Tumblr e gli altri: perché aprire un blog

Perché aprire un blog? Ma soprattutto: i blog esistono ancora? Nonostante questo sia proprio un blog, le domande ci sono venute in mente leggendo che Tumblr è stato venduto da Verizon ed acquistato da Automattic, cioè la società che possiede la piattaforma WordPress (anche Indiscreto è fatto in WordPress, per quello che conta). Tutti nomi già antichi…

Nell’era di Instagram, Twitter e soprattutto Facebook, con le sue Note, ha ancora senso tenere un blog? La risposta di tipo strettamente finanziario è un gigantesco NO: anche chi incassa buone cifre dalla pubblicità, come noi, incassa comunque molto meno di quanto incasserebbe dedicando lo stesso tempo a scrivere gli stessi articoli per terzi più strutturati e grossi. I nostri ricorrenti pensieri di chiudere Indiscreto dipendono solo da questo, non certo dalla mancanza di entusiasmo.

Ma a noi, che siamo romantici almeno quanto Byron e Foscolo messi insieme, interessa di più la domanda sui contenuti. Perché sprecare tempo e fatica quando con il minimo sforzo si potrebbe raggiungere un pubblico molto più vasto sui social network? Prima di rispondere bisogna avere chiari gli obbiettivi: libertà di espressione personale, guadagno pubblicitario o vendita di altri prodotti?

Detto che i tre obbiettivi possono anche coesistere, la risposta sull’utilità del blog è secondo noi sempre un sì. Anche, se non soprattutto, nel caso dell’autotassazione nel nome della propria libertà. Facebook e chiunque altro (anche Blogger di Google, per dire) che NON ci faccia pagare l’hosting può cancellarci da un minuto all’altro, sulla base di una semplice segnalazione. Che nell’era del politicamente corretto non manca mai, anche quando si trattano temi futili… Per essere bloccato con un hosting proprio invece occorre una denuncia e quindi come minimo un’ipotesi di reato, come nel mondo reale.

Sul guadagno pubblicitario poco da dire: la pubblicità via web è sempre più targettizzata, la propria fortuna dipende dalle pagine viste ma anche dall’argomento trattato. Il calcio ad esempio vale pochissimo (molto ma molto meno di un euro di raccolta per 1000 pagine viste) ed occorrono numeri enormi, mentre all’opposto valgono molto auto, finanza, tecnologia (argomento di questo post, che infatti è stato scritto per essere letto) e moda. Insomma, scrivere di calcio è da scemi sotto ogni profilo e come fioretto per la nuova stagione ci imporremo di farlo sempre meno. Magari in forma di newsletter, vedremo…

Se parliamo solo di soldi e non di soddisfazione personale, valgono purtroppo quasi niente anche i commenti: non sono indicizzati da Google, nessuno se non i lettori abituali (quindi circa il 15% del totale) arriva da un motore di ricerca grazie a un commento. Una delle tante ingiustizie dell’editoria digitale, al di là dell’impossibilità di mettere sullo stesso piano commenti che spesso sono meglio degli articoli ed altri del genere ‘Prescritti, Guido Rossi, sburro’.

Il blog è secondo noi molto interessante per chi ha qualcosa di pesante da vendere, non solo il classico corso (si spera non di giornalismo: meglio barman o pilota di droni), al punto che ogni azienda seria dovrebbe averne uno gestito bene e non da social media manager che si limitano a riportare tre cazzate motivazionali dell’amministratore delegato. Ma non è il nostro campo di gioco. In conclusione, spendere soldi e tempo per avere un proprio spazio sul web ha secondo noi ancora ancora senso. Se si ha voglia ed un minimo di fuoco. Se si è stanchi meglio passare.

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1 commento

  1. D

    Ecco, quella del fuoco è la motivazione principe.
    Tenere aperto un blog per vendere qualcosa mi lascia un po’ così, nel senso che funziona se hai già un business dietro, altrimenti sono pochi quelli che ci arrivano (Ultimouomo che a furia di sparare puttanate si è creato un seguito di nerd monetizzandolo con la vendita a Sky, qualche food blogger, poi?! Anche le famosissime fashion blogger alla fine raccattano giusto qualche invito alle sfilate, toh…).
    La libertà è tutto, nel potersi gestire lo spazio e nelle regole interne, quella della censura da segnalazioni fa morir dal ridere, esempio personale: post antirazzista di una mia amica, battuta “si, però il negro di Whatsapp è da ammazzare!”, segnalazione cattocomunista, cancellazione del post e reprimenda di Facebook per incitazione all’odio razziale(!!!).
    Libertà e fuoco, perché per tenere un blog bisogna veramente avere il fuoco nel senso di essere motivati. Più volte mi è stato chiesto perché non aprissi un mio blog visto che imperverso su quelli degli altri, ed ammetto candidamente la mia pigrizia. Osservando il lavoro a cui si sottopongono amici e conoscenti ammetto che non ce la farei mai, altro che “bastano pochi minuti al giorno…” Soprattutto aver a che fare con una quantità sterminata di commentatori scarsamente alfabetizzata mi manderebbe a male, già il fatto di gestire (collettivamente) la pagina del Comitato è un discreto impegno (solo ieri ho avuto i due soliti analfabeti che sono riusciti a rompere il cazzo per una battuta sul ricordo di Gimondi…).
    Ci vuole il sacro fuoco si, altro che…

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