Il cuore armeno di Mkhitaryan

Henrikh Mkhitaryan non giocherà la finale di Europa League a Baku per motivi di sicurezza, non soltanto sua. Questa triste notizia va oltre l’Arsenal-Chelsea della settimana prossima, perché ha il merito di ricordarci che in Europa esiste uno stato, la Repubblica dell’Artsakh, di cui nessuno parla e che quindi ci interessa.

Una situazione nata con la fine dell’Unione Sovietica, nel 1991, e il riemergere di identità che per tutto il secolo breve erano state tenute a bada dall’autoritarismo comunista, dopo che nell’Ottocento ci aveva pensato quello zarista. Dal punto di vista amministrativo, però, il Nagorno-Karabah fu assegnato all’Azerbaigian da Stalin…

Nagorno è un nome russo, Karabah turco, mentre Artsakh è l’antico nome armeno di quella terra (per cercarla su Google Maps trascinate verso il Caucaso) abitata prevalentemente da armeni di religione cristiana. La guerra scoppiata quasi subito dopo la fine dell’URSS portò a scappare verso l’Azerbaigian propriamente detto gli azeri dell’Artsakh, con fuga dall’Azerbaigian di quasi tutti gli armeni. Nel 1994 una pace mai ufficializzata fra Armenia (al 95% cristiana) e Azerbaigian (al 96% musulmano), e 40.000 morti sul campo, per tre quarti azeri.

E una regione, appunto l’Artsakh, diventata da un quarto di secolo uno stato di cui non si può dire che sia uno stato: una logica annessione all’Armenia farebbe scoppiare di nuovo la guerra, ma del resto si può capire, con buona pace di Bergoglio, perché 150.000 cristiani non abbiano tutta questa voglia di far parte di un paese musulmano di 10 milioni di abitanti come l’Azerbaigian. Pensare che qualche fuoricorso italiano voglia manifestare per l’Artasakh è fantapolitica, però ogni tanto arriva la realtà a ricordarci che quello che siamo dipende anche da come ci vedono gli altri. Possiamo fare i cosmopoliti della mutua, ma per un armeno o un azero rimaniamo italiani (non che sia un pregio o un difetto, è un fatto).

Quanto a Mkhitaryan, ci è particolarmente caro perché qualche anno fa, sotto i ferri di un bravo chirurgo suo omonimo (era infatti armeno), prima dell’anestesia dopo qualche battuta sul cognome ci mettemmo a parlare della sua posizione nel Borussia Dortmund di Klopp. Uno di quei casi in cui il il primo comandamento del Muro del Calcio (Non serve guardare le partite per poterne parlare) ci è tornato utile.

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 9.7/10 (12 votes cast)
Il cuore armeno di Mkhitaryan, 9.7 out of 10 based on 12 ratings

11 commenti

  1. t

    L’ultima frase é un tocco di classe 🙂

    Aggiungerei “non serve ed é finanche sconsigliato”

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +5 (from 9 votes)
  2. P

    Articolo leggendario. Chapeau!

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +2 (from 2 votes)
  3. A

    la domanda è: perché l’Uefa accetta di far giocare una sua finale in un posto che non garantisce la sicurezza ai giocatori? andare altrove no? l’Azerbaigian ha tutto sto peso geopolitico?
    e non mi si dica che è difficile spostare una partita simile, una finale eccetera, pochi mesi fa una finale continentale venne spostata dall’altra parte dell’oceano di fronte all’impossibilità di giocarla in loco, siccome è da settimane che si parla di sta cosa di Mkhitaryan il tempo per porvi rimedio c’era eccome e sticazzi se gli azeri si offendevano

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +17 (from 17 votes)
  4. D

    Ricordatevi che parlate dell’UEFA, quell’entità che ai tempi del caso Ocalan spedì la Juve in Turchia a giocare col Galatasaray (mirabile gol di Hagi dalla propria metacampo, purtroppo non valido per gioco fermo…) sostenendo che non ci fossero pericoli (come infatti non ce ne furono) preoccupandosi però di spostare la riunione del Consiglio (ai tempi, per un’iniziativa simpatica, itinerante in occasione delle varie sfide di Champions) inizialmente prevista proprio ad Instabul e reimpatriata in fretta e furia in casa a Nyon…

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +1 (from 7 votes)
    1. D

      Meno Uno deve essere una di quelle merdoline dell’UEFA seguace del “armiamoci e partite”…

      VN:F [1.9.22_1171]
      Rating: -1 (from 7 votes)
      1. E

        fossi stato presidente dell’Uefa al tempo, avrei non solo spedito la Juventus a giocare all’Ali Sami Yen, ma avrei obbligato ad apporre una patch sullo sponsor scrivendoci sopra “Istanbul is Kurdistan – Onore e Gloria al PKK”

        VN:F [1.9.22_1171]
        Rating: +7 (from 9 votes)
        1. D

          Perchè sei più antijuventino di me…

          VN:F [1.9.22_1171]
          Rating: 0 (from 0 votes)
  5. B

    per lavoro conosco molte persone Armene e ho capito che la loro storia è fatta di soprusi subiti, persecuzioni e genocidi, sono in guerra perpetua più o meno ufficialmente, eppure è una terra bellissima, ci andrei volentieri in viaggio, chissà che prima o poi non lo faccia davvero.
    Baku e Astana (Arzebaijan e Kazakistan) sono super metropoli rimodernate e allargate in poco tempo coi miliardi dei miliardari ex sovietici e come si dice: follow the money!

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +4 (from 6 votes)
    1. D

      Bèh, Astana e il Kazakistan si reggono sui soldi delle riserve di gas su cui risiedono.
      Ad Astana c’è uno dei velodromi più belli al mondo, una roba da Las Vegas…

      VN:F [1.9.22_1171]
      Rating: +2 (from 2 votes)
  6. D

    “Il colpo di genio dei tifosi dell’Arsenal: spargono la voce che Hazard e Kanté… sono armeni (La Gazzetta dello sport)”

    GENIIIII!!!!!!…… 😀

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +3 (from 3 votes)

Lascia un commento