Vivreste di fronte a un campo Rom?

I fatti di Torre Maura e di altre parti d’Italia hanno origini e sviluppi diversi, ma un denominatore comune: le persone che abitano di fronte a un insediamento di Rom, più o meno definitivo e assistito da enti pubblici, non si sentono tranquille. Al netto della strumentalizzazione politica, fra professionisti del buonismo e Casa Pound, questa è una realtà che non nasce nell’era Lega-Cinque Stelle ma che esiste da decenni. Diciamo decenni solo per memoria personale, visto che già negli anni Settanta nostra nonna viveva barricata in casa avendo a cinquanta metri di distanza (bastava attraversare quella strada di Rho, provincia di Milano) esatti un campo di zingari, allora si chiamavano così, praticamente fisso in una fabbrica abbandonata della Montecatini (che nel 1966 si era fusa con la Edison, facendo nascere la Montedison).

Zingari che senza particolari violenze, almeno noi non ce ne ricordiamo, depredavano qualsiasi casa nel raggio di un chilometro con i trucchi più diversi e utilizzando senza problemi donne e minori. A dirla tutta, utilizzavano soprattutto donne e minori. Senza contare paure con radici ancestrali, come quella del rapimento dei bambini: la statistica dice che si tratta di una leggenda metropolitana, ma la gente reale non aveva e non ha sottomano i dati del Viminale. Più frequente il rapimento di animali, per rivendita o accattonaggio. Il campo era piccolo, una decina di famiglie ci pare di Calderari (quindi originari dell’Est Europa), e meno degradato di quelli che vediamo oggi: il capofamiglia aveva una Mercedes beige che ci ricordiamo enorme.

Come risolse il problema la bella politica di una volta, quella dei Forlani e dei Berlinguer che i giornalisti, magari con casa in centro ad affitto agevolato, rimpiangono? Gli zingari furono spostati da altre parti: qualcuno a Figino, qualcuno in via Novara, altri chissà dove. Forse si sarebbero trasformati in ingegneri, panettieri, insegnanti, baristi, astronauti: non lo sappiamo perché loro e i loro discendenti li avremmo poi visti soltanto ben protetti dalle nostre auto, slalomeggiando fra trans, guardoni e fruttivendoli abusivi.

Cosa vogliamo dire? Avendoli osservati da vicino per anni mentre fingevamo di fare i compiti, non pensiamo che gli zingari siano ‘peggio’ di altri gruppi etnici o culturali non integrati nella nostra società, però anche nelle persone meglio disposte suscitano paure che non suscitano lo spacciatore algerino, il magnaccia moldavo, il violento salvadoregno, eccetera, i cui codici di comportamento disprezziamo ma in qualche modo comprendiamo. Di concreto, siccome la vita è adesso, rimane la domanda: voi vivreste di fronte a un campo Rom? Per favore, sì o no. Non dite che la risposta deve essere culturale: è ovvio, con la repressione pura non si va mai da alcuna parte, ma stiamo parlando del presente.

Vivreste di fronte a un campo Rom?

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40 commenti

  1. r

    NO

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  2. U

    No

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  3. P

    Ma scherziamo??

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  4. L

    Potendo no. Ma nemmeno di fronte a delle case popolari.

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    1. L

      Meno uno il direttore aveva chiesto onestà.

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  5. La risposta onesta, nel concreto della nostra vivibilità quotidiana, è decisamente no. Però l’allarme sociale destato dagli zingari è del tutto sproporzionato rispetto a quello per altre situazioni di illegalità per così dire di strada. Senza contare, salendo di livello, la banale contabilità: ad ogni italiano il Monte dei Paschi è costato più di uno zingaro costantemente in casa propria, senza contare le pensioni date ai quarantenni, il caso BNL-Atlanta, eccetera.

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  6. P

    “L’etnia rom è composta da ladri/truffatori/disonesti”: sbagliato

    “L’etnia rom non ha gli anticorpi per isolare i comportamenti devianti dei propri componenti ladri/truffatori/disonesti, e sembra ben lungi dal volerli avere”: giusto.

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    1. Purtroppo ci sono state sentenze che hanno bordeggiato il concetto di ‘eccezione culturale’. Pericolosissime, pensando agli ambiti extra-Rom a cui potrebbero essere applicate

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  7. A

    voglio conoscere quei 13 che hanno votato SI

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    1. m

      Ho vissuto complessivamente 8 mesi IN (non DI FRONTE A) un campo rom: 4 in quello di Cairate (1997), 3 in quello di Muggiano (anno successivo), due in quello di Zenica (BIH, tra il ’97 e il ’98). Sono amico di uomini e donne che, senza essere rom, vivono nei campi con loro anche da 50 anni. Quando ho avuto una casa “mia”, troppo grande per me da solo, ho ospitato con me una famiglia rom per 4 anni (fino a che siamo riusciti a far loro ottenere la casa popolare). E ho frequentato spesso il campo di Baranzate.
      Spero siano titoli sufficienti a votare “sì” senza dover esibire altre patenti di buonismo o di coglionaggine.

      L’esperienza mi fa dire che sottoscrivo l’intervento di chi (Carlos Carlos, Dane, Tom, anche il direttore in fondo) scrive che DIPENDE: il campo di Muggiano è molto diverso da quello di Cairate, per come è strutturato e (non vorrei troppo essere deterministico scrivendo “quindi”) per come si comporta chi ci abita; il campo di via Negrotto di cui riferisce Carlos Carlos, oltre ad avere il fiato sul collo da parte di un commissariato che glielo fa sentire (anche per i commissariati DIPENDE), diciamo che hanno tutto l’interesse (essendo così ben monitorati) a non delinquere lì a Villapizzone per tenere alla larga controlli quotidiani.
      E i “problemi” che ho avuto io con le famiglie con cui ho vissuto non sembrano minimamente paragonabili a quelli che lamenta(va)no le altre 64 famiglie di via Cogne 20 per l’unica famiglia rom che viveva in un appartamento del 2° piano. DIPENDE.

      Direttore, ha ragione a dire che è inutile («comodo?», chiedo io) generalizzare. E il tema di chi ruba più soldi, sicurezza e libertà agli Italiani resta uno dei miei cavalli di battaglia.

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      1. C

        Ciao Michael. Forse sei una delle poche persone che può dare un contributo, magari non dirimente, sulla questione Rom. Le sensazioni che suscita questa questione sono contraddittorie. Personalmente, quando il ministro di turno sale su una ruspa vengo preso da un certo fastidio e si potrebbe dire che rientro nella categoria dei buonisti, però se ci penso, mi accorgo che non andrei mai a cena in una roulotte di un campo Rom, quindi mi dico che, anche se razionalmente sono contro ogni forma di razzismo, in realtà sono razzista anche io, magari non per il colore della pelle, ma per altre questioni, forse igienico-culturali. Mi dico che a Utopia la collettività dovrebbe fornire a queste persone delle strutture decenti. Ma poi mi viene il dubbio che una comunità Rom potrebbe mandare al diavolo me ed Utopia. In fin della fiera ai Rom interessa l’integrazione? O vivono una realtà ‘parallela’, non vogliono rotture di palle e la società dei gaggi serve loro solo per trovare sostentamento? Lecito o meno. La tua testimonianza potrebbe aiutare a capire.

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        1. m

          SICURAMENTE non dirimente, altro che «magari».
          Il mondo tzigano è talmente differenziato che le soluzioni che van bene per tutti … in realtà van bene solo per acchiappar voti nelle urne o applausi sui social buonisti; ma sul campo lasciano la situazione che trovano, se non la peggiorano.
          Ci sono quelli che sono “integrati” (i.e.: corrispondono ai nostri criteri di “normalità”); svolgono in genere lavori “umili” ma molto pratici, ma conosco anche neurochirurghi, docenti universitari e parroci: non ti accorgi che sono rom o sinti, e in genere non ci tengono neanche molto a farlo sapere, per essere accettati. In Bovisasca in questo momento le tre famiglie sinti assegnatarie di casa popolare sono bullizzate dai tirapiedi della ‘ndrangheta locale per essere costrette a rinunciare all’appartamento, perché alla ‘ndrangheta non va bene che, siccome ci sono zingari, c’è la ronda serale dei carabinieri in quartiere.
          Io ho frequentato (e frequento) per lo più il clan degli Hudorovic, dei Deragna, dei Sainovic … cioè: più che altro, me li ritrovo sempre addossati ai quartieri in cui mi trasferiscono; loro sono sloveni, dalmati e istriani (perché ogni vero zingaro è dalmata e giuliano, mi verrebbe da dire): a loro non devi assegnare l’appartamento col criterio delle altre famiglie, perché nella loro cultura la famiglia non è la famiglia mononucleare, ma il clan di 60 persone a cui avrebbe più senso assegnare in toto una cascina. In genere; perché so che invece alcuni hanno accettato di andare a vivere in appartamento; e finché i vicini non sanno della loro origine, problemi non ce ne sono.
          E invece ci sono i rom romeni a cui va benissimo l’appartamento dove stare qualche anno, perché tanto quel che interessa loro è trovare un lavoro e guadagnare i soldi sufficienti a costruirsi la casetta in Romania.

          A livello politico mi sembrava interessante il lavoro svolto negli anni dal professor Paolo Bonetti. Era un tentativo di “dirimere” la questione tenendo conto della questione e con tutta la prudenza del caso, lavorando in rete e collaborando anche col precedente governo. Con l’attuale, per ora, è caduto tutto in prescrizione.

          Ma per me non è una questione di dirimere nulla, non ho obiettivi da mediatore culturale; è una questione di starci, con questa gente; di intessere relazioni; di reprimere il razzismo che ti monta dentro di fronte a certi comportamenti … diciamo controproducenti, ignoranti e reiterati (perché, magari ce ne si accorge anche su Indiscreto, di quanta fatica faccio a limitare la mia intolleranza); di accorgersi, in fondo, di come certi comportamenti non sono che l’epifania di comportamenti, altrettanto anti-sociali, ma più misurati, degli Italiani.
          Cerco di spiegarmi: qualche giorno fa su Indiscreto ci si chiedeva perché uno dovrebbe partecipare al Grande Fratello, e qualcuno si chiedeva argutamente perché invece uno dovrebbe guardarlo, il Grande Fratello; ecco, a me dà sempre fastidio certo (di alcuni di) loro crogiolarsi di ignoranza nutrita di Grande Fratello.
          Quando è bruciato il palazzo di via Cogne 20, la famiglia di cui parlavo l’altro giorno è venuta a chiedermi se non potevo procurare loro un televisore, perché nell’appartamento provvisorio assegnato dal Comune il televisore non c’era … il televisore? A me, che sono contro l’uso domestico e privato del televisore? Ma, in fondo, sono i miei coetanei italiani a ritenermi “strano” perché ne faccio a meno.
          Sporcano e non si curano del bene pubblico, si dice generalizzando, ma solo in misura maggiore di quello che fanno per lo più tutti in certe periferie o anche in certi quartieri bene italiani.
          Il problema veramente grosso adesso nei campi non è la politica miope (con quella ci hanno avuto a che fare da secoli) ma la cocaina, che sta facendo saltare il “codice di onore” che ha permesso al popolo zingaro di sopravvivere pur nella precarietà e nella emarginazione; ma non è solo una leggenda metropolitana che i Milanesi siano i maggiori consumatori di cocaina d’Italia.
          Eccetera, eccetera.

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  8. C

    S** C***O

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    1. C

      Peraltro credo che se si tornasse a chiamarli Zingari ne avrebbero solo da guadagnare.
      La parola Rom ha ormai assunto un significato totalmente negativo, a metà fra un oscuro burocratese e la discriminazione razziale.

      Invece la parola Zingaro ha nel tempo cambiato connotazione…oggi suona poetica, quasi romantica e avrebbe pure quella sfumatura di antagonismo culturale che potrebbe trovare inaspettati paladini in sua difesa…

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  9. B

    votato ovviamente no.
    per gli zingari suggerisco l’atteggiamento che hanno in Romania: discriminazione light accettata da entrambe le parti. ad esempio, nel 90% dei locali non possono entrare e non entrano e nessuno si sogna di protestare.

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  10. P

    comunque qui credo che si debba andare oltre la solita sindrome di Nimby, qui non è il mio o tuo giardinetto che questi non devono appestare, qui nessun giardinetto deve essere appestato come lo appestano loro punto…. e per appestare intendo demolire quelle sovrastrutture che l’amministrazione buonista ogni tanto mette loro a disposizione “aggratis”, le gare in auto tra minorenni ubriachi (com’era la frase al processo del vigile Savarino? ehh l’ambiente in cui sono cresciuti), i furti sistematici, la sporcizia e la mancanza di igiene, l’uso strumentale dei minori…. e comunque non è solo un problema di “zingheri” (cit.) ma più generale di quella rete di micro disagi che se vissuti a casa propria nel quotidiano diventano macro…. a pochi metri da casa mia c’è la Porta Nuova: con il pronto soccorso del Fatebenefratelli e il supermarket 24/7 i caselli daziari fanno un mix letale che attira ubriachi e barboni tutto il giorno e la notte… poverini che fastidio danno? mangiano, bevono (si ubriacano), urlano, cagano e pisciano in strada.. non basta? molestano le donne che escono dal supermercato per esempio se non danno loro l’elemosina, a mia moglie hanno sputato addosso, una donna è stata spintonata e presa a male parole.. (se ricapita scendo con una mazza) e credo che nella scala del disagio percepito conti molto di più uno sputo ricevuto “a casa propria” che sapere che l’internazionale nigeriana si è presa il mercato dello spaccio in Lombardia…

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  11. I

    no

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  12. E

    No, non abiterei davanti a un campo rom, nessuno, potendo, lo farebbe, non prendiamoci in giro. Però il pregiudizio negativo sugli zingari (non stiamo a vedere se sia o meno fondato) è comunque relativamente recente nella cultura del nostro paese, almeno nelle forme in cui lo troviamo oggi. Per molto tempo allo “zingaro” venivano assegnati stereotipi vari ma spesso di segno positivo, quasi a far loro rappresentare un desiderio di libertà, di anticonformismo, di mistero, di esotismo ecc. diverso dalla nostra quotidianità. Lo dimostrano le canzoni, per esempio. Senza scomodare le zingarelle di verdiana memoria, la canzone italiana è piena di zingare che prendono le nostre mani e ce le leggono, di zingari che vanno dove gli pare, pure di zingari felici (anche se questi ultimi erano altri “zingari”, il discorso legato al termine “zingaro” non cambia). A un certo momento, fine anni ’70/inizio ’80 circa, l’associazione mentale con lo zingaro è quasi soltanto con l’idea che siano tutti ladri. Tranne De Andrè in Anime Salve, come si sa… Con questo mio sproloquio voglio solo chiedere: sono cambiati i rom o siamo cambiati noi?

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    1. L

      Non lo so. Di certo spesso non somigliano a quelli di chocolat ma nemmeno a quelli di gatto nero gatto bianco.

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    2. z

      Forse entrambi

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  13. f

    No.
    .

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  14. C

    @ Andrea87:

    Sono uno di quelli che ha votato sì perché effettivamente l’ho fatto per circa un anno. E per scelta, dovuta alla comodità logistica, e non per necessità economica. Per chi conosce Milano, la zona era quella vicina alla fermata di Villapizzone del passante ferroviario. Quella dove un tipo col machete aveva staccato un braccio al controllore delle Ferrovie Nord. Quindi mediaticamente un disastro. Nella realtà mai percepito alcun pericolo, anche in orari non convenzionali. Nessuno nel vicinato aveva subito furti, forse si sono evoluti e vanno in trasferta in altre zone per non avere problemi coi vicini. Unico “fastidio” il sabato sera musica turbo folk slava sparata al massimo volume ma a mezzanotte spegnevano tutto…non so se questi comportamenti fossero naturali o indotti dall’ottima conoscenza delle forze dell’ordine di tutti gli abitanti (venivano controllati sistematicamente).
    In definitiva sì ci abiterei, ma per un periodo non indefinito e in un’abitazione non di proprietà (e questo sondaggio dimostra anche il perché)

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  15. C

    Votato

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  16. j

    Bah no ma basta gestirli a mazzate. Oltre al fatto che il guappo del quartiere gli mette subito in chiaro che possono servirsi di case auto e persone fuori da una determinata zona. Guappo di quartiere che c’e anche nelle città del nord eh

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    1. D

      Presente!…

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  17. D

    Nel caso degli zingari l’eccezione culturale purtroppo è fondata, nel bene e nel male. La cosa però non può diventare un alibi per l’impunità ma non si può non prenderne atto.
    Quindi il negazionismo buonista che vieta di dire che gli zingari non si fanno scrupoli a rubare ha rotto il cazzo ma anche il razzismo colpevolista che adesso attribuisce agli zingari i disagi causati da barboni e mendicanti generici fuori da pronto soccorso e supermercato è fuori luogo, due atteggiamenti figli dell’ignoranza sul tema: qualcuno conosce il significato di Gagè?!
    Dopodiché bisogna mettersi d’accordo: non si può tuonare contro lo stile di vita zingari e poi spaventarsi se qualche zingaro decide di passare il fosso alla ricerca di un’integrazione sociale in ambito civile.
    La nonna della mia compagna abita in periferia non lontano da me, alcune case popolari nella via e le altre private, un appartamento su 10 nella via è occupato abusivamente, sia quelli dell’Aler sia quelli privati, con le due entità che smadonnano per riappropriarsi dei propri appartamenti. Un giorno l’appartamento a fianco quello della nonna è stato occupato da una famiglia di zingari. Zingari ma integrati: due genitori anziani che stavano a casa a curare i due bambini di una coppia, lui sguattero in qualche pizzeria, lei donna delle pulizie non so dove. Rivolta del quartiere.
    La via è piena di marocchini e delinquenti vari accampati in appartamenti abusivi ma l’unico problema pareva essere rappresentato da quella famiglia zingara. Che a differenza degli altri abusivi non produceva schiamazzi, odori pestilenziali, fumi gastronomici (!…) fetenti, risse, bivacchi, ecc.
    Chiusi in casa, silenziosi, educati, e l’unica volta che la nonna ha avuto bisogno perché disabile è caduta sulle scale gli unici ad essere intervenuti alle urla per aiutarla sono stati loro. L’hanno aiutata a rientrare in casa e no (anticipo la battutaccia) in casa non è sparito niente.
    Tra mille appartamenti occupati abusivamente guarda caso le autorità hanno deciso di sgombrare proprio e solo quello. Non so dove siano finiti, gli anziani genitori, la coppia, i due bambini. Però potevano essere zingari recuperati alla causa Gagè, e invece no, han preferito mandarli via per lasciare che l’appartamento venisse occupato abusivamente dalla solita mandria di maghrebbini, che puzzano, schiamazzano e tengono la musica alta 24×7 (fortuna che la nonna sente poco e non se ne cura, la badante è un po’ meno contenta diciamo…), non si capisce nemmeno di cosa vivano visto che son sempre in casa (…), sicuramente sono gioviali ed ospitali perché c’è un via vai continuo di gente che li viene a trovare e che avrebbero causato un’erezione a Lombroso.
    Però sono lì, intoccabili, perché per quartiere e autorità il pericolo per quella via era rappresentato da una coppia di umili sguatteri che cercavano di inserirsi nel mondo Gagè.
    Quando la nonna se ne andrà lascerà l’appartamento alla badante che potrà così ricongiungersi con la famiglia e in particolare le due figlie che stanno a Lima, da una parte mi fa piacere, dall’altra mi dispiace perché mi sarebbe piaciuto vederla lasciare l’appartamento in eredità all’Isis.
    E vederli arrivare qua a sgozzare tutto il quartiere per vedere l’effetto che fa. Chi sa se qualcuno si sarebbe fatto carico del problema. Con calma però, prima ripuliamo il mondo dagli sguatteri zingari…

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  18. F

    no no e no

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  19. c

    Solo a me le parole rom e zingaro fanno venire in mente il concetto di degrado, lercio, sudicio, feccia, schifo al solo pensiero?

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    1. D

      Va beh, ma a te quelle robe te le fa venire in mente qualsiasi cosa che non sia una mondina o un vaccaro cremaschi…

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  20. G

    https://youtu.be/dtRqysnRdk0

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  21. C

    Non c’è una domanda di riserva?

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  22. T

    agli inizi del 2000 ho vissuto qualche anno a pescara, cittadina notoriamente piena di zingari/rom che abitano quasi tutti nel quartiere rancitelli e non nei campi rom come da altre parti. Li vedevi girare dappertutto a piedi, in moto e nelle amatissime mercedes; mai visti episodi di accattonaggio e nessun furto in casa o di auto come succede dalle altre parti (bari in primis). le uniche, se proprio si vuol essere pignoli, che davano un pò di noia erano le donne/ragazze (la maggior parte molto belle) che in gruppo e in abiti tipici ti fermavano per strada o magari entravano in qualche bar e cercavano di leggerti la mano o fare i tarocchi. Gli uomini (che i pescaresi chiamo “pigri” e mai zingari/rom per la poca propensione al lavoro) frequentavano gli stessi locali notturni degli italiani e a quanto ho visto io di persona mai nessuna rissa e/o problemi; stavano tranquillamente per i fatti loro a bere come spugne e basta. rancitelli è un far west con spaccio e almeno all’epoca corse di cavalli notturne (bloccavano le strade con le auto): ci sono stato per curiosità qualche volta e ho avuto sempre l’impressione che fosse una zona più sicura e vivibile del quartiere san paolo di bari o lo zen di palermo. non so se l’accettabilissima convivenza tra rom e pescaresi è frutto della residenza di questi ultimi in quartieri popolari da decenni o da qualche tacito patto sociale “storico”, ma io a pescara in queste condizioni ci tornerei a vivere anche domani, mentre vicino a un campo rom (come quelli che si trovano a qualche km da casa mia in puglia) nemmeno se mi danno l’appartamento gratis + un reddito di cittadinanza di 5.000 euri mensili.

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    1. A

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  23. C

    @ Cydella:

    “Solo a me le parole rom e zingaro fanno venire in mente il concetto di degrado, lercio, sudicio, feccia, schifo al solo pensiero?”

    Immagino di no, visto che i coetanei quando vogliono insultare i miei figli li chiamano “zingari” solo perché la madre è bosniaco-croata. E non era (uso l’imperfetto non perché non ci sia più ma perché non è più mia moglie) né lercia né sudicia né “zingara”.

    Comunque dico loro di non preoccuparsi, non è un insulto, come non lo era quando da ragazzo in California mi chiamavano simpaticamente “mafioso” solo perché italiano.

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    1. C

      Simpaticamente? Un cazzo! Con tutta la simpatia del mondo nei tuoi confronti, se la situazione non era a rischio della tua incolumità , avresti dovuto mandarli affanculo. Ah! No. Mi sbaglio. Anche nell’Italia del nord i meridionali venivano simpaticamente chiamati terroni. Ma la società si evolve, ora da noi i figli dei terroni emigrati al nord chiamano simpaticamente ‘negri di merda’ quelli che emigrano dal sud del sud.

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    2. D

      Va beh ma tu pretendi di spiegare ad un popolo che ha Di Maio ministro, la D’Amico giornalista televisiva e Franco Califano maestro di vita la differenza tra zingaro e slavo?!

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  24. R

    Assolutamente sì, poi quando bruciano i copertoni in particolare (e la chemio s’impenna) c’è da andare in solluchero. Sondaggio pleonastico.

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  25. M

    No pur avendo vissuto in una casa dello studente.

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  26. C

    Michael Gilhaney, credo che il tuo post sulla vita nei campi rom sia il più sorprendente che abbiamo letto qui dentro nei secoli.
    Meriterebbe davvero un pezzo di approfondimento.

    Come se niente fosse ci racconti di aver vissuto in quel mondo, di averli ospitati e chissà quanto altro c’è dietro.
    Magari per te è stato tutto normale, ma capirai che ai nostri occhi non lo è.
    Spero che capisci il senso della parola “normale”, che si riferisce alla normalità di noi che stiamo seduti davanti a un computer a parlare di Allegri e di Renzi.

    Curioso di sapere e di capire…magari eri lì a fare semplicemente il tuo lavoro, che ne so, il mediatore culturale…ma certo 8 mesi nei campi rom sono qualcosa di leggermente diverso rispetto a girare il Guatemala con lo zaino…

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    1. m

      Vengo su Indiscreto perché ci può essere una maniera becera o una maniera saggia di affrontare argomenti e scelte di vita “non normali”; una maniera miope o una maniera colta di cazzeggiare di Allegri e Renzi; e qui, rispetto a certi altrove, il mix è appagante.

      Per girare in Guatemala con lo zaino ci vogliono soldi, quantomeno per l’aereo o la nave; e io non ce li ho. Ho scelto gli zingari perché l’avventura è la stessa, ma molto, molto più economica.

      Ho ospitato in casa gente di tutte le provenienze perché posso permettermelo, vivendo da solo. Chiaro che quando convivevo, non potevo imporre agli altri scelte così “radicali”. E chiaro che, se avessi moglie e figli, non lo potrei fare.

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