Il mondo di Tom Brady

È stato un po’ complicato, per me, scrivere questo libro. I motivi sono tanti ed il principale è che forse, da perdente, ho una naturale diffidenza verso i vincenti seriali, verso le dinastie, verso squadre e giocatori alla moda (i soli concetto e parola ‘moda’ mi danno il voltastomaco, del resto).

In più Brady è un personaggio notissimo agli appassionati di football e abbastanza noto a chi rivolga anche solo una minima attenzione alle cose di mondo per via del suo matrimonio con la modella brasiliana Gisele Bündchen.

Dunque, in questo libro bisognava al tempo stesso spiegare il Brady nella sua interezza, dalle origini al passaggio ormai certo nella storia e forse nel mito, per venire incontro alle esigenze di chi non ne abbia seguito il percorso sportivo, ma al tempo stesso era necessario dare prospettive nuove, anche in forma di aneddoti e letture delle situazioni mai fatte prima, o fatte per un pubblico ristretto.

È quello che spero di avere ottenuto, dopo lunghi periodi di ricerca e stesura. Nelle prossime pagine troverete dunque citazioni di libri, ricostruzioni di situazioni e ricordi personali: ho visto dal vivo sei dei nove Super Bowl che Brady ha giocato (anni 2002, 2004, 2005, 2008, 2017, 2018), e di altri due (2012, 2015) ho vissuto la settimana di conferenze stampa e incontri, prima di tornare in Italia per seguire la partita in diretta, a causa di bizzarre scelte editoriali.

Dunque, Brady è per me una figura familiare nell’aspetto, nella parlata, nella voce, nella presenza dal vivo, non solo nell’immagine: anche se gli ho rivolto la parola solo una volta, al suo primo Super Bowl quando – fa impressione dirlo – era ancora possibile un minimo di approccio a un quarterback anche da parte di un giornalista freelance non appartenente a una testata di grande nome, e oltretutto straniero. Ma più che parlare, a me è sempre piaciuto approfondire, osservare ed ascoltare, e non per nulla le decine di viaggi di istruzione sportiva che ho fatto (quasi sempre a mie spese) sono state in solitaria, senza persone intorno a distrarmi con le loro chiacchiere, e con pochi contatti con giocatori e allenatori, spesso insulsi e inutili nelle loro dichiarazioni. Osservando ed ascoltando ho cercato di assorbire Brady e i New England Patriots, andando oltre la notoria diffidenza dell’ambiente.

Ho inserito dunque nella narrazione mie osservazioni e miei pareri, senza però pretendere di rivelare verità assolute: ad esempio, senza poter capire se Brady sia davvero il cosiddetto G.O.A.T., (the) Greatest Of All Time, il migliore di tutti i tempi. Perché ritengo assurde certe etichette e certe graduatorie, e perché è davvero impossibile il paragone non solo tra giocatori di epoche diverse, ma tra giocatori inseriti in roster diversi e allenati da coach differenti. È un esercizio che piace, quello dei confronti e delle liste, ma non a me: troppo demagogico, e a giudicare da quel che gira sui social media condizionato in massima parte da simpatie ed antipatie personali e di squadra, non da giudizi obiettivi.

Brady è semplicemente un immortale e un grandissimo, per come è cresciuto, per come SI È cresciuto, per come è venuto fuori. Allenato da un fuoriclasse del football ma non delle pubbliche relazioni o della (apparente) simpatia, non sempre ha avuto compagni di squadra alla sua altezza, anche perché nei 17 anni tra primo e sesto titolo ne ha cambiati 485 (!): le altri grandi dinastie prima di lui, nella cosiddetta era del Super Bowl, non avevano avuto uno stacco temporale così ampio tra primo e ultimo successo e dunque avevano potuto avvalersi di una continuità di roster un minimo più solida rispetto agli ovvi cambiamenti totali di una squadra tra la stagione 2001 – la prima di Brady da titolare – e quella 2018. E anche questo rende impossibile il paragone, a mio avviso.

Quella che segue è dunque una narrazione solo parzialmente cronologica, nonostante le apparenze dei primi capitoli, del Mondo di Tom Brady. Mi concentro moltissimo sulle sue origini, sulla sua formazione umana e tecnica, insomma cerco di raccontare chi è e come mai è diventato… Tom Brady: il resto è una conseguenza, nelle tante vittorie e nelle poche sconfitte.

‘Il mondo di Tom Brady – Football e vita di un’icona americana’, scritto da Roberto Gotta per Indiscreto, è in vendita in formato elettronico per Amazon Kindle a 9,99 euro e in versione cartacea (204 pagine) al prezzo di copertina di 19,90 euro (prezzo massimo, in realtà meno) presso la Libreria Internazionale Hoepli (sia in negozio a Milano sia online con spedizioni in tutta Italia) e tutte le le librerie italiane che ne facciano richiesta. Entro fine luglio disponibile anche su Amazon. Librerie e rivenditori professionali possono richiederlo al nostro distributore in esclusiva, Distribook.

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7 commenti

  1. g

    Per me la pick di Tom Brady al 6° giro del draft (199esimo assoluto) resta uno dei misteri gloriosi dello sport americano, al pari di Portland che, in uno storico draft NBA, rinuncia a scegliere Michael Jordan al primo giro per una pippa stellare.

    Per il resto, aspetto di avere tra le mani il tomo di Roberto Gotta 🙂

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    1. C

      Tutto giusto per Brady.
      Sulla scelta di Portland va detto, a difesa degli storicamente scalognatissimi Blazers, che quella era una NBA dominata dai lunghi ( la prima scelta assoluta fu Akeem The Dream) e che Sam Bowie pareva uno buono davvero, visto a Kentucky.
      Poi si scoprì che aveva ossa di cristallo, e che MJ non era solo un trentellista.

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  2. I

    ricorderei Gisele che disse a Tom “ricordati che sei sempre il numero 2” pensando al giovane aitante Budrieri dal braccio magico

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    1. Per non ricordare i video del giovane Budrieri, quarterback della squadra ATM, che Belichick ha studiato nei dettagli. Per quello che capisco di football, Brady è più un giocatore di sistema mentre Budrieri risolveva tutto con la sua fisicità

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      1. I

        il record di yard, che Budrieri non ha mai capito cosa cazzo fossero, appartiene ancora al nostro eroe. inavvicinabile

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  3. t

    Sul marito di Gisele mi sa che ho un’idea un po’ diversa da quella di Roberto Gotta.

    Per quanto mi riguarda fatico a trovare una squadra piú odiosa dei Patriots.

    Considero peró BB il piú grande genio dello sport attuale (siamo imho ai livelli di Red Auerbach)

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  4. C

    TB non è il miglior braccio di sempre, e nemmeno tra i contemporanei, non ha le gambe ed i piedi di Rodgers, non ha il carisma di Joe Montana.
    Però è sempre lì, incarna il Sistema ed ha sepolto due generazioni di avversari.

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