La Mustang di Lee Iacocca

Lee Iacocca è morto a Bel Air, a quasi 95 anni e dopo tanto tempo in cui non si avevano sue notizie. Il padre della Mustang, supermanager prima della Ford e poi della Chrysler, è stato un’icona degli anni Ottanta al punto che la sua autobiografia, scritta da William Novak e arrivata in Italia nel 1986, è stata in molti casi l’unico libro letto da tanti Alex Keaton.

Come dirigente la sua caratteristica era quella di sintetizzare competenza tecnica (era ingegnere), sensibilità di marketing (molti slogan pubblicitari erano suoi) e intuito finanziario. Il tutto unito a spregiudicatezza e patriottismo old school che ne fecero un’incarnazione del reaganismo al punto di diventare amico e consigliere personale di Reagan.

Era old school anche nell’approccio, in quanto grande teorizzatore della specializzazione: mai ha provato ad essere Iacocca fuori dal mondo dell’auto. Dove a parte la leggendaria Ford Mustang le intuizioni di Iacocca, figlio di emigranti da Benevento ma senza infanzia povera, anzi, sono state tante: da ricordare la Ford Fiesta, il progetto minivan ai tempi dello storico salvataggio di Chrysler, l’entrata della Jeep nel mondo Chrysler, i cui effetti vediamo ancora oggi. Spericolati i paragoni con il pur grande Marchionne, che si sono letti qua e là: industria e finanza sono due campionati diversi, anche se oggi è obbligatorio giocare in entrambi per avere qualche speranza di vittoria.

Iacocca ha sempre rifiutato offerte politiche e pur essendo repubblicano convinto ha a volte sostenuto il candidato democratico (tipo Kerry nel 2004), essendosi conquistato con il lavoro il diritto all’indipendenza intellettuale. Un grande italiano? Purtroppo no, perché era americanissimo dentro e i suoi interventi pubblici erano un’esaltazione dell’America (il nemico commerciale dell’epoca era il Giappone) che raramente si è sentita anche dai suoi presidenti.

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