Gesù di Nazareth, lo Zeffirelli più grande

Franco Zeffirelli è morto a 96 anni ed è impossibile elencare tutto ciò che di grande e meno grande ha fatto per il cinema, il teatro, la televisione e l’opera nel corso della sua carriera. Non gli facciamo però un torto dicendo che Zeffirelli per noi bambini degli anni Settanta è stato soprattutto l’autore di Gesù di Nazareth.

Lo sceneggiato, una volta si chiamavano così, più influente di tutti i tempi, girato da Zeffirelli con un gusto cinematografico che era lontano da ciò che passava a quei tempi in televisione, con le scene in interni e le battute a dominare. Dopo il Gesù di Zeffirelli, mandato in onda da Rai Uno nella primavera del 1977, la storia televisiva sarebbe cambiata.

Gesù di Nazareth è stato proposto così tante volte in replica che sembra quasi un’opera dei giorni nostri, e dal punto di vista narrativo quella che ai tempi fu da qualcuno giudicata una americanata funziona ancora benissimo. Partendo dai Vangeli, il racconto del Gesù uomo con qualche licenza poetica (che portò negli Stati Uniti al ritiro degli spot sulla NBC della General Motors, minacciata da estremisti religiosi) e l’introduzione di alcuni personaggi che nei Vangeli non esistono. Robert Powell era Gesù, Olivia Hussey Maria, Yorgo Voyagis (nella nostra mente malata sarà sempre l’ex marito di Nadia Cassini), Giuseppe, ma il cast era da urlo anche nei ruoli minori: Valentina Cortese, Christopher Plummer, Peter Ustinov, Rod Steiger (un memorabile Ponzio Pilato), Fernando Rey, Anthony Quinn, Lawrence Olivier, Michael York, Ernest Borgnine, Claudia Cardinale, Donald Pleasence… E come scordare la musica di Maurice Jarre, a partire già dalla sigla?

Uno sceneggiato che fece epoca, con visione per così dire consigliata a chi andava a scuola, perché il giorno dopo (quindi lunedì) se ne sarebbe discusso in classe. Una produzione enorme, della RAI insieme all’inglese ITV, che costò oltre 10 miliardi di lire dell’epoca: sarebbero come potere d’acquisto quasi 40 milioni di euro di oggi, roba da prima fascia Netflix. Produzione enorme in mano ad un regista al tempo stesso italianissimo e con una credibilità internazionale che gli ha procurato tante invidie e una certa sottovalutazione in una patria ignorante. Per una volta il termine ‘Maestro’, quasi obbligatorio nei coccodrilli, non è usato a caso.

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 9.4/10 (14 votes cast)
Gesù di Nazareth, lo Zeffirelli più grande, 9.4 out of 10 based on 14 ratings

8 commenti

  1. RIP Maestro

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +4 (from 4 votes)
  2. D

    Questa è la mia materia, ho fatto in tempo ad incrociarlo, e quindi visto che su Indiscreto vige la libertà di sparare qualsiasi stupidata anche su argomenti che non si conoscono (motivo per cui trollo su basket e tennis) non vedo perché dovrei fare il favore a Meno Uno di evitargli un’emorroide.
    Parto dalle parole del Direttore che involontariamente ne ha citato la cifra stilistica e i limiti contemporaneamente: citando lo sceneggiato su Gesù sono stati evidenziati gli interni. Ecco, quello era Zeffirelli.
    Federico nasce scenografo, e nasce a teatro, regista lo è diventato lavorando sotto, a fianco, assieme a grandi registi, e questo tipo di percorso comune (ma non diffuso) me lo ha sempre fatto vedere come un esempio da seguire. Per questi motivi è sempre stato bravissimo a disegnare scene ed atmosfere, movimenti e sentimenti. Non ha mai avuto però il ritmo, la suspence, i tempi. Perciò ha sempre reso meglio a teatro, dov’era grandissimo, nella lirica più un numero uno, un caposcuola, mai come nella regia di opere sapeva sfruttare tutto il proprio talento. Risultava però meno efficace in tv, se non in particolari sceneggiati come quello appunto citato che non richiedevano ritmi trascinanti, risultando addirittura melenso nel cinema, dove spesso l’eleganza delle atmosfere annacquavano il dramma (Romeo e Giulietta?!).
    Questo dava il destro ai detrattori, nella maggior parte dei casi hater (ricambiati) appartenenti a quella parrocchietta intellettualoide che essendo schierata nella fazione politica opposta lo soffriva, nel senso che lo malsopportava ma anche nel senso che faticavano ad attaccarlo coi soliti schemi. Perché lui era fuori da ogni schema, non poteva essere incanalato ed etichettato e quindi non mostrava il fianco alle armi convenzionali dei nemici: omosessuale ma di destra, non poteva essere accusato di trash perché era più radical-chic dei suoi detrattori, senza peli sulla lingua ma senza pregiudizi verso chi era distante da lui politicamente, professionalmente o umanamente.
    Una personalità pazzesca che rendeva un’esperienza ogni istante vicino a lui, che fosse sul set o al ristorante. Caustico, velenoso, sagace in ogni suo giudizio, non era facile da approcciare tantomeno da sopportare, soprattutto per chi non è in grado di andare oltre l’esoscheletro ed assaggiare la polpa.
    Anche una semplice pausa pranzo diventava una lezione mistica, con tutti gli aneddoti e le sparate che ti regalava dal suo trono di esperienze, del resto aveva vissuto 3 vite e 4 o 5 carriere:
    “Mettiti l’anima in pace ragazzo, a teatro se non sei frocio o comunista non farai mai carriera…”
    “Luchino Visconti, certo, era così comunista che licenziò il maggiordomo perché si era dimenticato di spazzolare i due gatti persiani…”
    “Dove, alla Scala?! Ah ma fanno ancora lirica li?!”
    “I conservatori?! Dei diplomifici, là dentro si intendono di musica come nelle redazioni di teatro…”
    “Belli i girotondi di Nanni Moretti, credo sia la sua regia più riuscita…..”
    Peccato averne perso i contatti negli ultimi anni, mi sarebbe piaciuto sentire un suo giudizio sulle bandiere arcobaleno, la cagnara al salone del libro di Torino, le fiction RAI, D’aria Bignardi, i talent-show e i Ferragnez.
    Ultimo bip-bip sul radar, quando incenerì Riccardo Muri con una definizione che squarciava il velo d’ipocrisia degli scribacchini che ancora si chiedevano il motivo della rivolta della Scala contro il Direttore d’orchestra: “un uomo ubriaco di sè stesso”.
    Uno dei pochi a potersi fregiare del titolo di Maestro, e questo faceva friggere detrattori ed hater in servizio permanente effettivo…

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +15 (from 51 votes)
    1. D

      Taaaaaccccc!!!! 😜

      VN:F [1.9.22_1171]
      Rating: -10 (from 18 votes)
    2. F

      Federico=Franco? In ogni caso un bel lapsus…le sue regie teatrali fantastiche, la sua Boheme la migliore, il suo criticare l’ego di Riccardo Muti…be’ da che pulpito! In ogni caso, un Grande, un Maestro, una persona da ascoltare in silenzio e con enorme rispetto. L’ho incontrato poco meno di 30 anni fa una sola volta, una di quelle poche nella vita in cui hai la certezza di aver avvicinato Qualcuno.

      VN:F [1.9.22_1171]
      Rating: +2 (from 6 votes)
      1. D

        Federico era un soprannome che usavano con lui i suoi frequentatori più intimi, nasceva da una gaffe di non so chi, roba di ambienti preclusi a noi mortali.
        La battuta su Muti non c’entra niente con l’ego, Zeffirelli era e si sentiva un grande tra i grandi ma non aveva il culto di sè stesso. Quando lavorava lo faceva per ispirazione e non per mettersi in mostra. Non si può dire lo stesso di Muti, che rischiò di portare allo sfascio il teatro lirico più importante al mondo finché esso gli si rivoltò contro.
        Poi certo, determinate vicende non erano e non sono di dominio pubblico e quindi non è facile comprenderle a fondo (la vicenda Muti-Scala richiederebbe un articolo ad hoc…).

        VN:F [1.9.22_1171]
        Rating: -2 (from 14 votes)
  3. E

    Forse il miglior sceneggiato di sempre della tv italiana, ma a casa mia ci si divideva, perché in alcune domeniche Gesù di Nazareth subiva la controprogrammazione del secondo canale (mi pare si chiamasse Rete Due) con Quantunque Io di Montesano (“la romantica donna inglese”) che aveva alcuni grandi estimatori nella mia famiglia. Rai Tre non c’era ancora. Ecco, ancora qualche anno e scompariranno le ultime generazioni che sono cresciute con due soli canali tv.

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +5 (from 5 votes)
    1. D

      Quella di “molto pittouesco…”?

      VN:F [1.9.22_1171]
      Rating: -1 (from 9 votes)
  4. B

    Gesù di Nazareth è iconico, Zeffirelli è stato un grande e anche uno stronzo come tutti i grandi possono permettersi di essere.

    gli sceneggiati dell’epoca, Odissea, Eneide, Pinocchio e, appunto, Gesù di Nazareth, hanno segnato un’epoca e più di una generazione. Se penso alla merda che vedono oggi i ragazzini mi viene la disperazione. E non è l’effetto merendine di una volta.

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +1 (from 3 votes)

Lascia un commento