Rambo 5, eternità di Stallone

È in arrivo Rambo 5, Sylvester Stallone ne presenterà infatti un’anticipazione a Cannes. Ma Rambo V: Last Blood non uscirà prima di settembre, negli Stati Uniti, per arrivare da noi poco dopo. Sarà l’episodio finale dopo l’inizio nel 1982 e a 11 anni dal quarto Rambo, con la solita domanda: il miglior Stallone è Rocky o Rambo?

Visto che l’attualità riguarda Rambo, bisogna dire che questo personaggio non è nato dalla fantasia di Stallone, come invece Rocky, ma da un romanzo dei primi anni Settanta scritto dal canadese David Morrell. La guerra in Vietnam non era ancora finita, ma già il tema del reinserimento dei reduci nella vita civile era incandescente.

Rifiutati da parte dell’America democratica perché avevano combattuto una guerra senza senso e da parte di quella repubblicana perché l’avevano persa, i reduci del Vietnam sono sempre stati un qualcosa di unico. Quante altre guerre gli Stati Uniti hanno perso? Ma soprattutto, quante altre guerre hanno percepito come stupide? Nemmeno quella in Iraq, con pretesti costruiti ad arte, ha avuto contro l’opinione pubblica come quella in Vietnam, che almeno si basava su presupposti migliori come l’aiuto al Vietnam del Sud, aggredito da quello del Nord in appoggio a guerriglieri comunisti e che nel corso della guerra avrebbe appoggiato anche i khmer rossi in Cambogia. Brave persone, insomma, degne di essere invitate al Salone del Libro.

Ma tornando a Rambo, è significativo che fra il romanzo e il primo film (titolo originale First Blood) fossero passati 10 anni, per colpa di una storia produttiva complicata ma soprattutto dell’assenza di un protagonista giusto. A metà anni Settanta la parte fu proposta a Steve McQueen, che accettò anche prima di un ripensamento dei produttori, che lo consideravano troppo vecchio per essere un reduce. Il casting ricominciò, per arrivare ad un altro gran rifiuto, questa volta dell’attore, che era Clint Eastwood. E si arrivò finalmente a Stallone, già lanciato dai primi Rocky.

Interessante anche la storia dell’attore per impersonare il colonnello Trautman, che avrebbe dovuto essere Kirk Douglas. La leggenda di Hollywood (ancora viva, va per i 103 anni) però si impuntò sulla sceneggiatura, pretendeva che finisse come il romanzo e cioè con la morte di Rambo. Ma gli astuti produttori avevano già intuito le potenzialità del sequel e così la parte andò al meno schizzinoso Richard Crenna.

Il nuovo Rambo non ha niente a che vedere con il Vietnam, come del resto anche il terzo e quarto episodio, ma è ambientato in Messico fra cartelli della droga e rapimenti: ormai quelli che si possono rappresentare come ‘cattivi’ sono soltanto i narcotrafficanti e a volte i russi. Di sicuro, uscendo dal primo livello fumettistico, Rambo è secondo noi il personaggio che consegnerà Stallone all’eternità, in prospettiva più di Rocky. Un magnifico perdente, Rambo, volto e apolitica incarnazione di chi deve pagare per le idee degli altri.

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9 commenti

  1. A

    tra i contattati per la parte di Rambo c’è stato anche Terence Hill!

    e la buonanima di Tomas Milian fece di tutto per girare Rambo in Italia con lui protagonista, ma nessun produttore credette in questo film…

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  2. f

    Kirk Douglas c’aveva ragione
    Come rovinare un capolavoro con sequel inutili

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  3. A

    Il problema è che dal secondo in poi è diventato un fumettone. Un po’ come per Rocky.

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  4. L

    Lasciando stare i sequel, disastrosi tranne Rocky 2, Rocky è un capolavoro della storia del cinema mentre Rambo “solo” un grandissimo film.
    Tra i due però pistola alla tempia sceglierei di rivedere sempre Rambo, che ha delle battute esagerate.

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    1. f

      “Lascia perdere, lasciami stare o scateno una guerra che non te la sogni neppure.”

      PS. Pure Rambo è un capolavoro

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      1. L

        https://youtu.be/WesA0NiT4lM

        La mia preferita!

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  5. L

    Cmq una volta fatto Rocky e Rambo un attore ha il sacrosanto diritto di svaccare e godersi i soldi per tutta la vita.

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  6. m

    Sissì, incarnazione apolitica di chi deve pagare per le GUERRE degli altri. In compenso tutto si apre con due sequenze che mettono precise precise i paletti della collocazione politica del regista. Attraverso le «battute esagerate».
    Prima sequenza, William Theodore Kotcheff è uno sciachimicista simpatizzante per le istanze di Greta Thunberg: «Delmare’s gone». «What time will he be back?». «He died». «What?». «Died last summer». «Died how?». «Cancer. Brought it back from ‘Nam. All that orange stuff they spread it around. Cut him down to nothing. I couldn’t lift him off the sheets».
    Seconda sequenza, al villain si mettono in bocca frasi chiaramente estrapolate dai messaggini di Matteo Salvini: «First of all, you don’t ask the questions around here, I do. Understand? Secondly, we don’t want guys like you in this town. Drifters. First thing you know we got a whole bunch of guys like you in this town».
    E sono solo i primi 10 minuti.

    Poi comincia tutta la parte di fumettone (sì, Alvaro: il primo era il fumettone, dal secondo in poi è cominciata la puttanata): l’inseguimento su per la collina richiede una sospensione dell’incredulità che neanche i “Blues Brothers” o “V for Victoria”; guardate solo i tempi dell’apparizione dei cani e quelli della preparazione delle trappole per capire che siamo già in “Interstellar” con 30 anni di anticipo.

    Tutto culmina in una sequenza di esplosioni che lanciano il finale di “Zabriskie Point” come un camion addosso all’american way of life; notate: prima il benzinaio, poi il droghiere/armeria, poi il negozio di cibarie colorate di cui vanno pazzi di là dall’Atlantico, infine l’ufficio dello sceriffo. Evidentemente un epigono della new hollywood, pur senza averne la profondità: un laterale che va dritto per dritto sull’uomo da saltare perché non ha nel suo bagaglio i lanci illuminanti che oltrepassano la difesa.

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  7. C

    Il miglior Stallone è Deke Da Silva.

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