La sinistra di Mette Frederiksen

Da un po’ volevamo parlare di Mette Frederiksen, perché non si può vivere di soli click. Adesso che ha vinto le elezioni in Danimarca ce n’è finalmente il pretesto, per sottolineare un concetto che a molti dà fastidio. In sintesi: soltanto cambiando idea sull’immigrazione la sinistra potrà fare riforme davvero di sinistra.

Il programma dei socialdemocratici nella versione Frederiksen parte da un assunto di base: i lavoratori e in generale le classi inferiori, cioè il teorico bacino di utenza della sinistra, sono in larga maggioranza contro l’immigrazione in generale e quella non europea in particolare. Non per ragioni di ordine pubblico, spesso ingigantite, ma culturali e identitarie.

L’idea della Frederiksen, che pur essendo giovane (41 anni) è in politica da sempre, è stata quella di proporre una sinistra in economia più a sinistra della tradizionale socialdemocrazia nordeuropea (quindi, in sostanza, un welfare state rinforzato), per non dire del PD, togliendo all’estrema destra il suo cavallo di battaglia e facendo (questo il capolavoro) nel contempo sembrare elitario e snob il centro-destra rappresentato dal premier uscente, il liberale Lars Lokke Rasmussen, da non confondersi con il Rasmussen (ugualmente danese, liberale e primo ministro, ma di nome Anders) che a inizio millennio un leggendario Berlusconi definì ‘Più bello di Cacciari‘.

E quindi? La classe operaia, non vogliamo dire gli operai perché purtroppo sono sempre di meno, e la piccola borghesia sono mediamente più sovraniste delle classi, per citare Lerner-Gramsci, non subalterne. Ma sono anche più ricettive nei confronti di certi diritti, incomprensibili per un immigrato musulmano anche di seconda generazione (Basti vedere cosa sta succedendo a Birmingham). In altre parole, cercare di raddrizzare i torti del mondo o pensare alle classi più basse di gente vicina a te? In senso etico se ne può discutere, ma dal punto di vista elettorale non c’è partita.

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6 commenti

  1. L

    E che ci vuole a far sembrare elitario e anche un po’snob un centrodestra liberale? Più difficile fare passare per snob Salvini…

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    1. D

      Concordo, la destra liberale (aaaahhhhh, la Tauromachia!) è sempre stata elitaria, non a caso una delle cose che si rinfaccia alla sinistra odierna è appunto quella di essersi destraliberalizzata alla faccia del suo bacino elettorale originario.
      Dei wannabe parvenue, insomma…

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  2. K

    La Socialdemocrazia austriaca sta facendo lo stesso percorso e penso che molti partiti socialdemocratici europei dovranno seguire a ruota se non vogliono sparire, sebbene quanto portato avanti dalla signora Frederiksen va contro alcuni dei principali dogmi della socialdemocrazia europea (e quindi creerà comunque degli scompensi se non delle scissioni all’interno di questi partiti).

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  3. C

    In pratica, facendo un parallelo azzardato, si potrebbe dedurre che il governo gialloverde sia un governo di ‘sinistra danese’.
    Perché, nella sua globalità, all’atto pratico, ha preso provvedimenti che hanno allargato il welfare e contrastato l’immigrazione.
    Caspita! Chi glielo dice ora a Salvini e Di Maio che sono di sinistra?

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  4. B

    a Copenaghen nel 90 già c’era un serio problema di immigrati, la sera le ragazze erano terrorizzate dalle bande di ragazzi che le prendevano in giro o buttavano nelle fontane. posso immaginare 30 anni dopo come la situazione sia precipitata ulteriormente.
    paradossalmente le nazioni più laiche e progressiste soffrono di più il corto circuito tra il volere una società aperta e moderna e l’accoglienza di persone che aperte e moderne non sono.

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  5. U

    A me sembra logico e naturale. Non paradossale

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