Cartellino rosso, gli anni dell’FBI contro il calcio marcio

La corruzione all’interno della FIFA non è iniziata con Blatter, ma sotto la presidenza dello svizzero ha vissuto i suoi anni più spudorati fondando tutto il sistema sul semplice voto di scambio. È questo il tema di Cartellino rosso – Come la FIFA ha sepolto il più grande scandalo della storia del calcio, il libro-inchiesta di Kent Bensinger uscito da noi qualche mese fa.

Cartellino rosso non è solo una storia di vomitevole e sistematica corruzione, finanziata dai soldi dei diritti televisivi, ma anche l’appassionante crescendo di una delle più complesse indagini nella storia dell’FBI, che poi ha portato all’arresto di mezzo Esecutivo FIFA nei famosi blitz a Zurigo e infine all’uscita di scena di Blatter.

L’uomo chiave dell’indagine è Chuck Blazer, il corrottissimo statunitense ex segretario della CONCACAF, che collaborando con l’FBI permette di incriminare quasi tutti i più alti dirigenti del calcio nord e sudamericano, dal mitologico Jack Warner in giù. Non che negli altri continenti fossero tutti onesti, ma l’FBI pur ambendo ad essere il gendarme del mondo può perseguire soltanto chi ha qualcosa a che fare con gli Stati Uniti. E tutti questi corrotti hanno in comune una cosa: prima o poi parte delle loro tangenti transita da una banca statunitense, anche a loro insaputa visto che spesso le banche locali centro e sudamericane utilizzano quelle statunitensi per le loro compensazioni. Con questo escamotage anche una tangente pagata da un brasiliano ad un argentino in Uruguay può diventare un reato federale USA.

La storia dell’indagine è anche la storia degli agenti che la conducono, in particolare di Steve Berryman. Non uno dell’FBI, ma del per certi versi più temibile IRS, Internal Revenue Service. Insomma, la nostra Agenzia delle Entrate ma con mezzi di persuasione e margini di manovra davvero enormi… Riciclaggio, frode evasione fiscale: chi al suo paesello è una divinità che compra il consenso con i soldi della FIFA e delle televisioni, quando transita per gli Stati Uniti rischia il carcere fino alla fine dei suoi giorni.

Il libro si legge come un romanzo, ma è di una precisione sconvolgente nel ricostruire i meccanismi e la quotidianità delle tangenti, pur non traendo conclusioni di ordine generale. Di sicuro la chiave del potere sono le agenzie di marketing sportivo con i ‘loro’ dirigenti e le ‘loro’ televisioni: Grupo Traffic (Brasile), Full Play Group (Argentina), International Soccer Marketing (USA) e altri. Corruttori seriali di corrotti seriali, in un calcio che nel 1974 Havelange ha cambiato, in peggio, per sempre.

Vero giornalismo di inchiesta da parte dell’ex firma del Wall Street Journal, che riduce al minimo il già letto. La conclusione è nostra: in ambito pubblico e para pubblico, insomma nel calcio delle nazionali, il livello etico dei dirigenti è con poche eccezioni davvero vicino allo zero. Non che i dirigenti del calcio dei club siano dei santi, ma almeno si confrontano con una concorrenza dagli interessi contrastanti. Nel mondo FIFA, UEFA, CONMEBOL, AFC, eccetera, invece sono più o meno tutti sulla stessa barca. E il proliferare di insulsi mondialini, europeini e torneini vari che stiamo vedendo anche in questo giugno sta a dimostrarlo. È anche per questo che l’asse del calcio che conta sul serio si è spostato ormai da decenni sulla Champions League, anche se ogni quattro anni ci illudiamo che non sia così.

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