ineccepibile. Orgoglioso di avere condiviso un tratto di strada, non necessariamente Corso Como, con Erminio.

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  6. D

    In realtà Erminio fa il figo ma era già sposato dentro da tempo, dalle prime volte che si è presentato in pubblico con la Designata (carina ma di certo non una fuoriserie) appariva chiaramente pantofolato, con lei che lo zerbinava col solo sguardo e lui che dimesso abbassava le orecchie.
    Si, poi il prestito all’isola greca paradiso dei tamarri mediterranei, ecc. ma la verità è che la partita d’addio la farà adesso ma anche l’ultima fila del terzo anello si era accorta da anni che non staccava più da terra…

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  7. P

    …da quando hanno abbattuto il Casablanca mi sono abbattuto anche io, e dire che avevo cercato di farmi lasciare qualche reliquia, la maniglia del cesso degli handicappati per esempio, teatro di performance entrate nella leggenda…

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  8. Dal lettore Alberto Ofiuco riceviamo e malvolentieri pubblichiamo:

    Egregio Direttore, perdoni l’intrusione ma su Indiscreto ci sono articoli che non possono essere accettati. Chiusa per fortuna la breve parentesi animalista, che tempestivamente denunciammo in quanto melliflua e del tutto incongrua coi suoi fasti di spietato bracconiere notturno, Erminio Ottone ci regala un coraggioso ed estremo viaggio nella malinconia: un ultimo, minimo periplo verso il matrimonio, le nozze colonne d’Ercole di una saggezza tardiva. Verrebbe da dire postuma, perché Erminio uccide idealmente se stesso, archiviando con serena rassegnazione il suo primo tempo di figaiolo.

    C’è una certa innegabile grandezza, in questa resa nostalgica al corso della vita. L’eroe bolso certifica finalmente, con virile presa d’atto dell’anagrafe e del colesterolo, l’inizio del suo secondo tempo. E se la sua ennesima metafora calcistica appare specchio dei consueti riferimenti culturali, stavolta si staglia su tutto la nobiltà della coerenza: la piena adesione al proprio personaggio, capace di attraversare miracolosamente indenne la pochezza della Milano da (mal) bere che lo ha nutrito, per approdare ancora senza un graffio, lui novello Candide del post Expo, all’altra pochezza millennial, quella del tragico mondo ronzante sotto la similguglia dell’Unicredit e le zanzare del Bosco Verticale.

    Il quale bosco, non meno posticcio dell’umanità su cui campeggia, sottobosco autentico, è appunto verticale, come del resto il nuovo quartiere, che Erminio esalta con insolito trasporto architettonico. Rimpiange di non averlo avuto come palcoscenico delle sue gesta e addirittura lo consegna alle nuove generazioni. Il messaggio è esplicito: ah, se l’avessi avuto io, che invece dovevo sorseggiare il nettare lemonato in ben più squallida cornice, prima di azzannare la preda!

    Qui Ottone tradisce il subconscio: è fin troppo facile leggere nell’improvviso innamoramento del promesso sposo per i grattacieli, la cui forma è inconfondibile, il terrore di perdere la prerogativa sulla quale ha costruito carriera e fama. D’altronde la confessione è piena e l’ossessione viene esposta in piazza, senza falsi pudori o reticenze: della futura vita matrimoniale già conosce il corollario, “l’astinenza sessuale” e il “portare fuori la spazzatura”. L’incubo stesso dell’antivigilia, dettagliatamente descritto come una crudele gimkana tra ripetuti ostacoli al free drink, chiama in causa Freud più che Zoff.

    Consapevolmente ingenuo si rivela, dunque, il tentativo di dipingere il ménage nuziale con i colori fosforescenti della libera settimana all’anno a Mykonos che la moglie, in effetti donna eccezionale e tuttavia incline per natura femminile a guidare il maschio, gli avrebbe già concesso contrattualmente (altra metafora calcistica, da baluba, nell’accezione dialettale del sostantivo). Ma Erminio va perdonato: entra in campo nel secondo tempo, dopo il primo all’attacco. Non era abituato al catenaccio. Però, chiudendosi in difesa, il brizzolato Renzo scrive un’originale lettera d’amore alla sua splendida Lucia. Questo matrimonio s’ha da fare.

    Suo Alberto Ofiuco

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  9. m

    Ofiuco, grazie. Spettacolo.

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  10. t

    TOP!

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