Billions 4, la vittoria dei Rhoades

Anche Billions sta un po’ esaurendo le idee, come tutti noi. La quarta stagione di questa serie, da poco terminata di vedere su Sky Atlantic, è stata quella del grande trionfo dei Rhoades, intesi come Chuck (il procuratore di New York, interpretato da uno strepitoso Paul Giamatti) e Charles, il padre intrigante e motivatore.

Fra i Rhoades vincenti non c’è Wendy, la straordinaria Maggie Siff, delusa dal marito e sempre più vicina, come tutti si aspettavano, a Bobby Axelrod (un Damian Lewis simpatico ma un po’ monocorde). Soprattutto in crisi con la sua professione, perché fare la psicologa in un’azienda è già di per sé qualcosa di manipolatorio anche con le migliori intenzioni. E qui di migliori intenzioni non ce ne sono…

Siccome non si può guardare, leggere, giocare e in definitiva vivere senza fare il tifo, confessiamo la nostra passione per Bryan Connerty, il magistrato onesto che per incastrare i cattivi si spinge fino al limite della legge anche oltre, indotto dai cattivi (di solito i Rhoades) stessi. Insomma, confessiamo la nostra stravagante passione per i giusti, non necessariamente buoni: speriamo sempre che a morire sia Caino, non Abele. Nella realtà e a maggior ragione nella fiction.
 
Pur in una fase di stanca Billions ha ancora buone carte da giocare e la prima di tutte è che ogni personaggio, anche i buoni (qualsiasi cosa voglia dire), fa prima di tutto i propri interessi e lo dichiara senza problemi. Per la semplice ragione che nella cultura americana questo è scontato e tutti lo sanno, vincenti e perdenti. Non stiamo parlando di criminali, ma di persone ufficialmente rispettabili. Niente ha valore se non procura un vantaggio personale, di breve o lungo periodo. Ovviamente è così anche in Italia e in Papuasia, la differenza sta appunto nel dichiararlo e nell’accettare il fallimento come base di una futura vittoria, non come marchio di infamia da evitare grazie al posto fisso.
 
Qualche caduta di tono, non si capisce quanto autoironica, come nel match da white collar boxing  fra Dollar Bill e Mafee, o nella macchietta Spyros, ma personaggi che si fanno ricordare. A partire da Taylor, la prima protagonista di una serie di genere non binario (traduzione grezza: chi non si riconosce nello schema uomo-donna e nemmeno nell’omosessualità, che comunque su quello schema si basa) e apparentemente fra gli sconfitti. Di buono c’è anche che la strana alleanza fra Rhoades ed Axe si sta per rompere, quindi Billions 5 è assicurato.  
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Billions 4, la vittoria dei Rhoades, 7.8 out of 10 based on 4 ratings

7 commenti

  1. Nella 5ª mi gioco quella cagna di Wendy a letto con Axelrod.

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  2. come dico sempre 3 (stagioni) è il numero perfetto, meglio rimpiangere una serie che sopportarla… direi che di interessante nella stagione appena andata in onda c’è la lunga serie di veri ristoranti e bar di NYC e Brooklyn spesso fuori dal giro… Maggie/Wendy straordinaria? Mah a me pare sempre con la stessa espressione (che poi è la stessa espressione che ha tenuto in 6 stagioni con la Tara di Sons of Anarchy), in più non ho ancora capito se è o non è gnocca….

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    1. Il tuo riferimento alla stessa espressione che ha tenuto per “sei” stagioni di Tara su SOA è di una perfidia unica, lo sai vero? P.S. però, nel merito, hai ragione: è anche la stessa espressione che ha tenuto negli episodi di Mad Men…

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      1. adesso è chiaro che ho spoilerato dopo che lo hai sottolineato Eleonora… 🙂
        già vero anche in MadMen aveva solita espressione…. non so cos’è, forse lo sguardo, è espressivo si ma monoespressivo…. boh.. ne parlano come la Milfona del secolo, giusto per dirne una Annabeth Gish in The Bridge o in Brotherhood le sta venti spanne sopra…

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      2. una gnocca per over 60 che non capivano di gnocca nemmeno a 30

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    2. “…in più non ho ancora capito se è o non è gnocca….”

      No, non lo è. E’ carina e non di più, ma ha alcuni lineamenti duri che per uno strano meccanismo psicologico la rendono particolare, quindi lo sguardo ci si sofferma e questo interesse viene confuso da attrazione per avvenenza.
      Meccanismo che funziona spesso per molte attrici, che infatti vengono scelte e fanno carriera anche per queste caratteristiche del volto, la cui particolarità attrae lo spettatore tenendolo incollato allo schermo, un esempio classico è Linda Fiorentino…

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  3. Quello che alla lunga mi stufa é che quasi tutti i personaggi sembrano dei “superuomini”.
    Mai un dubbio, ma solo certezze. Soluzioni per ogni problema, senza mai vacillare o mostrare debolezze. Sempre un asso nella manica a fronte di qualsiasi imprevisto. Sempre un pensiero razionale o una parola giusta. Praticamente infallibili.

    Meno male che almeno tornerá la rivalitá tra Rhoades e Axelrod, che era la linfa vitale della serie.

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