Ho visto Maradona, il re di una Napoli da dimenticare

Maradona al Napoli. La trattativa con il Barcellona e le notizie di quel mese e mezzo del 1984 hanno avuto un impatto emotivo forse superiore alle cose straordinarie che poi Maradona avrebbe fatto per il Napoli e l’Argentina. È questa la chiave di Ho visto Maradona, il documentario di Matteo Marani che abbiamo appena visto su Sky Sport e che dà giustamente per scontata tutta la storia calcistica di Maradona.

Ho visto Maradona va dritto al 5 luglio di quell’anno, a quei pochi palleggi in un San Paolo impazzito e con 60.000 spettatori paganti. Ecco, oggi, nemmeno mettendo insieme Messi, Neymar e Cristiano Ronaldo si riuscirebbero a radunare 60.000 persone, neppure gratis, per vederli palleggiare dieci secondi.

Un’altra Italia e un’altra Napoli, entrambe da non mitizzare secondo il solito schema. Una Napoli il cui sindaco era nientemeno che Enzo Scotti, politico democristiano di lunghissimo corso e arrivato fino ai giorni nostri, a 86 anni, come presidente della sua Link University. Una Napoli tutt’altro che depressa, ma anzi inondata dai soldi pubblici del post-terremoto del 1980 (che era stato in Irpinia, peraltro) e da mega-opere pubbliche come il Centro Direzionale. Una Napoli e una Campania in cui la Democrazia Cristiana dominava ogni aspetto della vita e dell’economia, applicando i suoi metodi anche al resto d’Italia: probabilmente anche i più giovani hanno sentito parlare di De Mita, Gava, Cirino Pomicino (peraltro di correnti diverse), oltre che di Scotti e di gente all’epoca giovane, come Clemente Mastella. Facile girare fiction su ragazzi di strada che sparano, più difficile raccontare le ragioni dell’immobilismo di Napoli, per non dire del Sud.

La politica fu decisiva per sbloccare la parte finanziaria della trattativa per Maradona, con il Banco di Napoli di Ferdinando Ventriglia che facilitò, per così dire, il compito a Ferlaino (intervistato, invecchiatissimo) aiutandolo ad arrivare alla cifra di 13 miliardi e mezzo di lire. Per l’epoca somma notevole, ma parlando di potere d’acquisto della lire rapportato agli attuali euro siamo in zona 20 milioni di euro. Insomma, ci sono oggi riserve pagate di più. Per altri dettagli su quella pazzesca trattativa, anche se niente supererà mai Zico all’Udinese, consigliamo anche il libro Testa alta, due piedi di Franco Esposito.

Non per scrivere sempre le solite cose, ma il Napoli la stagione prima era arrivato undicesimo su sedici squadre, 2 punti sopra la zona retrocessione, ed il suo presidente-tifoso provò a cambiare la storia, rischiando di suo e riuscendoci. Un fondo di investimento americano non si sarebbe comportato alla stessa maniera, preferendo magari puntare su un allenatore da progetto.

Fra i tanti documenti originali mostrati da Marani, ci ha colpito particolarmente quello del primo contratto di Maradona depositato in Lega, con tanto di ingaggio annuale ufficiale: 200.000 dollari. Cioè, ad andare bene, un quinto rispetto alla realtà. Un’altra Italia, ma pur sempre Italia. Quanto a quella Napoli, con tutto il rispetto per Ferlaino e Maradona, forse non andrebbe rimpianta.

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22 commenti

  1. Quale sarebbe la Napoli da non rimpiangere? O forse s’intendeva dire “Italia da non rimpiangere”?

    Quella dei pagamenti in nero? Oggi tutto bianco, direttamente offshore.

    Quella del Banco di Napoli che sosteneva gli amici? Invece Banca Etruria e Popolare di Vicenza, giusto per fare i primi nomi, sono stati fino a ieri istituti di credito virtuosi e trasparenti…

    Quella dei politici che con pensieri-parole-opere-omissioni facevano prosperare la mafia? I politici di oggi non ce l’hanno nemmeno più il problema della mafia, visto che da tempo si è trasformata in srl e spa rispettatissime. Figuriamoci se va a parlare con De Magistris…

    Da rimpiangere ci sono soltanto i 35 anni trascorsi senza aver fatto nulla.

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  2. per altro Cirino Pomicino sostiene che la spesa pubblica impazzita degli anni ’80 fu messa in piedi per dare il colpo finale al terrorismo

    https://www.ilfoglio.it/politica/2018/09/28/news/questi-fanno-debito-proprio-come-noi-parla-pomicino-215981/

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  3. Bel pezzo e gran bel documentario.

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    1. Maradona che ho visto dal vivo tre volte.Non l”ho mai visto fare il riscaldamento “professionale”,ma solo qualche esercizio, una corsetta, e poi palleggiava.Una volta finita la sessione di palleggio, potevi andare a casa.Il biglietto era gia’ stato ripagato.

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      1. stesso episodio. coppa italia, calda serata di fine agosto 1988. stadio della vittoria stragremito, tutti a vedere el diez per la prima volta a bari. riesco per la seconda volta, dopo la juve dei campioni del mondo e di platini, a portare mio padre allo stadio. riscaldamento delle squadre in campo: meta campo per la bari, metà per il napoli: ci sono tutti i calciatori del napoli tranne lui. panico sugli spalti: non gioca maradona!!!! a metà riscaldamento entra in campo: sospiro di sollievo dei 40.000 e poi bordata di fischi per esorcizzare. trotterella e caracolla per un pò scazzato con calzettoni abbassati e scarpe slacciate (mi ero portato il binocolo solo per lui) mentre tutti gli altri corrono e sudano nel caldo umido. poi si fà lanciare un pallone e palleggia per una decina di minuti scarsi: silenzio irreale nello stadio. roba da lustrarsi gli occhi. pallone che sembrava fare parte fisica del corpo; un pò di tiri in porta e basta. come finisce di esibirsi parte un applauso lunghissimo, forte e convinto come solo quello attribuito dai baresi a zoff reduce da spagna ’82 anni prima. dopo lo show di maradona mio padre mi fa: “possiamo anche andarcene, i biglietti sono stati già ben spesi”. uno dei miei ricordi calcistici più cari e nostalgici. per la cronaca la partita finì 2 a 0 per la bari con doppietta di maiellaro alla sua primissima partita con i biancorossi

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        1. Quarantamila spettatori per un primo turno di Coppa Italia, il binocolo per vedere il campione, la doppietta di Maiellaro…

          Questa è epica…Le storie di Omero erano robetta al confronto!

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  4. Allo stadio visto solo una volta, purtroppo, a s.siro nell 89/90, c’ero pure l’anno prima ma Diego era infortunato…vincemmo 3-0
    Mio padre era ancora vivo e quel miracolato di Van Basten segnò pure un gol
    Bei tempi

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  5. Coffee, appunto, se non è cambiato niente non ha senso rimpiangere quei tempi, come spesso si fa per sputare sulla situazione odierna. Poi, insomma, non facciamo i bastian contrari per forza…

    Tom, Maradona aveva la pianta del piede larghissima, praticamente una racchetta da Ping pong, come lui solo Dirceu anche se non era raro tra i sudamericani.
    È uno dei motivi per cui i sudamericani hanno quella facilità di controllo e di calcio, fatto sta che Maradona malsopportava le scarpe e quindi le allacciava solo poco prima del fischio d’inizio.
    Per il resto riscaldamento e allenamenti generalmente sempre fatti a scarpe slacciate…

    Frankmorris: visto varie volte, spesso a San Siro. Tre ricordi sopra tutti:
    1) l’anno dello scudetto col controllo al volo e il dribbling su Tassotti, una roba esoterica tipo Savicevic col Parma o Ronaldo a Mosca…
    2) ancora contro il Milan, Baresi gli ruba palla e si lancia in contropiede, Maradona lo rincorre e gli fa fallo da dietro. Poi gli va davanti, gli stringe la mano e lo aiuta a rialzarsi, sorriso reciproco. Se penso ai GOAT di sto cazzo di oggi che quando sono sotto fissano il vuoto con gli occhi pallati mi verrebbe da frustare chi osa fare paragoni…
    3) a San Siro contro l’Inter, riscaldamento palleggiato, alza il pallone e se lo appoggia su un pettorale con la schiena leggermente piegata all’indietro e lo tiene li. Due secondi, poi fa due passi verso un altro pallone, lo alza e comincia a palleggiare con quello. E il primo è sempre lì attaccato al petto come un poppante alla tetta della mamma. Durante la partita fa lo stesso stop: lancio da dietro, lui spalle alla porta la stoppa con la tetta e la tiene lì, come avesse il velcro o la carta moschicida sulla maglia. Alza la testa, si guarda intorno, vede un compagno libero sulla fascia, allora si gira, smolla il pettorale, fa cadere il pallone e lancia largo. Coi tifosi che si guardavano come a dire “mah….l’hai visto anche tu?!…”

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  6. Io invece dal vivo l’ho visto circa 125 volte, gne’ gne’…

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    1. Lo sappiamo Michelroj, è per quello che ci stai così tanto sul cazzo…

      Ps: 😂

      Pps: 😜

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  7. E allora con un agile saltello scendo dai vostri cazzi ammettendo a malincuore di aver visto dal vivo Celestini per un egual numero di volte.

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    1. 😂

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  8. Dal vivo visto 2 volte. A cremona nell’84-85 e nella partita inaugurale di italia 90 col camerun e incredibilmente non ho ricordi particolari.

    Giocate fantascientifiche ne ha fatte in quantita industriale.
    Scelgo una giocata normale (per lui) . Il passaggio che manda in porta burruchaga nell’86. Di prima intenzione,in mezzo a 2-3 tedeschi,probabilmente perche si era accorto che erano messi male.
    Avesse anche solo esitato un secondo magari l’occasione non si sarebbe concretizzata.

    Giocatore spaziale. Tra quelli che ho visto nessuno gli si avvicina per me.

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    1. allora posso dire che oltre a maradona ho visto Un Gobbo. Anche io di quel camerun argentina non ho ricordi particolari del pibe. Il tifo peraltro era abbastanza pro camerun.

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      1. Abbastanza?…

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        1. eravamo tutti lì quel giorno?

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          1. c’era coda ai tornelli perché stavano ancora uscendo tutti quelli di Milan-Cavese 1-2

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            1. Ma va’, erano già in coda per Expo…

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  9. Facciamo la conta di chi c’era a quel argentina-camerun

    Io (ultima fila del terzo anello…sopra la tribuna stampa per intenderci)
    Vev
    Dane e il Direttore mi pare

    Altri?

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    1. Ovviamente presente, ma non chiedetemi della partita perché come detto più volte mio padre faticava a distinguere Caniggia da Omam Biyik.
      Ricordo solo il boato al gol…

      Ps: la tribuna stampa però me la ricordo da un’altra parte…

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  10. Visto poche volte dal vivo, non ricordo giocate particolari.
    Ricordo bene, però, il senso di sgomento che metteva il solo saperlo in campo.
    Contro di lui pochissimi cori, ma quasi dovuti perchè era il migliore degli altri. Animosità, mai, quella era riservata in quantità industriale a Bagni e De Napoli.
    In genere, i campioni di quegli anni li ricordo molto meno divisivi rispetto ad oggi: mai sentiti insulti speciali o rancore verso Rummenigge, Van Basten, Matthaeus, Zico e altri. Sembrava gente che si faceva i fatti suoi, giocava senza fare il personaggio (al netto della sovraesposizione odierna rispetto a quella di allora).
    Pure verso Platini tutto sommato pochissima roba, sempre paragonata alla valanga di odio che c’è negli stadi oggi verso gli juventini.

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