Lauda Ferrari, un divorzio assurdo

Niki Lauda è morto a 70 anni e a noi piace ricordarlo sulla Ferrari. Come grandissimo pilota e personaggio di una Formula 1 in cui i piloti erano fortemente caratterizzati, pur senza mitizzare un’era che in embrione aveva molti dei difetti attuali, primo fra tutti tre quarti dei posti assegnati in base allo sponsor. Lo stesso Lauda del resto era entrato così…

Ma tornando alla Ferrari, bisogna dire che uno dei divorzi più clamorosi della storia della Formula 1 è stato proprio quello fra Lauda e la scuderia del Cavallino, maturato durante la stagione 1977, quella del secondo titolo Mondiale dopo quello del 1975 e l’eroico secondo posto (causa Nurburgring) dietro James Hunt del 1976.

Perché Lauda e la Ferrari divorziarono? Torniamo all’inizio di luglio del 1977, quando dopo il Gran Premio di Francia, a Digione, Lauda con un quinto posto torna primo in classifica, davanti ad Andretti e Sheckter. Il malumore dell’austriaco è già evidente, perché la Ferrari fa provare per primo a Carlos Reutemann le soluzioni tecniche per il futuro e perché Enzo Ferrari stesso gli sembra freddo. Un’umiliazione, per uno come Lauda che passa per essere il miglior collaudatore del circuito. Forse a Ferrari non sono piaciute le voci di mercato, tipo Lauda sulla McLaren 1978 al posto di Hunt oppure sulla Brabham di proprietà di Bernie Ecclestone, ritenendole messe in giro da Lauda per alzare il prezzo del rinnovo di un contratto in scadenza. Di certo al fondatore il pilota che come immagine oscura quella della scuderia non è mai piaciuto e Lauda non fa eccezione.

In questo clima di tensione per le presunte preferenze dell’ingegner Forghieri si arriva a Silverstone, a metà luglio (non abbiamo bisogno di controllare per dire che era un sabato), con Hunt che torna alla vittoria proprio davanti a Lauda, che allunga in classifica. Sembra tornare il sereno, ma le cifre sul tavolo sono di dominio quasi pubblico. In occasione del GP di Monte Carlo di due mesi prima Lauda ha chiesto a Ecclestone 300.000 dollari a stagione (al cambio dell’epoca 250 milioni di lire).

A fine luglio si torna in Germania, non sulla pista della sua quasi morte ma ad Hockenheim. A Lauda fanno male le voci, riportate dai media italiani (presumibilmente imbeccati dalla Ferrari: non che in quattro decenni sia cambiato molto…), su una sua maggiore cautela alla guida, per non dire paura. Incredibile che qualcuno abbia scritto cose del genere, ricordando le condizioni in cui è tornato a guidare l’anno prima. La risposta di Lauda è la vittoria ad Hockenheim, la seconda stagionale, con primo posto in classifica consolidato e Scheckter 10 punti (la vittoria ne valeva 9) dietro.

Nel Gran Premio di casa, a Zeltweg il 14 agosto, Lauda prosegue il cammino verso il Mondiale con un secondo posto di pura regolarità sua e affidabilità della Ferrari (mentre chi usa i motori Cosworth a turno rompe), rinunciando ad attaccare Alan Jones, ma proprio a Ferragosto riprendono le voci sul suo addio alla Ferrari. Che non sono più voci, perché Lauda adesso tratta con tutti da una posizione di forza e chiede a Ecclestone 500.000 dollari, il doppio rispetto all’incontro di Monte Carlo.

Modesto ricordo personale di un bambino di dieci anni portato a Monza (c’è un oscuro passato di tifosi della Ferrari, finito a Imola 1983 con la suburra che insultava Patrese) in pieno agosto per le programmate prove di Lauda e Reutemann: Lauda non si presenta, addolorando le migliaia di presenti che in quegli anni pre-Internet si basano soltanto della Gazzetta del giorno prima. La rottura con Ferrari e con il ferrarismo, che infatti Lauda detesterà ben più della Ferrari, si è quasi certamente già consumata ma noi popolo bue lo scopriremo qualche settimana più tardi, dopo la vittoria a Zandvoort.

Niki ha firmato con la Brabham, Ecclestone per arrivare alla cifra pretesa dall’austriaco ha trovato un nuovo sponsor, la Parmalat dell’emergente Calisto Tanzi (chissà se il ragioniere era già Tonna, ci piace pensare di sì). Ferrari, nel senso di Enzo, la prende male non perché voglia tenere Lauda ma perché essere lasciati non fa piacere a nessuno e meno che mai a lui. Senza vergogna qualcuno scrive (non abbiamo ritagli, se in questo momento siete in una biblioteca controllate ma al 99% abbiamo ragione) di Lauda ‘licenziato’ da Ferrari.

Mai come in questo caso quella del Lauda freddo calcolatore è una leggenda. Visto che Lauda lascia una macchina ottima per una piena di incognite tecniche (ma l’idea di Gordon Murray era geniale) e regolamentari, con cui vinse poco prima del suo primo scellerato ritiro, un altro dei colpi di testa di un uomo passionale, che a Enzo Ferrari aveva chiesto più considerazione che soldi. Uno dei divorzi più assurdi mai visti in Formula 1, anche senza il senno di poi (Ferrari seconda nei costruttori 1978 e prima nel 1979). Una ferita aperta e solo parzialmente curata da Montezemolo (che sapeva la verità) negli anni Novanta, quando richiamò Lauda come consulente.

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9 commenti

  1. R

    Lauda sarebbe dovuto tornare in Ferrari nel 1983, operazione curata in toto da Torino, accordo definito nei dettagli, ma Ferrari di fronte al fatto compiuto si mise di traverso preferendo ripiegare su Arnoux. Sulla Brabham, la vera zavorra fu il motore Alfa, poi ripudiato per il Cosworth, ma a quel punto Niki aveva già altro per la testa, salvo poi rientrare nel 1982 complici i guai economici della sua compagnia aerea. Dovette accettare un contratto capestro, con una clausola rescissoria pro Ron Dennis esercitabile dopo la terza gara, che però Lauda vinse a Long Beach guidando in modo magistrale.

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    1. C

      Mi sembra che sulla prima Brabham (bellissima!) di Lauda il progettista avesse pensato ad un raffreddamento a superficie che non sono riusciti a far funzionare. Avevano poi introdotto una ventilatore posteriore per estrarre l’aria, che incollava a terra l’auto ma che la federazione gli fece togliere perché dispositivo aerodinamico in movimento. Io ragazzino ero entusiasta di fronte a quelle auto così diverse tra loro (la Brabham appunto, la Tyrrel a 6 ruote, le minigonne che inizialmente aveva solo la Lotus del genio Chapman, la Ferrari t4 di Scheckter e Villeneuve, il turbo della Renault e più avanti le sospensioni attive di Lotus e Williams, il cambio automatico della Ferrari, …). Erano i tempi in cui gli inglesi avevano tutti lo stesso motore, pochi soldi e avevano bisogno di idee per emergere. Nella F1 c’era qualcosa della pazza corsa, il cartone e il film che mi sembra siano più o meno di quegli anni 🙂

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      1. R

        C’era piena libertà tecnica a differenza di adesso, ma anche libertà d’espressione, i piloti erano autentici personaggi, carismatici, a differenza degli automi attuali che sono totalmente irregimentati.

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  2. A

    a me invece piace ricordare lauda su mclaren, perché, in assoluto, è il mio primo ricordo nitido legato al mondo della formula uno, nonché causa della mia attuale immutata simpatia per la scuderia che fu guidata da ron dennis.

    durante un evento promozionale presso la sede saima di vicenza chi scrive, alla tenera età di sei/sette anni, salì, per una di quelle terribili foto che ti fanno fare da bambini (e già le sedi degli spedizionieri non brillano per essere ambienti particolarmente allegri e colorati), sulla mp4/2 che avrebbe poi vinto il mondiale per mezzo punto.

    ricordo nitidamente anche la rivista ufficiale del gran premio di san marino di quegli anni, imparata a memoria nelle frequenti riletture notturne a imperitura memoria dell’ennesima giornata sportiva passata con papà, con la pagina pubblicitaria proprio della parmalat e un disegno di niki lauda che, in ossequio ad un politically correct ante litteram, cercava di minimizzare le deformazioni del volto.

    (chiudo infine col ricordo che, anticipando già un’eccessiva ansia pure per gli eventi vissuti dal divano, non riuscii però a seguire la diretta tv del famoso gp finale che sancì la vittoria del mio nuovo idolo. ero rimasto impressionato da un sondaggione del quiz televisivo di mike bongiorno del giovedì sera – era superflash all’epoca? – in cui una buona fetta della popolazione dava per possibile il ribaltone ad opera del ferrarista arnoux. reso ancora più eroico, ma qui i ricordi si fanno davvero confusi, dal fatto che il francese, per combattere un dolore al piede, avrebbe corso con una sorta di secchio dentro l’abitacolo…)

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    1. R

      Confondi l’anno, da ferrarista Arnoux si giocò il titolo nel 1983 fino all’ultima gara con Prost (Renault) e Piquet (Brabham-bmw) che vinse. Lauda vinse nel 1984 beffando di mezzo punto il compagno Prost in un’annata monopolizzata dalla Mecca-Porsche.

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  3. R

    per combattere un dolore al piede, avrebbe corso con una sorta di secchio dentro l’abitacolo…)

    Notevole questa, chissà come fa ad entrarci un secchio nella pedaliera di una vettura di f1. Boh. Anche se nulla batte il sediolino eiettabile (sentita al Tg1…) della Ferrari del povero Gilles a Zolder.

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    1. A

      Ah, interessante… ecco da cosa derivava la boutade di mio padre su Nigel Mansell “Lui invece correva con una damigiana di vino!”

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  4. D

    Bellissimi ricordi e bellissimo aneddoto che riportano a quando la F1 non era comunque uno sport ma almeno aveva un senso epico che nell’immotivato circo odierno (ma cosa cazzo corrono a fare?!) non si riesce a ritrovare.
    Testimonianza, altresì, di come il ferrarismo sia una schifosa malattia e che il Drake inventò genialmente la macchina più iconica al mondo ma resta uno schifoso pezzo di merda.
    Qualcuno rifletterà sul clamoroso asse Maranello-Torino, cu su sumigghia su pigghia. (cit.)

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  5. Altri tempi
    Quelli che facevano dire al duo Tommasi Clerici di fronte all’ipotesi di introdurre il tiè break al 5 set a Wimbledon
    RT: ti pensi capitasse in finale , sarebbe una cosa che attirerebbe tensione e spettatori come solo i rigori di una finale di coppa del mondo
    GC: eh si , i rigori nel calcio e la partenza di formula 1 se ci scappa il morto sono eventi imperdibili

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